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LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE E LA FORMAZIONE DELL’UnioneSovietica

1)Le riforme,industrializzazione,autocrazia nella russia dello Zar Nicola II:
prima di passare alla rivoluzione russa del ottobre 1917 dobbiamo un po ritornare alla situazione russa che precede ciò. Ricordiamo che alcuni tumulti del 1905 comportarono lo Zar Nicola II a concedere una serie di libertà politiche e un’assemblea riformativa (il DUMA). Ciò nonostante il popolo rimase suddito dello zar e il Duma né riusciva a garantire libertà ai sudditi né poteva contrastare l’autorità zarista.
Collaboratore di Nicola II e artefice della politica russa fu il conte Peter Stolupin. Nel 1906 per allontanare la minaccia rivoluzionaria progettò una riforma agraria per creare un nuovo ceto di contadini proprietari. Nonostante la riforma le campagne continuarono ad essere turbate dalle agitazioni. Per tenere insieme l’immenso impero russo lo zar perseguì una politica di nazionalizzazione panrussa senza scrupoli;l’efficienza dello stato avrebbe dovuto essere consolidata grazie a misure di accentramento: furono ridotte le autonomie delle amministrazioni locali e degli zemstvo. Nell’età dell’industrializzazione la Russia tentò di introdurre nei suoi territori il “sistema di fabbrica”. Ciò fu portato avanti anche dalle riforme di Alessandro II che avevano posto le premesse allo sviluppo moderno a fine 800 e in questa direzione si mosse anche il ministro Sergej Vitte che facilitò la formazione di alcuni complessi industriali nella regione di Mosca e in quella di Pietroburgo. L’industrializzazione rinnovò l’arcaica società russa nella quale sorsero i primi nuclei operai.

Partiti di opposizione alla vigilia della guerra:
L’opposizione al regime zarista era fatta da uno schieramento di forze che andava dai liberali ai socialisti.
I Liberali erano rappresentati dal partito dei cadetti(portavoce dei piccoli proprietari terrieri) e aspiravano alla partecipazione al governo sulla base di uno stato costituzionale, i socialisti invece erano espressione della piccola borghesia preponevano programmi più avanzati e comprendevano 2 schieramenti con 2 ideologie differenti: i socialisti rivoluzionari e i socialdemocratici seguaci della dottrina marxista. Il partito socialdemocratico era diviso al suo interno in 2 correnti: quella minoritaria di riformisti ( menscevichi) , l’altra maggioritaria nel 1903 dei “bolscevichi” che volevano porsi alla testa del proletariato operai e dei contadini poveri per conquistare il potere e costruire un partito di lotta fortemente accentrato e organizzato. Inoltre essi non condividevano la riforma agraria di Stolypin in quanto non bisognava dare la terra a un numero ristretto di persone per creare un nuovo ceto xk ciò nn aveva niente a che fare con le idee socialiste ma piuttosto bisognava nazionalizzare tutta la terra e affidare la gestione della produzione ai grandi organismi collettivi.
La separazione tra Bolscevichi e Menscevichi portò alla nascita di un partito autonomo bolscevico che nel marzo 1918 divenne il partito comunista.
Lenin , facendo propri gli insegnamenti di Marx secondo cui la rivoluzione socialista si sarebbe potuta affermare solo nei paesi economicamente avanzati quando il capitale avrebbe generato il suo mortale antagonista: il proletariato. Dato che questo non era il caso della Russia , la nazione più arretrata d’Europa, Lenin incoraggiò prima della guerra la classe operaia ad allearsi con la borghesia nella lotta contro il zarismo convinto che la vittoria del nuovo assetto sociale sul vecchio avrebbe costituito un avanzamento anche per gli operai e i contadini russi. Nel congresso delle 12 nazioni socialiste del 1915 a Zimmerwald, Lenin trasformò l’appello “pace senza vinti e vincitori” in “trasformare la guerra imperialista in guerra civile”, rimanendo però isolato su questa posizione. Gli avvenimento successivi e la rivoluzione del 17 rafforzarono le sue ideologie sul saltare la fase capitalistica e trasformare la rivoluzione democratico-borghese in rivoluzione socialista.
Russia nella guerra mondiale:
La scossa rivoluzionaria russa si ebbe a causa della guerra. Fu la guerra che strappò alla Russia 14 milioni di abitanti alla terra per predisporli mal equipaggiati e mal nutriti sui vari fronti di guerra. Ciò provocò un continuo regredimento agricolo, la chiusura di numerose fabbriche e quindi le condizioni della popolazione peggiorarono gradualmente sempre più. Dalla guerra ci si attendeva l’espansione a danno dell’impero ottomano e il controllo degli Stretti cioè il libero passaggio russo dal mar nero al mediterraneo. La popolazione civile pagò l’altissimo prezzo della guerra: 4 milioni di morti,prigionieri e feriti. Sin dal rimo annodi guerra ci furono manifestazioni di protesta: nel 1914 si ebbero 78 scioperi, nel 1915 oltre 1000 nel 1916 piu di 1500, tutti repressi dal governo. I bolscevichi poi cercavano di sfruttare il malcontento popolare per la loro auspicata rivoluzione internazionale. Invitavano i soldati a voltare le baionette contro i loro autentici nemici: i proprietari fondiari e i capitalisti.


Rivoluzione di febbraio: governo provvisorio della Duma e l’opposizione dei soviet:
Il 23 febbraio 1917 gli scioperi si trasformarono in rivolta. A Pietrogrado i soldati si allearono con gli studenti e gli operai creando una sorta di insurrezione spontanea che si concretizzò con la formazione di un “comitato della Duma” fatto da cadetti,borghesi indipendenti e qualche socialista menscevico. Lo zar fu costretto all’abdicazione e il Comitato della Duma assunse i pieni poteri ponendosi come governo provvisorio liberal-democratico. L’appello dei bolscevichi si diffuse tra le masse e trovò organizzazione nei soviet degli operai dei soldati e dei contadini diffusi in tutto il paese. Contro il governo della duma si spinsero le proteste democratiche che esigevano l’uscita dalla guerra definitiva e l’inizio di riforme sociali che avrebbero portato alla realizzazione di un modello di società e di stato diverso da quelli di tutta la tradizione liberale e borghese dell’ottocento.
Lenin:le tesi d’aprile:

Il contrasto tra Soviet e Comitato della Duma stava sulla decisione di restare o no in guerra e sulla questione agraria. Il duma intendeva restare in guerra fino alla vittoria degli alleati mentre i soviet facendo proprie le esigenze del popolo volevano che si uscisse da essa al più presto. In campo agrario invece il problema della terra doveva essere affidata ad un assemblea costituente di prossima convocazione per il Duma mentre i soviet volevano che si agisse al più presto. I primi d’aprile 1917 Lenin capì che era necessario porre fine alla guerra per salvare la rivoluzione. Egli riteneva che non ci dovesse essere collaborazione col governo provvisorio della Duma e tutto il potere doveva andare ai Soviet. Questi appelli vennero formulati nelle tesi d’aprile. Le tesi contemplavano la confisca di tutte le proprietà fondiarie. La nazionalizzazione della terra doveva essere una sorta di collettivizzazione dell’agricoltura, l’affidamento cioè della terra ai soviet per creare aziende adatte alla produzione di tipo moderno. Anche le banche sarebbero state unificate e poste sotto il controllo dei soviet: bisognava fondare una Terza Internazionale per sostenere la rivoluzione proletaria di tutti i paesi.
Le tesi di Aprile di Lenin anticipavano un ideale che non era ancora sviluppato in Russia e che i bolscevichi, o “comunisti”, erano non più di 50mila in tutta la Russia. Come si attuò allora qst programma e come ottenne la maggioranza?
Nel giugno il governo provvisorio promosse un offensiva in Galizia che si rivelò un vero disastro: i soldati familiarizzarono con i tedeschi e disertarono in massa e tornarono ai loro villaggi per partecipare alla sperata divisione delle terre. Nel luglio a causa di un altro intervento insurrezionale il governo del Duma decise di accusare i bolscevichi e li dichiara fuorilegge. Lenin si mise in salvo in Finlandia e le sedi del partito furono occupate dalla polizia.
La rivoluzione d’ottobre
Nel luglio 1927 il governo provvisorio fu affidato al socialista Aleksandr Kerenskij che subito si trovò ostacolato sia dalla destra che dai Bolscevichi. La situazione era molto compromessa sia dal punto militare che sociale (aumentavano sempre più gli scioperi operai all’interno del paese) tanto che ormai si credeva di ricorrere addirittura ad una dittatura militare, dittatura che venne vista possibile soltanto realizzabile nelle mani di due persone: o il comandante dell’esercito Lavr Kornilov oppure Lenin. Il colpo di stato fu tentato dal Generale Kornilov che marciò alla fine di agosto con le sue truppe verso la capitale Russa. Egli voleva chiedere le dimissioni del governo e lo scioglimento dei Soviet. I Bolscevichi intanto riuscirono a bloccare il generale ribelle cosicchè il colpo di stato fallì ma fece rendere conto alle persone che il governo non era in grado di contrastare una restaurazione voluta dai comandi militari e né di fronteggiare il collasso economico. Intanto il prestigio dei Bolscevichi tra la popolazione crebbe molto. Quindi la situazione andava favorendo i Bolscevichi i quali il 10 ottobre dichiararono di passare all’insurrezione armata con la certezza che avessero l’appoggio della maggioranza del paese. L’insurrezione fu guidata dal Soviet di Pietrogrado. Nella notte tra il 24 e 25 Ottobre le forze bolsceviche occuparono i punti chiavi della capitale e imposero al governo di arrendersi. Fu una vittoria che diede tutti i poteri ai Bolscevichi e il nuovo governo assunse il nome di “Consiglio dei commissari del popolo” di cui fecero parte oltre a Lenin anche Trockij e Stalin. I primi atti di questo nuovo governo, “decreti di novembre” segnarono la svolta rivoluzionaria di quell’ondata bolscevica . Innanzitutto fu rivolto un appello di pace ai popoli e ai governi; furono soppresse le grandi proprietà terriere;ci fu la nazionalizzazione delle banche; le industrie vennero controllate dagli operai delle industrie mediante consigli di fabbrica e fu proclamata l’uguaglianza di tutti i popoli della Russia e il loro diritto all’autodeterminazione (cosicché si arginassero i movimenti separatisti che si erano riscontrati in quegli anni nei popoli assoggettati). Soltanto la divisione della terra non seguiva i principi socialisti o leniniani in quanto le terre espropriate non divennero subito patrimonio dello stato ma vennero assegnate dai soviet di villaggio a dei contadini a titolo di usufrutto: questo perché le masse non erano ancora pronte ad accettare la collettivizzazione e la socializzazione delle terre.
Queste decisioni vennero accettate con unanimità nel consiglio panrusso dei Soviet convocato il 25ottobre a Pietrogrado.

Lo scioglimento dell’assemblea costituente, soppressione partiti politici e costituzione URSS(luglio 1918)
Nelle elezioni per l’assemblea costituente del 12 Novembre 1917 i Bolscevichi ottennero meno di 9 milioni di voti rispetto ai 21milioni ottenuti dai Menscevichi: era uno schiacciante voto di sfiducia nei confronti dei Bolscevichi ma ciononostante Lenin aveva già pubblicato sul “Pravda” le sue “tesi dell’assemblea costituente” affermando che la rivoluzione borghese aveva ormai esaurito il suo compito e ora non bisognava fare altro che proseguire per la sua strada: Bisognava fondare una repubblica fondata sui Soviet che era a suo parere, la forma del principio democratico più alta dell’ordinaria repubblica borghese e della sua assemblea costituzionale. Quindi se l’assemblea costituente non avesse accettato l’incondizionato potere dei Soviet non vi era altra soluzione che eliminarla. E così fu, l’assemblea fu sciolta e tutti i partiti ad eccezione di quello bolscevico furono dichiarati fuori legge (anche quello menscevico che secondo gli storici era la “vera anima democratica e proletaria del marxismo russo”). Lenin aveva già teorizzato nei primi anni del 1917 una dittatura della maggioranza della popolazione, ma le esigenze della lotta rivoluzionaria lo portarono a proporre la dittatura del partito comunista che non era altro che una minoranza. Il 10 luglio 1918 fu emanata la costituzione della Repubblica Socialista Federativa Sovietica che nel 1922 prese il nome di Unione delle Repubbliche Socialistiche Sovietiche(URSS) in cui fu abolita ogni distinzione tra potere legislativo,esecutivo e giudiziario e il quale potere era tutto concentrato nelle mani dei soviet, organizzati gerarchicamente dai soviet locali e provinciali fino al congresso dei Soviet dell’Unione il cui organo di governo restò il “consiglio dei commissari del popolo”. In realtà la fonte di potere restava il partito che nel 1918 assunse il nome di comunista che escluse la borghesia da qualsiasi partecipazione al governo iniziando così l’era Sovietica che sarebbe durata fino al 1991.
La pace a qualunque costo e il trattato di Brest-Litovsk (3 marzo 1918)
Il problema più urgente che si propose di risolvere il partito comunista russo fu l’uscita dalla I guerra mondiale e le contrattazioni di pace, contrattazioni che durarono dal dicembre 1917 al marzo 1918 . Trovare un accordo con la Germania risultò molto difficile in quanto la Germania chiedeva come “contropartita” la concessione da parte della Russia di gran parte dei suoi territori ad occidente che ammontavano a circa ad un terzo della popolazione russa. Lenin si rese conto che era necessario concludere le contrattazioni di pace immediatamente per poi diffondere in un secondo momento l’ondata rivoluzionaria russa al resto d’Europa, mentre Trockij sosteneva che la rivoluzione in europa non poteva tardare. Fu grazie all’abilità diplomatica di Lenin che la Russia riuscì ad uscire dalla guerra tramite il trattato che si firmò a Brest-Litovsk il 3 marzo 1918 che sanciva la cessione da parte della Russia alla Germania dei territori dell’Ucraina,Finlandia e dei Paesi Baltici. Il ritiro della guerra preoccupò oltre che ai paesi alleati anche i non alleati che temevano che la rivoluzione russa arrivasse e si diffondesse anche ad occidente ( dei primi segnali si videro in Ungheria) tanto che stabilirono le cosiddette “armate bianche” che prestavano aiuto alle forze antirivoluzionarie.
La guerra civile e la Terza Internazionale(1918-20):
Come abbiamo detto in precedenza le potenze occidentali organizzarono armate, definite armate bianche in aiuto delle forze controrivoluzionarie. Appartenevano alle forze controrivoluzionarie non solo la nobiltà, la borghesia e i partiti democratici russi ma anche i contadini agiati e buona parte dei “muziki”(i contadini poveri) esasperati dalle forzate imposte del comunismo di guerra. Contro le “armate bianche” scese in campo “l’armata Rossa” guidata da Trockij. Fu una lotta dura di cui i dati storiografici registrano le atrocità di guerra che portarono allo sterminio della famiglia imperiale di Nicola II[ex zar]. In aiuto dell’armata bianca arrivarono spedizioni francesi,inglesi,italiane,americane e giapponesi che sbarcarono in vari punti del territorio russo. Inoltre furono imposti alle repubbliche russe il blocco economico e il “cordone sanitario” che mirava ad impedire la diffusione del comunismo. Ma ogni sforzo di soffocare la rivoluzione fallì, l’ultimo vero tentativo fu quello delle forze polacche che si spinsero fino a Kiev e che furono poi ricacciate fino a Varsavia e che ottennero con la pace di Riga buona parte dei territori polacchi e dell’Ucraina. Nel corso della guerra civile fu convocata la Terza Internazionale sorta non tanto per continuare la tradizione del socialismo otto – novecentesco ma bensì per rompere il blocco economico e il “cordone sanitario” imposto dalle potenze europee intorno alle repubbliche sovietiche. L’assemblea che si tenne nel 1919 a Mosca fino al 1920 influenzò soprattutto i popoli latino americani e asiatici che intendevano ribellarsi ai propri governi portando avanti così la rivoluzione proletaria mondiale.


Il comunismo di guerra:
Alla guerra civile e al blocco economico imposto dagli altri stati alle Repubbliche Sovietiche corrisposero dei drastici provvedimenti dei Bolscevichi nel triennio definito “comunismo di guerra”. I contadini, liberati dai decreti di novembre dagli esosi canoni d’affitto, non si preoccuparono di aumentare la produzione limitandola allo stretto necessario per la loro sopravvivenza conseguendo all’aumento delle carestie nelle città che iniziarono a soffrire la fame. La crisi alimentare si accentuò quando dopo il trattato con la Germania la Russia dovette cedere le regioni cerealicole dell’ucraina. Nelle città non arrivavano viveri e quindi si ricorse alle forze armate dell’armata rossa. Qst provvedimenti si videro quando lo stato obbligò la vendita dei cereali a prezzi stabiliti e successivamente fu estesa a tutti i prodotti agricoli. Fu vietata la libera vendita del grano che secondo Lenin “la libera vendita del grano significa tornare al vecchio capitalismo”. In questo modo si cercò di garantire viveri per tutta la popolazione e assicurarne la sopravvivenza. Ciò nonostante l’agricoltura non decollò tanto meno la produzione delle fabbriche. Tutto sommato il partito impose ai sudditi l’obbedienza e organizzò sia la produzione che la distribuzione in quel durissimo triennio e riuscì a fronteggiare le ostilità sia interne che internazionali. Le condizioni di vita della popolazione peggiorarono, fame e carestia tormentava il paese e le epidemie sterminavano la popolazione. Si voleva il ritorno al libero mercato e le nuove ondate controrivoluzionarie furono soffocate nel sangue. Alla crisi economica si aggiungeva quella politica:era suonata l’ora del NEP.
Nuova politica economica (NEP 1921)
Il comunismo di guerra imposto durante il periodo degli scontri contro gli antirivoluzionari stava conducendo il paese alla rovina. Lenin fece approvare un nuovo indirizzo politico passato alla storia come NEP (nuova politica economica). Egli capì che la larga diffusione della piccola proprietà contadina e l’insufficiente sviluppo industriale non permettevano una riorganizzazione dell’economia secondo i principi del socialismo. Per far avvenire ciò bisognava prima che il paese si “industrializzasse” a dovere e ciò richiedeva del tempo. Nel frattempo egli arrivò alla conclusione che affinché il paese si risollevasse dalla crisi economica, bisognava fare un passo indietro e tornare a quell’impostazione capitalistica (ovviamente fino a certi limiti). Quindi si consentì che i contadini vendessero i loro prodotti e che le piccole imprese industriali venissero gestite secondo il principio capitalistico del profitto: ciò permise scambi tra città e campagne e una ripresa dell’economia.
La nuova economia portò ad un accrescimento della classe dei “kulaki”(contadini poveri) i quali dovettero essere contrastati da misure repressive del governo(eliminazione del diritto al voto x esempio) per assestare la loro crescita. Il nuovo corso economico sembrò agli occhi degli stati occidentali come una rinuncia agli ideali socialisti e un ritorno agli ideali del capitalismo. Invece si trattò di una misura transitoria destinata ad essere abbandonata nel momento in cui la crescita delle strutture industriali del paese l’avesse consentito.
Costruzione della democrazia sociale in un solo paese e nascita Unione Sovietica:
In campo sociale e politico le nuove istituzioni Bolsceviche vennero accettate da tutto il paese. Vennero abbattute le strutture feudali e la rivoluzione decretò l’uguaglianza di tutti i popoli russi riconoscendo loro il diritto al lavoro all’istruzione e all’assistenza sociale. Nel 1922 prese così vita l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Delle assemblee (i soviet) costituirono gli organi deliberanti a livello di comuni,provincie e regioni e ogni soviet mandava i propri rappresentanti nel congresso dei soviet dell’Unione che costituì il supremo organo deliberante dello stato. Il potere venne accentrato nel Consiglio dei ministri e nell’Ufficio politico che fu composto da 4 membri: Lenin,Stalin,Trockij e Sverdlov. La capitale fu spostata da Pietrogrado a Mosca per sottolineare la centralità euro-asiatica dell’unione. L’URSS riuscì ad uscire nel 1924 dall’isolamento diplomatico a cui era stata sottoposta dalle nazioni mondiali.

L’industrializzazione del paese e collettivizzazione delle campagne: inizio età di Stalin.
Lenin morì nel 1924 prima che nell’Unione Sovietica fosse realizzato il nuovo ordine sociale.
Dopo la sua morte un aspro conflitto divise i comunisti: ci furono 2 linee politiche che fecero capo a Stalin e Trockij. Alla vittoria della visione più realistica di Stalin ( estensione del Socialismo in un solo paese) seguì l’espulsione di Trockij dal partito e la sua fuga in Messico dove verrà assassinato. L’espulsione di Trockij e l’emarginazione politica dell’opposizione di sinistra che faceva capo a Nikolaj Bucharin diede inizio al potere personale di Stalin. All’inizio degli anni trenta Stalin inaugurò il processo di industrializzazione del paese in quanto essa era il requisito necessario per la costruzione di una società socialista.
Per quanto riguarda l’agricoltura Stalin rifiutò il compromesso sulle quali si era fondata la NEP. I lavoratori della terra furono uniti in cooperative e nei grandi enti agricoli di stato. Era la fine della microeconomia e della povertà contadina e del libero scambio. I costi dell’industrializzazione portata avanti da Stalin e della collettivizzazione dell’agricoltura furono pagati dai contadini soprattutto dai kulaki i quali furono “liquidati” da Stalin come classe sociale. Tra il 1929 e il 30 furono milioni le famiglie deportate e gli oppositori vennero arrestati e fucilati. Con le “purghe staliniane” gli oppositori all’interno del partito furono eliminati. Si conta che tra il 1928 e il 1933 ci fu la chiusura di all’incirca 25milioni di piccole aziende individuali ricostruite in 240mila aziende collettive , tanto che Stalin affermò che era riuscito a trasformare l’URSS da un paese di piccole aziende contadine qual era nel paese delle più grandi aziende contadine del mondo.
La produzione industriale risultò quasi triplicata tanto che l’URSS colmò le distanze che la dividevano dagli altri paesi industrializzati d’Europa restando indietro soltanto agli USA. L’epoca di Stalin si allontana dai principi della direzione collettiva del leninismo e ricorda le tradizioni dispotiche della Russia Zarista. Si diffuse il fenomeno dello “stalinismo” un culto del capo illuminato:Stalin negli anni 30 veniva venerato oltre che come l’erede di Lenin ma anche come il “padre del popolo”.

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