Concetti Chiave
- I massacri sono stati una pratica comune in tutte le civiltà storiche, spesso considerati segni di potere e orgoglio, come dimostrano episodi dall'Odissea e dalla Bibbia.
- Con l'avvento del Cristianesimo, si è iniziato a sviluppare il concetto di persona e la condanna dei massacri, sebbene la Chiesa abbia mantenuto posizioni ambivalenti nel tempo.
- Eventi storici significativi in Italia, come i Vespri Siciliani e l'invasione dei Lanzichenecchi, hanno portato a enormi perdite di vite umane e violenze diffuse.
- L'età dei diritti è emersa nel XVIII secolo, influenzata dalla Guerra dei Trent'anni e dalle rivoluzioni americane e francesi, che hanno iniziato a mettere in discussione i massacri come un male inevitabile.
- Il pensiero di Kant ha avuto un impatto significativo sulla cultura giuridica moderna, introducendo il concetto di "crimine contro l'umanità", ma non ha impedito i massacri del XX secolo.
In questo appunto, presentato sotto forma di tema di storia, vengono descritti i principali massacri e genocidi che ci sono stati nel corso della storia, partendo dall'antichità fino all'età dei diritti. Si fa un excursus storico molto preciso e specifico dell'argomento che purtroppo è comune a tutte le civiltà della storia.
Indice
Massacri nella storia - Dall’Antichità all’età dei diritti?
Il massacro dei nemici e dei civili, oggi è un riconosciuto crimine contro l’umanità, ma non è sempre stato così. Infatti in passato, questo poteva costituire perfino un vanto e motivo di orgoglio. Il massacro è stato sempre una pratica molto diffusa fra tutte le civiltà, anche fra quelle più evolute. Nell’Odissea, Ulisse fa strage dei proci usurpatori: di ritorno da 20 anni di guerra e di peripezie, Ulisse trovò il suo palazzo occupato dai pretendenti della moglie Penelope. Essi dissipavano le ricchezze di famiglia e facevano pressione sulla donna perché acconsentisse a sposare uno di loro; per tutta risposta, Ulisse li sterminò uno ad uno, ancelle ed amanti inclusi, senza porsi alcun problema di ordine giuridico. Nel mito greco, riportato anche su pitture vascolari, la vendetta era sacra, qualunque dimensione essa avesse preso. L’uccisione di massa dei civili non era un caso raro. Anche nelle antiche civiltà orientali il massacro era vista di buon occhio. Infatti, nella civiltà sumero-babilonese, il delitto collettivo dimostrava la potenza dello Stato vincitore e maggiore era il numero morti e più grande era il trionfo del vincitore. Nella Bibbia si parla di due genocidi in piena regola: Dio che ordina il diluvio universale come punizione e la distruzione di Sodoma e Gomorra. Lo stesso Vangelo di S. Matteo parla di Strage degli innocenti, voluta da Erode per eliminare il Bambino Gesù. Anche se qualche storico mette in dubbio la veridicità dell’episodio, comunque questo costituisce una prova di come simili decisioni non fossero rare. Occorre ricordare anche Teucidide narra lo sterminio degli abitanti di Milo da parte degli Ateniesi nel 416 a.C.per ulteriori approfondimenti vedi anche qua tutto sul genocidio degli Armeni
La situazione cominciò a cambiare con l’avvento del Cristianesimo e soprattutto con l’affermarsi del concetto di “persona”, come entità degna di tutto rispetto perché figlia di Dio. A questo proposito, è molto significativa la scomunica lanciata da Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, contro l’imperatore Teodosio che, nel 390, aveva fatto sterminare migliaia di cristiani ribelli. La questione, però, è piuttosto controversa perché la Chiesa non ha sempre mantenuto la stessa intransigenza nel condannare e punire i massacri, specialmente quelli diretti verso gli “infedeli”. Infatti, durante il Medioevo il diritto canonico non si espresse mai nei confronti degli eccidi commessi contro eretici, musulmani o pagani: anzi sappiamo che un legato pontificio a proposito del massacro dei Catari pronunciò questa frase “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”. Va però riconosciuto che Tommaso d’Aquino, padre della Chiesa, nel XIII secolo gettò i fondamenti della condanna della crudeltà in guerra nonché il concetto di “guerra giusta”, capace di rispettare alcune regole, fra quali non esisteva alcun spazio per i massacri. Nonostante queste buone intenzioni, l’Italia continuò ad essere teatro di grandi massacri come quello che dei Vespri Siciliani che causò circa 5.000 morti. Secondo la tradizione, la scintilla fu causata all’uccisione di un soldato francese per mano di un siciliano geloso delle attenzioni riservate alla moglie, ma in realtà da tempo stava covando una rivolta anti francese. Al grido “Muoiano i francesi” fu attuata una caccia al francese senza precedenti che in breve tempo dilagò in tutta l’isola; sopravvissero solo coloro che riuscirono a rifugiarsi sulle navi al largo della costa. Un paio di secoli dopo, i Lanzichenecchi, su ordine di Carlo V di Asburgo, si lanciarono contro Roma, lasciandosi andare a razzie, torture, stupri, violenze e la stessa Basilica di San Pietro fu trasformata in scuderia. Alla fine di quell’anno, la popolazione di Roma sui era ridotta del 50%.
La situazione che ha condotto all'età dei diritti
Soltanto del XVIII secolo, a seguito della Guerra dei trent’anni, cominciò a farsi strada l’età dei diritti. Fino ad allora, con la Rivoluzione americana e la Rivoluzione francese, di diritti umani non si era mai parlato e i massacri venivano considerati alla stregua di un male inevitabile, spesso rimasto impunito.Le poche voci che si sollevarono rimasero molto isolate come il caso del vescovo cattolico Bartolomé de Las Casa che nella sua relazione all’imperatore Carlo V denunciò apertamente il genocidio compiuto dai conquistadores spagnoli nei territori americani. Soltanto con il pensiero di Kant, il problema viene affrontato seriamente. Per questo motivo, la nostra cultura giuridica trova le sue radici in Kant, nell’Umanesimo e nel pensiero di Descartes. Tuttavia anche questa filosofia non riuscì ad evitare i feroci massacri perpetrati nel XX secolo, anche se fu introdotto, finalmente il concetto di “crimine contro l’umanità”: sterminio degli Ebrei durante la Seconda guerra mondiale, sterminio degli Armeni all’inizio del secolo, regime di Pol Pot in Cambogia, strage nel conflitto 1991-1995 nella ex-Jugoslavia, strage di Nanchino ad opera dei Giapponesi, sterminio nel Darfur o dell’Uganda, strage di Marzabotto e la strage di Stazzema e l'eccidio delle Forze Ardeatine, nel 1944. Talvolta gli Stati hanno reagito con sanzioni economiche nei confronti delle nazioni colpevoli, altre volte con aiuti umanitari. Resta però un problema di capire quando le ragioni sono davvero umanitarie oppure quando nascondono altri interessi.
Domande da interrogazione
- Qual è la percezione storica del massacro nelle civiltà antiche?
- Come ha influenzato il Cristianesimo la percezione dei massacri?
- Quali eventi storici hanno segnato la transizione verso l'età dei diritti?
- Chi è stato Bartolomé de Las Casas e quale ruolo ha avuto nella denuncia dei genocidi?
- Qual è il significato del concetto di "crimine contro l'umanità" nel contesto dei massacri del XX secolo?
Nelle civiltà antiche, il massacro di nemici e civili era spesso visto come un vanto e un segno di potenza, come dimostrato da episodi nell'Odissea e nella civiltà sumero-babilonese, dove il numero di morti era considerato un trionfo del vincitore.
Con l'avvento del Cristianesimo, il concetto di "persona" come entità rispettabile ha iniziato a cambiare la percezione dei massacri, come evidenziato dalla scomunica di Sant’Ambrogio contro l'imperatore Teodosio, anche se la Chiesa non ha sempre condannato gli eccidi.
L'età dei diritti ha iniziato a emergere nel XVIII secolo, dopo la Guerra dei Trent'anni, con la Rivoluzione americana e francese, che hanno portato a una maggiore consapevolezza dei diritti umani e alla condanna dei massacri.
Bartolomé de Las Casas è stato un vescovo cattolico che ha denunciato il genocidio dei conquistadores spagnoli nei territori americani, rappresentando una delle poche voci isolate contro i massacri prima dell'emergere dei diritti umani.
Il concetto di "crimine contro l'umanità" è emerso nel XX secolo per affrontare atrocità come lo sterminio degli Ebrei e degli Armeni, ma ha sollevato interrogativi su quando le azioni degli Stati siano realmente umanitarie o motivati da altri interessi.