Impero romano - da Diocleziano a Teodosio


Nel 284 fu eletto imperatore un militare di origine illirica: Gaio Valerio Diocleziano.
Egli sapeva che un solo uomo non poteva governare un impero così vasto, quindi decise di dividerlo.
I motivi di questa scelta furono due: i continui attacchi da parte dei barbari ai confini dell'impero e episodi di anarchia (come la ribellione da parte di alcuni militari).

Bisognava garantire la scurezza sia all'interno che all'esterno dell'impero.
L'impero fu diviso attraverso la tetrarchia.
Il termine tetrarchia deriva dal greco, e significa "governo dei quattro".
Diocleziano scelse un uomo che era stato al suo fianco durante molte battaglie, un uomo fidato di nome Massimiano, con il quale divise l'impero.
Diocleziano governa la parte orientale, con capitale Nicomedia, e Massimiano la parte occidentale, con capitale Milano.
I due imperatori, chiamati Augusti, nel 293 scelsero due collaboratori, i Cesari, che avrebbero garantito la successione ma anche in caso di ritiro dal governo.
Costanzo Cloro fu il Cesare di Massimiano in Occidente, e Galerio fu il Cesare di Diocleziano in Oriente.

La prima riforma fu di tipo amministrativo, perché l'impero viene diviso in diverse parti: la parte orientale governata da Diocleziano e Galerio, mentre la parte occidentale governata da Massimiano e Costanzo Cloro.
L'impero era diviso quindi in due parti, Occidente e Oriente, a sua volta divisi in due parti, quindi con 4 prefetture. Le 4 prefetture sono a sua volta suddivise in 12 diocesi, governate dai Vicari, che a sua volta sono divise in diverse provincie (in tutto erano circa 100), a sua volta divise in diversi municipi.

Gli effetti di questa riforma furono: una complessa burocrazia, idea di fondo di Diocleziano, creare uno stato burocratico, per avere il controllo su tutto; e l'Italia perse la sua posizione privilegiata, diventando una diocesi come le altre, e perde il suo ruolo di guida, infatti Roma non è più la capitale della parte occidentale, ma la capitale diventa la città di Mediolanum, ovvero Milano.

Diocleziano introdusse una separazione tra la carriera militare e quella politica.
Lungo tutta la storia di Roma, il comando militare era affidato ai magistrati, come i consoli e i proconsoli, che avevano anche potere amministrativo.
Il comando delle diocesi e delle provincie fu affidato a funzionari che avevano compiti amministrativi o giudiziari, e il comando delle legioni fu affidato agli ufficiali, detti duces.

Entrambe le riforme avevano lo scopo di evitare i rischi di una concentrazione del potere, perché i governatori o i comandanti militari vedevano ridetti i loro compiti.

La mancanza di volontari per l'esercito, costrinse Diocleziano a introdurre la leva obbligatoria.
Era possibile sottrarsi al servizio militare pagando una somma di denaro.
La leva obbligatoria ebbe effetti negativi: chi era impossibile pagare, ricorreva all'automutilazione.
Diocleziano dovette minacciare di morte coloro che si fossero feriti pur di evitare l'arruolamento.
Per la mancanza di uomini, anche i Germani dovettero arruolarsi: molti barbari divennero ufficiali o generali.

Diocleziano fece delle riforme anche in ambito economico.
Nel 301 emanò un editto che fissava il prezzo massimo di tutte le merci e di tutte le prestazioni.
Queste norme indussero i contadini e i mercanti a ritirare le loro merci dai mercati ufficiali e a venderle sul mercato nero.

Le spese militari erano abbastanza grandi, e altrettanto grandi spese dovevano essere utilizzate per il mantenimento della plebe di Roma e delle altre grandi metropoli.

Diocleziano decise quindi di razionalizzare il sistema fiscale: tutte le terre dell'impero vennero analizzate e a ognuna fu assegnato un valore che dipendeva dalla superficie, dal tipo di coltivazione e dal numero di contadini che vi lavorava.

Ci fu un aumento del gettito fiscale, anche se non in maniera sufficiente da soddisfare le necessità delle finanze imperiali: questo perché i senatori e i cavalieri erano esonerati dal pagamento delle tasse, e il pagamento era per i ceti sociali più deboli, che in questo modo videro peggiorare le proprie condizioni economiche.
Di conseguenza i contadini abbandonarono le terre e gli artigiani fuggirono dalle città, cercando riparo in zone dove gli agenti del fisco non potevano arrivare.
Per evitare l'abbandono delle attività lavorative, Diocleziano emise un editto che imponeva ai figli di prendere il posto di lavoro dei genitori.

Diocleziano sostenne che il suo potere era di origine sacra, in quanto gli derivava dagli dei: pretese di essere adorato come un dio e adottò il titolo di Iovius (Giovio), mentre Massimiano adottò il titolo di Erculio.
Diocleziano adottò inoltre il cerimoniale dell'adoratio, che imponeva di inchinarsi davanti a lui, e non ci si poteva avvicinare senza il suo permesso.

Il carattere sacro del potere comportò l'obbligo di dover sacrificare agli dei e all'imperatore: chi si sarebbe rifiutato, sarebbe stato punito con la morte.
Tra il 303 e il 304 furono emanati 4 editti contro i cristiani, che vietavano loro di riunirsi, e ordinarono la distruzione dei libri sacri e dei luoghi di culto. Le comunità vennero attaccate e i oro beni furono confiscati, e furono costretti a decidere tra l'abbandono della loro fede e la morte.
Le persecuzioni furono più violente in Oriente.

Nel 305 Diocleziano e Massimiano abdicarono, e il loro posto fu preso da Costanzo Cloro e Galerio, i quali scelsero i due Cesari tra i migliori ufficiali dell'esercito. Costantino e Massenzio, rispettivamente figli di Costanzo Cloro e Massimiano, non accettarono il fatto di essere stati messi da parte, e si fecero proclamare imperatori dai propri eserciti.
Iniziò così un periodo di lotte per il potere: lo scontro decisivo avvenne nel 312 a Ponte Milvio, vicino Roma, e si concluse con la vittoria di Costantino su Massenzio. Contemporaneamente, Licino, un generale alleato di Costantino, ebbe il controllo sull'Oriente.
Negli anni successivi però scoppiò una guerra tra Costantino e Licino che si concluse con la morte di Licino e la vittoria di Costantino: l'impero tornò quindi ad avere un unico imperatore.

Nel 304, Costantino fondò in Oriente una nuova città, Costantinopoli. Essa venne creata come centro amministrativo della parte orientale dell'impero, e Costantinopoli divenne la seconda capitale dell'impero.

Costantinopoli era situata in un punto strategico: era situata sullo stretto del Bosforo, che collegava il Mediterraneo al Mar Nero. Era inoltre posta su un promontorio facilmente difendibile, e circondata da una forte cinta di mura.
La capitale fu abbellita con la costruzione di splendidi palazzi, un foro monumentale, chiese cristiane e templi dedicati agli dei pagani.

Costantino proseguì le riforme avviate da Diocleziano: sul piano amministrativo, le 12 diocesi furono raggruppate in 4 prefetture; per quanto riguarda invece la strategia difensiva, Costantino spostò all'interno dell'impero legioni composte da fanteria pesante e cavalleria. Lungo il limes furono inoltre stanziati dei soldati-coloni, chiamati limitanei, con il compito di opporre resistenza in caso di un attacco fino all'arrivo di truppe scelte.

L'impero di Costantino è legato soprattutto al cosiddetto editto di Milano, che consentiva ai cristiani di professare liberamente la propria fede.

Gli storici cristiani collegavano la decisione di questo editto alla conversione miracolosa di Costantino.
Secondo la leggenda, Cristo apparve in sogno a Costantino nella notte precedente alla battaglia di Ponte Milvio, e gli ordinò di mettere sulle sue insegne una croce, detta chrismon, formato dall'intreccio di lettere greche che formano l'abbreviazione del nome di Cristo. Costantino obbedì e fu premiato con la vittoria su Massenzio.

In realtà la conversione di Costantino risale a ben prima del 313, e non è da mettere in correlazione con la battaglia di Ponte Milvio.
La conversione di Costantino e la liberà di culto concessa ai cristiani non comportarono l'immediato rifiuto del paganesimo: Costantino fece costruire a Costantinopoli sia chiese cristiane che templi consacrati alle divinità pagane.

La decisione di riconoscere anche il cristianesimo è legata anche a ragioni politiche.
Nel corso del III secolo, il numero dei cristiani era cresciuto, tanto che in alcune provincie orientali il cristianesimo era la religione maggioritaria, quindi le persecuzioni erano destinate ad un sicuro fallimento.

La concessione di culto ai cristiani e la conversione di Costantino, fecero si che Costantino potesse presentarsi come un difensore della fede e di legittimare il proprio potere con il richiamo di Dio.

Secondo alcuni scrittori cristiani, come esisteva un unico Dio, doveva esistere un solo potere, ovvero quello dell'imperatore.

Gli scrittori cristiani dei primi secoli si dedicarono alla creazione di opere. L'insieme di queste opere è chiamata patristica, e i loro autori padri della Chiesa. La loro riflessione sulla natura di Dio portò alla nascita di una nuova branca della filosofia, chiamata teologia.
Nacquero diverse divergenze tra cristianesimo e arianesimo (l'arianesimo ritiene che Gesù fosse solo un uomo).
Costantino, vide in questa controversia un rischio per l'impero, e nel 325 convocò a Nicea il primo concilio ecumenico, ovvero una riunione di tutti i vescovi cristiani (parteciparono più di 300 vescovi).
Il concilio condannò l'arianesimo per eresia, e fu proclamata la doppia natura di Cristo. La chiesa inoltre si proclamò "cattolica", cioè universale. La condanna del concilio non eliminò l'arianesimo, che al contrario si andava diffondendo in tutto l'impero.
Successivamente, alla diffusione dell'arianesimo contribuì lo stesso Costantino, che dopo il colloquio a Nicea, rivide la sua posizione e iniziò ad appoggiarlo.
L'arianesimo iniziò a declinarsi alla fine del IV secolo, quando l'imperatore Teodosio si schierò a favore del cattolicesimo.
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