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Illuminismo: aspetti politici e culturali


L'Illuminismo è un movimento di pensiero del XVIII secolo.
In un primo momento, esso si sviluppa in Inghilterra ed in Francia, ma a poco a poco, si diffonde in tutta l'Europa.
Alla base c'è la volontà di spiegare tutto con la ragione, anche le conoscenze ereditate dal passato.
Innanzi tutto, si rifiutano i dogmi perché basati sulla fede. È accettata soltanto la realtà che può essere spiegata con la luce della ragione, che per questo è come se illuminasse l'oscurità del passato.
Questo movimento in Italia fu chiamato "Illuminismo", in Francia "Siècle des Lumières" ed in Germania "Aufklärung", mentre in Inghilterra prese il nome di "enlightenment"
Secondo i filosofi illuministi, la conoscenza ha come base l'osservazione della realtà e quindi l'applicazione della ragione. Per questo motivo non era ammessa alcuna religione e l'unico scopo era il raggiungimento del progresso e della felicità. Inoltre si era convinti che la storia nel corso dei secoli si ripetesse in continuazione, ma per merito della ragione era possibile correggere gli eventuali errori commessi.
Tale modo di pensare era in contrasto con la Chiesa i cui insegnamenti si basano sulla fede e sui dogmi e non sulla ragione. Occorre anche dire che qualche volta le religioni tradizionali erano giunte al fanatismo o all'intolleranza e perciò alcuni Illuministi si proclamarono atei. Nonostante questo, gli Illuministi credono nell'esistenza di un essere supremo, di cui c'è bisogno per regolare l'ordine delle cose.
Non è necessario rispettare delle regole dettate dalla Chiesa o credere nel soprannaturale; l'uomo virtuoso è quello che ricerca il bene per sé e per gli altri con l'aiuto della ragione.
Fra i più impegnati sostenitori di queste teorie, abbiamo Voltaire: egli lotta soprattutto contro l'intolleranza, il fanatismo e la superstizione.
Poichè tutti gli uomini sono in possesso della ragione, tutti gli uomini sono uguali e tutti hanno diritto a conservare i propri diritti naturali: libertà di parola, di pensiero, di religione, di proprietà privata e nessuno può privato l'altro di questi diritti fondamentali.
Di conseguenza, non aveva senso una monarchia assoluta i cui poteri derivavano da Dio ed aveva un potere illimitato sui sudditi.
La forma di governo che corrispondeva meglio ai nuovi principi illuministi era il modello inglese, in cui il governo del re era controllato da un parlamento, eletto dai cittadini. Questo era il parere di Voltaire.
Montesquieu, invece, nella sua opera "Lo spirito delle leggi", individua tre forme di governo (la democrazia repubblicana, il dispotismo e la monarchia. Esse si basano su valori diversi (la virtù, il timore, l'onore) e si collegano alle caratteristiche dei popoli, anche climatiche e geografiche.
Egli sostiene che i tre poteri esistenti in qualsiasi forma di governo (legislativo, esecutivo e giudiziario) devono essere attribuiti a tre persone diverse se si vuole garantire la libertà del cittadino.
Invece, Rousseau sostiene la necessità di un contratto sociale, cioè di un patto fra tutti i cittadini in cui gli interessi della comunità possono prevalere sugli interessi del singolo cittadino. Il governo della comunità deve essere affidato ad alcuni funzionari col compito di applicare la volontà generale che possono comunque essere revocati in qualsiasi momento.
In Italia, non si affrontò mai il problema della riforma del governo. Ci si preoccupò piuttosto di migliorare alcuni settori della società come Cesare Beccaria che sosteneva la necessità di abolire la tortura e la pena di morte.
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