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Una nuova capitale e un nuovo esercito

Un altro atto di Costantino gravido di conseguenze fu la fondazione di una nuova capitale, costruita nel luogo dell’antica Bisanzio, sulle sponde del Bosforo: in pochi anni, per volere di Costantino, sorse “Nuova Roma” – questo era il nome ufficiale della città poi nota come “Costantinopoli” – che l’imperatore concepì come capitale imperiale, così come Roma era ancora una città pagana, senatoria e occidentale. La nuova capitale, abbellita da meravigliosi edifici e opere d’arte provenienti da Roma e da città greche, era destinata una lunga vita: dopo aver resistito al crollo dell’Impero d’Occidente, alle scorrette dei Goti, degli Arabi e degli Slavi, essa sarebbe caduta solo nel 1453 per mano dei Turchi.

Costantino si occupò di ordinare l’esercito secondo le linee già indicate da Diocleziano. Il nucleo dell’esercito divenne la guardia del corpo dell’imperatore (il comitatus, o “seguito”), che fu notevolmente incrementata di numero e che, date le difficoltà di reclutamento dei soldati, era formata da truppe in massima parte di origine barbarica: sempre più numerosi divennero gli ufficiali e i generali di origine germanica, mentre parallelamente diminuiva il peso delle truppe di origine romana. Così, prima ancora delle invasioni esterne, l’organismo più importante dello Stato si barbarizzò già nel corso del IV secolo, con un processo per l’autonomia stessa dell’Impero, ormai appoggiato su forze a esso estranee.

All’inizio il fenomeno dell’imbarbarimento dell’esercito non apparve in tutta la sua gravità. Quando Costantino morì (nel 337), la situazione esterna sembrava tranquilla, e in effetti l’esercito avrebbe assicurato per circa sessant’anni un periodo di pace e di sicurezza.
Le condizione favorevoli non furono però impiegate per rinnovare dall’interno le energie dello Stato: queste, di conseguenza, andarono progressivamente esaurendosi.

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