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La Russia di Lenin

La rivoluzione di febbraio ed il crollo del regime zarista
Il sistema industriale della Russia era inadeguato per sostenere la Grande Guerra,nel 1916 vi furono i primi scioperi e le prime manifestazioni (principalmente per la richiesta alimentare); ancora più grave era la situazione agricola: campagne spopolate e contadini demotivati portarono ad una crisi alimentare.
La rivoluzione tra il 23 ed il 27 Febbraio 1917 esplose a Pietrogrado con uno sciopero ma assunse ben presto un carattere politico: la denuncia del regine zarista. Nacquero i soviet (operai e soldati) che costrinsero lo zar Nicola II ad abdicare e venne costituito un governo provvisorio guidato da L’vov e composta da borghesi democratici; Questo governo provvisorio verteva su due punti fondamentali:
1. Proseguire la guerra.
2. Far nascere un sistema parlamentare elettivo.
Ma al potere non vi era soltanto il governo provvisorio ma anche la maggioranza dei soviet: avevano tra loro idee differenti a proposito della guerra e della situazione agraria.

Guerra Situazione agraria
Soviet Fine dell’ostilità Riforma agraria che sottrasse i latifondi ai proprietari terrieri.
Governo provvisorio Bolscevichi: contrari a proseguire l’iniziativa bellica.
Menscevichi e Socialrivoluzionari: volevano proseguire con il conflitto.

Lenin e le “tesi di aprile”
Tornò dall’esilio il leader bolscevico Lenin che pubblicò nel 1917 su “Prava” le “Tesi di Aprile”: giudicava inutile aspettare il consolidamento del sistema borghese e riteneva possibile proporre immediatamente l’insurrezione rivoluzionaria. I punti salienti erano:
• Fuoriuscita dalla guerra.
• Nessuna collaborazione con il governo provvisorio.
• L’insurrezione rivoluzionaria e l’instaurazione del governo dei soviet.
• Nazionalizzazione di terre, industrie e banche.
Le tesi di Lenin oltre che provocare sconcerto e sorpresa diede al partito bolscevico una strategia politica precisa ed una struttura fortemente centralizzata. Verso la fine di Luglio venne formato un nuovo governo, con a capo Kerenskij, a maggioranza socialista che si dimostrò più debole del precedente.

La rivoluzione d’ottobre
Un colpo di stato da parte dei militari rimasti fedeli allo zar venne sventato dall’intervento dei bolscevichi e la loro capacità di mobilitare i soviet. Le posizioni bolsceviche presero sempre più prestigio e Lenin era ormai convinto che fossero maturate le condizioni per una rivoluzione; il comitato centrale del partito bolscevico diede l’approvazione all’insurrezione generale che scoppiò nella notte fra il 24 ed il 25 Ottobre: Le guardie rosse occuparono i punti nevralgici di Pietrogrado. Intanto Kerenskij scappò e Lenin formò un governo rivoluzionario che però non venne riconosciuto dalle potenze europee e quindi isolò la Russia. Successivamente alla rivoluzione il potere esecutivo fu assunto dal consiglio dei commissari del popolo con al potere Lenin e con la collaborazione di Trotzkij e Stalin. Il partito bolscevico cambiò il proprio nome in “Partito comunista panrusso”.

L Russia si trovava comunque coinvolta in un conflitto mondiale che non poteva più sperare di vincere, il dirigente comunista stava cercando di creare il primo Stato socialista della storia partendo da una situazione molto diversa da quella teorizzata da Marx poiché la rivoluzione si era realizzata in un paese arretrato con un proletariato industriale numericamente scarso e con masse di contadini poveri, ridotti alla fame dalla guerra. Alla fine del 1917 il governo emanò una serie di decreti d’emergenza per una rivoluzione sociale per risolvere la situazione interna e internazionale:
• Soppressione latifondi e affermazione proprietà collettiva della terra.
• Le fabbriche vennero collettivizzate e affidate ai soviet.
• I grandi stabili abitativi vennero requisiti.
• La giornata lavorativa fu ridotta ad 8 ore.
• Le popolazioni non Russe potevano decidere se aderire o no alla confederazione sovietica,
• Provvedimenti riguardanti questioni civili.
Lenin a difesa istituì la Ceka: una polizia politica segreta. Si votò per l’Assemblea Costituente per dare al paese un ordinamento definitivo: i bolscevichi non ebbero la maggioranza però. Nel gennaio 1918 Lenin sciolse con un colpo di stato l’assemblea costituente e impose il “governo dei commissari del popolo”, emanazione della Repubblica dei soviet. Tutto ciò provocò la completa epurazione degli esponenti degli altri partiti.


La guerra civile
Nel Gennaio 1918 la Russia firmò un armistizio con la Germania che portò a Marzo alla pace di Brest-Litovsk, Lenin fu obbligato ad accettare condizioni durissime (ES.: rinunciare a Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia e Ucraina); questa pace era stata voluta da Lenin poiché la Russia era allo stremo. Il malcontento cittadino continuò comunque ad aumentare a causa dell’aumento della disoccupazione, le restrizioni sul razionamento del pane e per il raddoppio dell’inflazione. Tra il 1918 ed il 1920 vi fu una guerra civile che contrappose le armate rosse (soviet) a quelle bianche (conservatori, liberali, menscevichi e socialrivoluzionari). Nel 1918 lo zar Nicola II e la sua famiglia vennero assassinati a Ekaterinburg. Le prime fasi della guerra civile videro arretrare le truppe bolsceviche ma la situazione si capovolse dalla metà del 1920, quando l’Armata rossa, divenuta esercito organizzato da Trotzkij, scatenò un’offensiva vincente per respingere la Russia Orientale e le armate polacche, tra i quali venne firmata nel 1921 la pace di riga. Alla fine della guerra civile il potere era del partito comunista.

L’edificazione del socialismo
Il governo rivoluzionario aveva fin da subito trovato l’opposizione contadina e dei grandi proprietari; inoltre la situazione economica era difficile durante la guerra civile. I bolscevichi vararono il comunismo di guerra , ossia un insieme di misure eccezionali che permisero di superare l’emergenza creata dalla guerra civile ma incisero anche sulle condizioni di vita:
• Limitazione degli spazi di discussione politica.

• Riduzione delle libertà civili e politiche.
• Forte controllo statale sull’economia e sulla produzione industriale.
• Confisca ai contadini del grano e dei prodotti agricoli.
• Razionamento dei prodotti alimentari.
• Aumento dei turni di lavoro nelle fabbriche.
Nacque il mercato nero, dove i contadini vendevano i loro prodotti a causa della continua svalutazione della moneta. Il crescente autoritarismo sfociò in aperte proteste.
La fine della guerra civile portò alla fine dell’esperienza del Comunismo di guerra; era necessario superare lo stato di emergenza e avviare una politica economica capace di migliorare le condizioni di vita della popolazione. Lenin varò nel 1921 la NEP, che rimosse le misure coercitive imposte dal Comunismo di guerra e reintrodusse parzialmente la libertà di commercio. Questo NEP ebbe però varie contraddizioni:
1. I contadini dovevano consegnare allo stato una parte della produzione.
2. Permessa la proprietà privata delle aziende con meno di 20 dipendenti.
PERO’:
1. L’economia continuò a essere pianificata dallo stato.
2. Si continua a perseguire l’obiettivo di una collettivizzazione dell’agricoltura.
Il progetto di Lenin in realtà era un progetto ambiguo.
I bolscevichi e Lenin dovevano risolvere il problema per cui si erano distaccati dai menscevichi: quello della possibile edificazione del socialismo in un Paese economicamente arretrato. Lenin affermava che era possibili instaurare il socialismo soltanto nei paesi industrializzati e quindi la Russia era troppo indietro. Gli effetti della NEP furono contradditori: i raccolti furono sempre meno e la meccanizzazione dell’agricoltura sempre più lenta, inoltre l’alleanza fra bolscevichi e contadini era troppo difficoltosa.

La nascita dell’urss e l’internazionalismo
L’utopia dello stato socialista stava in realtà evolvendo verso un regime monopartitico dominato dal partito comunista. Il partito comunista aveva una struttura fortemente centralizzata e gerarchica, con al vertice il comitato centrale ed il suo ufficio politico (Politburo). Le decisioni venivano prese negli organismi di vertice e nel Politburo; la base non poteva discutere le decisioni del Comitato centrale ma solo approvarle. Tale sistema (Centralismo Democratico) divenne il metodo organizzativo di tutti i partiti comunisti di ispirazione sovietica. L’organizzazione gerarchica del partito si affiancò a quello dello Stato e le istituzioni del partito si sovrapposero a quelle pubbliche.
Nel 1922 nacque l’URSS (Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche), avente una struttura federale, ma in realtà era organizzato secondo uno schema rigidamente piramidale che concentrava tutti i poteri nel Consiglio dei commissari del popolo, a sua volta rigidamente controllato dal Politburo. Il gruppo dirigente comunista dovette affrontare la questione delle relazioni da instaurare con le potenze capitaliste. Nel 1919 era nato il Comintern (3° internazionale) che doveva coordinare i partiti comunisti di ispirazione leninista. Il Comintern si differenziava dalle prime due:
1. Definiva il modello sovietico come un unico modello di socialismo reale.
2. La partecipazione al Comintern era condizionata dalla fedeltà all’idealismo sovietico.
3. Condannò ogni forma di socialdemocrazia.
In realtà Stalin e la maggioranza dei membri del comitato centrale sostenevano la necessità di normalizzare i rapporti con il mondo capitalista, mentre Tretzkij sosteneva che era necessario esportare subito la rivoluzione in altri paesi.
Nonostante il difficile instaurarsi di rapporti di tolleranza coi Paesi Occidentali, la Russia stabilì regolari relazioni diplomatiche con le grandi potenze europee (come il riconoscimento dell’URSS e normali relazioni diplomatiche).

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