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Illuminismo in Italia


- Milano e Napoli

A partire dai decenni centrali del 1700 ci fu una distensione nei rapporti internazionali che favorì il dialogo tra gli stati, questo grazie alla pace di Aquisgrana del 1748 che pose fine ai conflitti tra Impero asburgico-austriaco, Prussia, Inghilterra, Francia e Spagna.
In Italia le zone dove si poté diffondere l’Illuminismo inglese e francese furono quelle governate da sovrani riformatori: a Milano con Maria Teresa d’Austria e a Napoli con Carlo di Borbone, da queste città uscirono gli esponenti più illustri dell’Illuminismo italiano sebbene in Italia il riformismo politico e sociale difficilmente si realizzava poiché la cultura nazionale era ancora profondamente segnata dall’influenza controriformistica e delle istanze della nascente borghesia che si scontravano con una società dove l’aristocrazia e il clero erano molto influenti.
- la Lombardia era il fiore all’occhiello di numerose sperimentazioni dell’Impero Asburgico, vengono infatti fatte proprio a Milano perché è una zona molto evoluta, qui si trovano intellettuali di grande spessore: i fratelli Verri (Petro e Alessandro) e Cesare Beccaria (1764 Dei delitti e delle pene).

Si tratta quindi di un cenacolo di autori e personaggi che si ritrovano spesso a casa di Pietro Manzoni dove veniva anche un terzo fratello Verri (Giovanni), Manzoni viene fuori da un entourage che stilla cultura illuminista.

- L’accademia dei pugni e “il caffè”

A Milano Pietro e Alessandro Verri (con la collaborazione di altri filosofi e letterati come Cesare Beccaria) fondarono la rivista “Il Caffè” (1763-1766) che divenne il principale strumento di diffusione del pensiero illuministico italiano.
Nonostante i fondatori fossero membri dell’aristocrazia questa fu portavoce delle istanze culturali, sociali, politiche delle classi emergenti verso una razionalizzazione dell’apparato statale, la garanzia della dignità dei cittadini e dell’organismo statale.
Nato su traccia dei periodici inglesi assume il ruolo di promotore di un’apertura cosmopolita che spazia in ogni campo della conoscenza umana.

- La polemica antipuristica

Gli intellettuali si battono per favorire un registro linguistico che favorisca una ricezione più immediata e agevole da parte di un pubblico socialmente eterogeneo.
Alessandro Verri promuove un’accesa polemica contro il purismo dei cruscanti, con l’aiuto di Melchiorre Cesarotti che in Saggio sulla filosofia delle lingue (1785) sostiene l’importanza di disporre di una lingua cica che permetta di trasmettere chiaramente le conquiste della scienza e della ragione: il modello tradizionale deve quindi rapportarsi con un lessico e una sintassi aperti all’esigenze d’uso della lingua. L’italiano sembra essere la lingua più adeguata a accorciare le distanze tra la lingua scritta e quella corrente parlata da un pubblico sempre più ampio e differenziato.

- Cesare Beccaria

- Nacque a Milano in una nobile famiglia nel 1738, studiò a Parma dai Gesuiti e si laure in Legge a Pavia, per le origini nobili si scontrò quanto decise di sposare Teresa Blasco (di umili origini), dal matrimonio nacque Giulia futura madre di Alessandro Manzoni.
- tra il 1763-64 scrisse di getto Dei delitti e delle pene sulla scia dei fratelli Verri, ebbe un enorme successo e portò l’autore al centro della cultura progressista europea. L’opera dimostrava la barbarie dei sistemi inquisitoriali e carcerari del tempo ma soprattutto poneva la questione fondamentale della fine della pena. Le indicazioni di Beccaria furono prese in considerazione da Caterina II di Russia, il testo circolò in tutta Europa ricevendo confutazioni, critiche, polemiche e adesioni. Venne invitato a Parigi nel 1767 dove fu al centro del circolo degli illuministi dove però si trattene per poco tempo rifiutando il ruolo di grande intellettuale che gli era stato dato, rinunciò anche all’incito di Caterina II a Pietroburgo ma accettò la nomina di professore di Economia politica presso le Scuole Palatine dove Parini insegnò eloquenza.
Condannava la pena di morte a favore di una maggior chiarezza e di una certezza nella pena
- durante il resto della vita studiò economia e ricoprì importanti cariche nell’amministrazione asburgica dello Stato, allo stesso tempo si rivela una comprensione matura e politicamente avvertita dei problemi concreti della popolazione, morì nel 1794.

- Pietro Verri

Nato nel 1728 in un una nobile famiglia milanese fu l’animatore di un gruppi di giovani intellettuali che si riunì dal 1761 intorno all’Accademia dei Pugni, dando poi vita a “Il Caffè”.

Fu un filosofo e economista che ebbe come punti di riferimento Helévtius e de Condillac secondo i quali la sensazione è la fonte esclusiva di conoscenza sviluppata attraverso il linguaggio (de Condillac lo definisce come fenomeno storico e sociale). Definisce la tensione umana come continua tensione nella ricerca del piacer che è frutto delle cessazione del dolore. Il piacere estetico si caratterizza come interruzione di un dolore più astratto, di natura morale.
Oltre alla ricerca filosofica si qualifica come funzionario pubblico e economista nell’area lombarda dove promuove riforme mirate a ridurre inefficienze e corruzione della macchina statale (tra queste una mirata a rilanciare l’agricoltura).
Nelle Osservazioni l’autore sottopone a dura critica le dubbie pratiche di accertamento della verità durante i processi denunciandone la disumanità, l’irrazionalità e la contraddittorietà dei metodi adottati (come nel caso degli untori durante la peste a Milano del 1630, episodio ripreso anche da Manzoni nella storia della colonna infame).

- Alessandro Verri

- Nato nel 1741 aderì giovanissimo all’Accademia dei Pugni e collaborò molto attivamente alla rivista “Il Caffè” con 32 articoli, mirò a dimostrare l’inadeguatezza del sistema giuridico, i difetti del costume letterario e i pericoli del tradizionalismo cruscante.
- Visse a Parigi maturando un giudizio profondamente negativo sugli ambienti intellettuali progressisti e a Londra dove conobbe Laurence Sterne.
Si stabilì a Roma per poter avere una completa indipendenza e per poter vivere con la marchesa Margherita Boccapalude Gentile dove rimase fino alla morte nel 1816.
- durante la vita fu impegnato nella traduzione di opere letterarie e maturò temi e atteggiamenti pessimistici influenzati dal diffondersi nella cultura italiano del gusto delle rovine e dell’orrido che segna la nascita della sensibilità romantica con un progressivo allontanamento dalle posizioni illuministiche.

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