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L’ultimo grande imperatore romano

La riorganizzazione dell’Impero progettata da Diocleziano prevedeva una gestione collettiva del potere da parte di quattro imperatori e avrebbe anche dovuto semplificare il delicato problema della successione. Ma questo meccanismo si inceppò subito dopo l’abdicazione di Diocleziano e Massimiano, avvenuto nel 305: sotto la spinta di una serie di pronunciamenti militari, vari pretendenti rivendicarono l’Impero, tanto che sembrò di essere regrediti all’anarchia militare del secolo precedente.
Dopo una complessa serie di scontri e attriti, finirono con il prevalere due uomini: Costantino (il figlio del cesare Costanzo Cloro) e Licinio. Costantino, dopo avere sconfitto il rivale Massenzio nella battaglia del Ponte Milvio a Roma (312), si insediò ufficialmente come imperatore in Occidente (“augusto” dal 313); Licinio invece divenne imperatore della parte orientale dell’Impero. Ma, a partire dal 324 (a seguito dell’uccisione di Lucinio), Costantino riunì tutto il potere nelle mani e diede inizio di fatto a una dinastia.

Costantino fu l’ultimo grande imperatore della storia romana e la sua azione influì in modo determinante sulla storia successiva. Egli era convinto della necessità di uno Stato “forte” e si adoperò per riorganizzare la società in questa direzione: gli obiettivi della sua politica furono un esercito efficiente, un saldo potere centrale, la fine (per mezzo di un’imposizione dall’altro) dei conflitti religiosi e culturali.
Da questo punto di vista il progetto di Costantino non era differente da quello di Diocleziano; anche Costantino inoltre considerava una necessità primaria la creazione di una nuova classe dirigente che fosse favorevole alla monarchia.

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