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Alessandria d’Egitto


La più famosa tra le città fondate da Alessandro Magno fu Alessandria d’Egitto. Il luogo su cui sorse era già abitato e si affacciava sul Mediterraneo, nel margine occidentale del delta del Nilo. Nel giro di poco tempo la città divenne prospera
e importante, forse la più grande del mondo antico, con una popolazione che si
aggirava intorno a un milione di abitanti.
Alessandria ebbe proporzioni grandiose. Fu dotata di due porti, collegati da canali:
a uno approdavano le navi provenienti dalle zone più lontane dell’Occidente; nell’altro si fermavano le navi che solcavano il Nilo.
Sull’isoletta di Faro, già nel 280 a.C., esisteva una specie di torre, alta tra gli ottantacinque e i centoventi metri. Sulla cima, durante la notte, si manteneva acceso un grande fuoco, la cui luce veniva ingigantita e riflessa da grandi specchi di metallo ed era visibile a quasi sessanta miglia di distanza. È questo il primo faro di cui si abbia notizia e la parola stessa deriva dal nome dell’isola su cui si trovava. Rimase in funzione fino al 1375 d.C., quando fu distrutto da un terremoto.
Per chi si interessava di cultura, Alessandria offriva la prima grande biblioteca pubblica del mondo antico. Creata nel III secolo a.C. da Tolomeo I, contava all’inizio circa cinquecentomila volumi e, al momento della sua distruzione, settecentomila. Fu diretta da famosi studiosi, come il poeta Callìmaco, che ne descrisse il contenuto in ben centoventi libri. Nel 49-48 a.C. il condottiero romano Giulio Cesare assediò Alessandria e un gigantesco incendio distrusse la biblioteca e un gran numero di testi antichi; ma la vita della biblioteca riprese pochi anni dopo, quando il generale romano Marco Antonio regalò alla regina d’Egitto Cleopatra i duecentomila volumi che costituivano il patrimonio della biblioteca di Pèrgamo.
La biblioteca era collegata al museo, dove risiedevano e lavoravano studiosi, letterati e scienziati. Il museo era in origine un luogo consacrato alle . Muse, le sette sorelle protettrici delle arti e delle scienze, a cui gli antichi si rivolgevano
per ricevere ispirazione e insegnamenti; prese poi il significato di luogo di studio, dove ci si dedicava alla filosofia e soprattutto alla matematica e alle scienze naturali.
Il museo era un vasto edificio, che ospitava a spese dello Stato i più illustri studiosi di vari paesi, i quali vivevano in comunità e si dedicavano a ricerche in ogni campo del sapere.
L’attività della biblioteca e del museo contribuirono notevolmente alla circolazione del sapere, tipica dell’ellenismo, e favorirono l’istituzione di altre biblioteche private e collezioni dì opere d’arte e strumenti scientifici. La cultura orientale e quella occidentale poterono così conoscersi meglio e nella società di allora si consolidò quella classe di studiosi, eruditi, scienziati, amanti dell’arte che ebbe poi un grande peso nella civiltà occidentale.
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