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Ipazia, una donna scienziata

Ipazia nacque ad Alessandria nel 370. Suo padre era matematico e astronomo del locale Museo e, secondo la leggenda, aveva deciso di fare della figlia un “perfetto essere umano”. Educata sotto il vigile controllo del padre, Ipazia divenne quindi una giovane donna molto speciale, che univa alla bellezza fisica una straordinaria cultura. Dopo una serie di viaggi ad Atene e a Roma tornò ad Alessandria, dove venne conferita una cattedra di filosofia. Come scrive la famosa enciclopedia bizantina nota come Il lessico Suida, ella “fu ufficialmente nominata per ampliare le dottrine di Platone, Aristotele ecc” e le sue lezioni divennero così popolari che la gente accorreva dalle altre città per ascoltarla.
Le sue opere erano conosciute in tutto l’Impero: la più celebre era rappresentata forse dai tredici volumi di commento all’aritmetica di Diofanto, il cosiddetto “padre dell’algebra” (vissuto ad Alessandria nel II secolo d.C.), al quale si devono tra l’altro le equazioni indeterminate, ovvero a soluzione multipla, note come “diofantee”.

Si sa anche di una sua opera in otto volumi dedicata al lavoro matematico Apollonio di Perge, vissuto nel III secolo a.C., che aveva spiegato le orbite irregolari dei pianeti.
Purtroppo nessuna delle opere di Ipazia è giunta intatta sino a noi. Parte di esse, tuttavia, venne probabilmente incorporata nelle opere (in parte pervenute) di Teone, matematico e astronomo alessandrino.
Oltre che di matematica e filosofia, Ipazia si interessò di meccanica e tecnologia e disegnò alcuni strumenti scientifici quali un astrolabio piatto, uno strumento per misurare la posizione dei pianeti, delle stelle e del Sole e un idrometro di ottone graduato per misurare la densità specifica dei liquidi. In poche parole, Ipazia era una scienziata di eccezionale intelligenza e di straordinaria fama.

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