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Il regime di Stalin

Lo scontro con Trockij

Lenin morì nel gennaio del 1924. Subito, all’interno del partito si pose il problema della successione. Il primo a proporsi fu Trockij che aveva grande seguito e godeva di una notevole fiducia popolare. A lui si contrapponeva Stalin che ricopriva la carica di segretario del partito.
Trockij e Stalin avevano una posizione diversa riguardo la politica economica. Stalin era contrario alla NEP che doveva rilanciare l’economia dopo la guerra civile. La NEP reintroduceva una parziale, limitata proprietà privata, soprattutto nell’ambito agricolo e per le piccole industrie, e ai contadini veniva data la possibilità di vendere l’eccedenza dei loro prodotti. Inoltre dava al settore agricolo il ruolo di settore trainante dell’economia. Trockij riteneva prioritario lo sviluppo industriale ed era favorevole alla cosiddetta rivoluzione permanente (era convinto che il ruolo dell’Unione Sovietica fosse quello di spingere il comunismo a livello mondiale).

Stalin aveva una posizione diversa e consapevole delle difficoltà in cui si trovava l’Unione Sovietica e si rendeva conto che la rivoluzione era fallita al di fuori di essa, ritenendo che fosse impossibile portarla al di fuori dai confini sovietici. La tesi di Stalin prevalse. Da quel momento l’Internazionale comunista ebbe, come compito fondamentale, non più la diffusione della rivoluzione nel mondo, ma la difesa dell’Unione Sovietica. Anche in politica interna Trockij non era d’accordo con Stalin: il primo, voleva, infatti che i kulaki, cioè i contadini ricchi, fossero combattuti a fondo per poter avviare un forte processo di industrializzazione. Il secondo pensava invece che non fosse ancora giunto il momento.
Stalin, nel 1927, ebbe la meglio sul suo rivale, il quale venne espulso dal partito e fu costretto a rifugiarsi all’estero. Sconfitto Trockij, Stalin ne riprese le idee sulla necessità di una industrializzazione accelerata. Nel 1928 Stalin modifica la sua politica economica, rinnegando la NEP perché questa si rivelò incapace di rispondere alle esigenze di un paese che era ancora fortemente in ritardo rispetto agli altri paesi europei ed introdusse la cosiddetta Pianificazione Integrale Economica attraverso la collettivizzazione forzata delle terre (venivano create delle cooperative, i Kolchoz, in cui i contadini lavoravano e ricevevano denaro per il loro lavoro). Vennero creati anche dei Sovchoz (una vera e propria cooperativa statale) e i kulaki vennero espropriati completamente e Stalin inizia una campagna di persecuzione contro di loro deportandoli in zone della Siberia, dove i contadini venivano sottoposti a un regime di lavoro molto duro. Inoltre nel 1928 Stalin fece impostare un piano quinquennale che prevedeva una preminenza dell’industria a danno del settore agricolo. L’industria, perciò, conobbe un periodo di eccezionale sviluppo. Ma il crollo della produzione fu la causa, nel 1932, di una terribile carestia, che provocò un numero elevato di morti.

La dittatura di Stalin

Nell’Unione Sovietica non si realizzò un’uguaglianza assoluta. Si formò, infatti, una nuova classe dirigente, in massima parte di provenienza operaia e contadina, composta dai funzionari del partito, dai tecnici, dai grandi burocrati, dagli scienziati e anche dagli scrittori. Ma in ogni categoria vi fu un rigido controllo ideologico da parte del governo, mentre la borghesia stava ormai scomparendo del tutto. Inoltre Stalin eliminò dal partito l’estrema sinistra, formata da Zinov’ev e Kamenev, alleandosi con Bucharin. Poi eliminò anche Bucharin e tutti i possibili oppositori interni, attraverso grandi processi in cui gli stessi imputati erano costretti a dichiararsi colpevoli dei peggiori delitti e venivano condannati a morte. Nonostante ciò, in quegli anni nacque un vero e proprio culto di Stalin, che trovava terreno favorevole alla mentalità della società contadina. Questa, infatti, nonostante la rapida trasformazione in società industriale, aveva conservato la fiducia nel sovrano e la tendenza alla sacralizzazione del potere. Stalin si servì di tali strumenti per imporre il proprio culto. Nel 1936 Stalin fece approvare una Costituzione che avrebbe dovuto garantire alcuni diritti democratici insieme al diritto di lavoro, all’istituzione e alla sicurezza sociale. Ma questi rimasero di fatto solo sulla carta.

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