pexolo di pexolo
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Fallimento della tetrarchia dioclezianea

Costantino era figlio di Costanzo Cloro, uno dei due augusti che, insieme a Massimiano, si dividevano l’impero in una fase della tetrarchia dioclezianea; alla morte improvvisa di Costanzo Cloro, anziché succedergli un nuovo augusto (diventando augusto il suo cesare), le truppe elevano suo figlio Costantino augusto (pilotate da Costantino stesso), affossando il sistema tetrarchico dioclezianeo. Nel 306 Costantino è acclamato augusto; gli altri non sono d’accordo e, quasi contemporaneamente, Massenzio (figlio di un altro augusto, Massimiano) viene proclamato augusto a Roma (che, pur non essendo più la capitale più importante, mantiene una grande importanza in quanto c’erano i senatori romani, il più importante consiglio imperiale). La situazione tetrarchica va in tilt, come gran parte delle riforme di Diocleziano (apparentemente razionali, perfette e funzionali), fra cui le persecuzioni, l’Editto dei prezzi, l’inflazione monetaria (tranne la riorganizzazione amministrativa e la provincializzazione dell’impero). Nel 305 Diocleziano abdica e Galerio diviene augusto d’Oriente, il quale si sceglie Severo come cesare, mentre Costanzo Cloro divine augusto e Massimino Daia il suo cesare; il 25 maggio del 306 Costanzo Cloro muore improvvisamente e l’esercito a York acclama Costantino augusto, che si sposta subito a Treviri, mentre Galerio non l’accetta come tale e proclama augusto Severo, lasciando Costantino come cesare. Contemporaneamente, a Roma i pretoriani e il Senato eleggono il figlio di Massimiano, Massenzio; tuttavia Massimiano rivendica la sua posizione di augusto, così, nel 307 Massenzio accetta che suo padre torni in gioco e lui, acclamato a Roma, eleva il suo padre di nuovo al ruolo di augusto. Costantino, declassato a cesare, si sposa la figlia di Massimiano, Fausta (che lascerà dopo poco), ottenendo che il suocero lo elevi anche lui ad augusto: la tetrarchia è quindi ormai fallita.

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