Germania nazista attacca l'Unione Sovietica

Verso la metà del 1941 le potenze dell'Asse, trainate dalla Germania, controllano praticamente tutta l'Europa, a eccezione del Regno Unito e Unione Sovietica. L'attacco tedesco al Regno Unito appare, almeno per il momento, non realizzabile, e quindi viene rimandato. Viceversa un'aggressione all'Unione Sovietica non solo sembra realizzabile ma è del tutto coerente con i piani complessivi di dominio sull'Europa coltivati dagli strateghi nazisti. L'Ucraina fa gola per la sua ricchezza agricola, e tutto l'Est (slavo e bolscevico) è considerato la possibile terra di espansione, nella quale la "razza tedesca" potrà insediarsi come Herrenvolk (cioè popolo padrone), riducendo in semischiavitù ciò che resterà degli slavi bolscevichi dopo la guerra.
Con queste premesse ideologiche viene lanciata all'operazione Barbarossa: questo il nome dato all'offensiva nazista contro l'Urss, che ha inizio il 22 giugno del 1941. Le forze messe in campo dalla Germania e dai suoi alleati sono imponenti: 150 divisioni composte da 4 milioni di uomini, 3500 carri armati, 3000 aerei, i reparti di appoggio forniti dei paesi alleati tra i quali vi sono 60.000 soldati italiani cui se ne aggiungono altri 230.000 nel luglio del 1942.

L'attacco è micidiale e segue tre direttrici: attraverso i paesi baltici verso Leningrado, da Varsavia verso Mosca, in direzione di Kiev, attraverso l'Ucraina, verso le regioni meridionali dell'Urss. Nonostante l'aggressione sia nel complesso molto efficace l'attacco a Mosca parte troppo tardi; pur essendosi avvicinati molto, i tedeschi devono fermarsi per il sopraggiungere dell'inverno, senza essere riusciti a prendere la città. Sebbene i tedeschi controllino aree strategiche del territorio sovietico (come Ucraina, Bielorussia), l'offensiva non ha dato un colpo definitivo all'Urss. Le truppe sovietiche resistono, la popolazione spaventata dalle notizie del comportamento dei tedeschi nelle aree occupate e incoraggiata da un'intensa propaganda di tipo patriottico, collabora attivamente con l'Armata Rossa. Nell'inverno del 1941-42 la battaglia per conquistare Mosca non dà i frutti sperati. Il fronte si è esteso enormemente in profondità e ciò rende difficile il flusso dei rifornimenti. I carri armati, i camion, le camionette tedesche hanno bisogno di carburante, le truppe hanno bisogno di munizioni, di viveri e di attrezzature varie. Le distanze dalla Prussia orientale, dalla Polonia, dalla Romania al fronte russo sono enormi; e in inverno, in modo particolare, sono difficili da percorrere. Per di più nei territori di occupazione tedesca si formano gruppi di partigiani antinazisti costituiti da membri del Partito comunista sovietico o da soldati dell'Armata Rossa rimasti al di là delle linee del proprio esercito. Riforniti con lanci di materiale paracadutato dagli aerei sovietici, questi gruppi compiono costanti azioni di sabotaggio che ostacolano i collegamenti tra i centri di rifornimento dell'esercito nazista e le avanguardie della Wehrmacht al fronte. Visto che non riescono a prendere né Leningrado né Mosca, i tedeschi cambiano strategia e puntano a sud, verso il Caucaso, con l'obiettivo di bloccare i rifornimenti di carburante per le armate sovietiche ed impadronirsene a proprio vantaggio. È la primavera del 1942 e si ha un'altra rapida avanzata, altre terre che cadono sotto il controllo nazista, si hanno altre incredibili quantità di morti. Ad agosto del 1942 il corpo di spedizione tedesco giunge in prossimità di Stalingrado: è una grande città sul Volga, un importante centro direzionale da cui vengono smistati i rifornimenti sovietici. Per i tedeschi è essenziale conquistarla. Ma anche qui trovano una sorprendente resistenza. Come davanti a Leningrado e a Mosca, anche davanti a Stalingrado i tedeschi si devono fermare.

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