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Il Futurismo

“Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.”

Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto del Futurismo (1909)

Con il termine Futurismo si fa riferimento al movimento culturale ed artistico che interessò principalmente l’Italia nella prima metà del Novecento, spaziando tra i vari ambiti dell’arte ed influenzando anche la mentalità del periodo, incentrato proprio sull’esaltazione dell’epoca moderna e delle innovazioni tecnologiche.
Trovare una definizione unitaria di Futurismo è un’impresa ardua, poiché svariate sono le trame che gli artisti futuristi legarono alla società in continuo cambiamento e nemmeno il movimento stesso rimase unitario nelle varie fasi che caratterizzarono il suo sviluppo.
Possiamo di certo inserire il Futurismo all’interno di un quadro generale a livello storico, so-ciale, artistico e culturale piuttosto ampio e ne riconosciamo una continuità, nonostante le diverse fasi, che ne ha tracciato la linea evolutiva che lo ha caratterizzato per un arco di tempo di circa trent’anni, basata sull’esaltazione della modernità e della rottura con il passato. L’impulso dato a questa corrente deve essere ricondotto ai grandi traumi e alle angosce esi-stenziali tipiche del XX secolo, con fattori determinanti quali l’avvicinarsi della Prima Guerra Mondiale, le grandi trasformazioni tecnologiche e le scoperte scientifiche che stimolarono cambiamenti politici radicali.

Le origini del Futurismo: Marinetti

Le porte del Novecento si erano spalancate all’umanità con un nuovo vento che spingeva l’uomo sull’orlo di un abisso, verso una sconvolgente nuova realtà. Mentre prendeva piede la sorprendente Teoria della Relatività di Albert Einstein e si affermava la psicanalisi di Sigmund Freud, ovvero mentre il mondo si preparava ad abbandonare ogni certezza, il be-nessere generato dalla fiorente Belle Époque aveva indotto gli uomini a migliorare conti-nuamente, a stimolare la produzione e l’innovazione.
Il nuovo secolo si definiva, già agli albori, come un’epoca industriale e piena di trasformazio-ni, finalmente in rottura con l’antichità che causava il degrado del Paese. Per la prima vol-ta si iniziò a volgere lo sguardo in avanti, appoggiati dall’influsso dell’epoca positivista e la fi-ducia, quindi, nel progresso. Dal mondo dell’arte emerse la volontà di troncare ogni rap-porto con il passato, ormai avvertito come antico e non più decisivo per le sorti della società moderna. Gli artisti che si riconosceranno parte del movimento futurista dichiareranno di voler addirittura dare alle fiamme biblioteche e musei, concentrandosi sul frenetico presente, cancellando l’angoscia del passato con il sogno di un domani migliore.

A livello storico possiamo, dunque, datare la nascita del Futurismo nel 1909, anno in cui fu pubblicato il Manifesto Futurista, redatto dall’intellettuale Filippo Tommaso Marinetti, massimo teorico di questo movimento, che ne espose al grande pubblico i principi-base. Si trattava di un contrasto aperto con la tradizione, tant’è vero che fu coniata l’espressione di-spregiativa passatismo per identificare tutto ciò che è relegato al passato e poco di aiuto alla contemporaneità.
Marinetti inaugurava una nuova stagione artistica, avvicinando l’arte anche alla politica con ideali anarchici. Il contesto politico del primo Futurismo fu un dualismo fra i sostenitori del-lo stato liberale (sotto la guida di Giovanni Giolitti) e la forte opposizione, aizzata dalla cre-scente crisi, l’arretratezza del Meridione e dal degenero dei rapporti internazionali, cause strutturali dell’imminente conflitto mondiale. La prima reazione della critica fu quella dello scandalo, una confusione, ma Marinetti non demorse e lasciò che il suo movimento si dif-fondesse anche tra i ceti più bassi della popolazione. Giocarono un ruolo decisivo le sue Sera-te futuriste, ovvero spettacoli provocatori ed irriverenti in cui i primi futuristi mostravano al pubblico le proprie opere, spesso essendo oltraggiati o bersagliati da ortaggi.
Benché in maniera negativa, il nucleo originale del Futurismo si impose nella cultura popola-re e poco tempo dopo incontrò il favore di molti artisti, a partire da Milano con Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla e Gino Severini, i quali aderirono al nuovo “pro-getto” di Marinetti già a partire dal 1910.

“La nostra brama di verità non può più essere appagata dalla Forma né dal colore tradizionali!
Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. […] Le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percor-rono. Tutto in arte è convenzione e le verità di ieri sono oggi, per noi, pure menzogne.”
Manifesto Tecnico dei Pittori Futuristi (1910)

Il manifesto dichiarava con chiarezza e toni accesi che il nascente movimento intendeva esal-tare il dinamismo, la velocità e la forza di una nuova era. Anche le forme classiche lascia-rono il posto a soggetti più quotidiani ed estrapolati dal comune modo di pensare: si passava da macchine in corsa a veri e propri disegni di città del nuovo millennio, con tanto di oc-chio per le recenti innovazioni. I colori tradizionali lasciano il posto a nuovi esperimenti cro-matici e stilistici; l’armonia delle precedenti opere – anche impressioniste – viene soppiantata dalla velocità, dal movimento, divenuti le nuove bellezze. Le automobili e i macchinari di-vennero emblema del Futurismo e soggetti ricorrenti, mentre la rappresentazione di aero-plani conobbe l’ascesa della aeropittura, ovvero la riproduzione di paesaggi come visti dall’alto. Non solo. Gli artisti futuristi operarono facendo muovere in libertà le parole su un semplice foglio di carta: Marinetti fu il primo in questo campo e definì le sue opere Tavole parolibere, poiché riproducevano vocaboli, suoni ed eventi in un piccolo spazio, sufficiente a mostrare il grande potenziale dell’epoca industriale di primo Novecento.

“Per noi un quadro è la vita stessa intuita nelle sue trasformazioni all’interno dell’oggetto, non al di fuori. Per rappresentare l’oggetto nella sua dinamicità occorre tradurlo secondo le linee-forza che lo caratterizzano.”

Umberto Boccioni, 1910

Questa è l’ideologia che ha accompagnato l’artista a realizzare il suo capolavoro, Forme uniche nella continuità nello spazio (1913), figura chiave che riassume anni di esperimenti futuristi.
A dare man forte a queste idee contribuirono certamente l’introduzione della catena di montaggio, che abbatteva i tempi di produzione, e l’ingresso nella vita quotidiana di auto-mobili, strade, luci artificiali e nuovi miti da perseguire, da quello delle vacanze a quello del lavoro come parte integrante dell’umanità.
Il dinamismo espresso dal Futurismo può quindi essere ritrovato nella velocità di produzio-ne, nonché nei nuovi spazi che potevano essere percorsi e dei tempi ridotti che consentivano di “avvicinare” per la prima volta interi continenti in pochi istanti, mediante telegrafo o tele-fono.
L’Italia manteneva una posizione di spicco all’interno dei movimenti d’avanguardia e, ancora una volta, si fece portavoce di una nuova corrente artistica che coinvolse tutti gli ambiti ed at-trasse Francia e Russia.

È importante denotare la fase di sviluppo del movimento stesso. Alla morte di Boccioni, venu-to a mancare nel 1916, il Futurismo perse un punto di riferimento e taluni suoi compagni, come Carrà e Severini, sfumarono i propri orizzonti verso il Cubismo, proiettando i contorni del Futurismo originale verso una nuova fase.
Il cosiddetto “secondo Futurismo” fu a sua volta disomogeneo e si preferisce suddividerlo in due fasi.
 1918-1928: fu caratterizzata da un forte legame con la cultura post-cubista e costruttivi-sta ed avviò la pittura e la scultura futuriste verso l’arte cubista.

 1929-1938, fu molto più legata alle idee del surrealismo, il quale decretò il rapido declino del Futurismo con un ultima parentesi (il terzo Futurismo del 1939-1940) prima della de-finitiva uscita di scena.

In conclusione, possiamo aggiungere che il Futurismo fu un movimento aperto, una pagina bianca che spesso si riempiva di cancellature e perciò diverse sfaccettature. A tal proposito, si fa chiaro il motivo per cui Marinetti e i suoi “colleghi” furono guerrafondai e fanatici, contra-riamente al resto delle avanguardie, ma sensibili alle opposizioni anarchiche, mentre gli esponenti futuristi degli anni Venti attraversarono una stagione di stretti rapporti con il regime fascista. Mussolini, infatti, seppe sfruttare il movimento a suo vantaggio, plasmando la sua Italia in una potenza industriale con un’incredibile propaganda.

L’influenza del Futurismo sull’arte europea

Russia

Anche all’estero risultò incisiva l’influenza del Futurismo italiano. Il Manifesto futurista di Marinetti era stato pubblicato a San Pietroburgo appena un mese dopo l'uscita su Le Figaro. Già tra il 1911 e il 1912 Natal'ja Gončarova e Michail Fedorovič Larionov, definito il "padre del futurismo russo", furono i concreti iniziatori del movimento futurista in Russia.
Nel gennaio 1914 Marinetti stesso si recò a Mosca. Dal movimento d'avanguardia futurista nacquero (dopo la Rivoluzione d’Ottobre nel 1917) avanguardie artistiche quali il Costruttivismo e il Suprematismo, nonché il Raggismo. L'attenzione che i giornali e il pubblico dedicarono a Marinetti fu enorme, ma non ci fu la stessa attenzione da parte dei fu-turisti russi, alcuni dei quali tentarono anche di ostacolare la visita di Marinetti.
In Russia il movimento non fu caratterizzato da un'utopica idea di pace e libertà, sia indivi-duale (dell'artista), sia collettiva (del mondo), che si sarebbe concluso con l'adesione di una parte del gruppo al bolscevismo (“comunismo”).

Francia

In Francia il Futurismo non si sviluppò mai come movimento, poiché Parigi era attraversata da una miriade di artisti di movimenti diversi, per cui era difficile risentire di un’unica in-fluenza. Ad ogni modo, ebbe almeno due nomi degni di nota: Guillaume Apollinai-re e Valentine de Saint Point.
Apollinaire scrisse il manifesto L'antitradition futuriste (pubblicato su Lacerba solo il 25 set-tembre 1913 dopo le correzioni di Marinetti) e si dedicò alle tavole parolibere.
Valentine de Saint Point nel 1912 scrisse, invece, il Manifesto della donna futurista con il sot-totitolo “Risposta a F. T. Marinetti”, in un volantino pubblicato simultaneamente a Parigi e a Milano.

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