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Chiese cristiane primitive

All’inizio dell’attività missionaria, il Cristianesimo si trovò subito di fronte ad un dilemma: il nuovo insegnamento era rivolto solo agli Ebrei, in quanto popolo eletto da Dio, oppure a tutti gli uomini? Inoltre, i Cristiani erano ancora obbligati sa rispettare le antiche prescrizioni ebraiche oppure essi potevano esserne considerati del tutto prosciolti? Paolo di Tarso (più noto come S. Paolo) dette una risposta a tale quesito optando per una soluzione universalistica e di più ampio respiro, gettando, nel contempo, le prime basi per una sistemazione della nuova dottrina. Infatti, le sue lettere insieme a quelle di S. Pietro e di S. Giovanni e ai quattro Vangeli al libro della Rivelazione o Apocalissi formarono il Nuovo Testamento che si contrappose al Vecchio Testamento degli Ebrei. Dalla letteratura del Nuovo Testamento possiamo capire le caratteristiche delle chiese cristiane primitive.
Il Cristianesimo, diffusosi prima nell’area del bacino mediterraneo orientale, in un secondo momento arrivò a Roma, grazie all’opera degli apostoli Pietro e Paolo per poi diffondersi nella Gallia meridionale e quindi in Spagna (soprattutto nei centri commerciali) e in Africa. On esisteva una sola Chiesa, bensì tante Chiese che mantenevano stretti rapporti di fraternità fra di loro: infatti esse erano ancora prive di un organo burocratico ed amministrativo centrale. In ogni comunità cristiana esistevano i presbyterol, cioè degli anziani che guidavano la chiesa pur continuando ad occuparsi delle proprie attività (S. Paolo pur guidando la Chiesa di Roma continuava ad esercitare il proprio mestiere che era quello di intrecciare stuoie). Nel loro compito essi erano aiutati da altre figure o soreveglisanti (= episcopoi), anch’essi elettivi. Fra le attività delle Chiese primitive erano molto importanti l’assistenza ai bisognosi e questo incarico era affidato a degli inservienti (= diàkonoi).
La comunità cristiana che si fondava sulla solidarietà umana e sul sostegno ai più umili e poveri e che capovolgeva i valori tradizionali, , fece ovviamente molta presa in una società romana, divisa fra schiavi e liberi, fra ricchi e poveri in cui l’aiuto verso il prossimo era praticamente inesistente. A questo proposito era importante l’àgape (il banchetto fra i primi cristiani che ricordava l’ultima cena di Gesù con gli Apostoli). Davanti all’ àgape, non esisteva più diversità di razza, di ricchezza o di condizione sociale, perché tutti avevano in comune la fede e l’attesa della Resurrezione.
In conclusione, si può affermare che il carattere particolare della vita della comunità cristiana primitiva oltre al messaggio trasmesso, rese possibile la diffusione della nuova dottrina in tutta l’Europa.
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