Carlo Goldoni e la riforma del teatro


Carlo Goldoni nacque nel 1707 a Venezia da una famiglia benestante appassionata di teatro. Durante la sua vita studiò filosofia e giurisprudenza, ma la sua vera passione fu il teatro. Dopo aver eseguito la laurea in legge, fuggì a Milano dove crede di diventare ricco e famoso con il libretto del melodramma “Amalasunta”, però lo spettacolo fu un fallimento e così Goldoni si convinse che la sua reale vocazione era per il teatro comico.
La riforma del teatro consiste nel passaggio dalla commedia dell'arte alla commedia di carattere. Le maschere stereotipate vengono eliminate e vengono sostituite da personaggi a tutto tondo e personaggi con un vero e proprio carattere, con un forte approfondimento psicologico, che agiscono in un contesto sociale reale, ciò significa che il mondo entra nel teatro. Pertanto il teatro è fortemente influenzato dalla realtà contemporanea, non è più un luogo dove ci si poteva divertire come nella Commedia dell'Arte. Secondo Goldoni infatti la commedia è un'immagine della gente comune e per essere tale deve mostrarne i difetti per poi correggerli senza distinzioni tra classi sociali. Però Goldoni fu influenzato dal razionalismo illuminista e ciò porterà la cronaca quotidiana ad essere la vera protagonista. La struttura è composta da un testo scritto e non più dal canovaccio.
La prima opera di Goldoni che ebbe successo fu“Momolo Cartesan” (o “Uomo di Mondo”) del 1738 nella quale si nota l'influenza provocata dalla riforma, perché la parte dell'uomo è scritta con alcune indicazioni di massa, però viene scritta solo la sua parte. Questo canovaccio però rendeva la commedia ripetitiva e monotona. Soltanto nella “Donna di Garbo” troviamo un testo interamente imparato a memoria e completo di tutte le partiture. E' proprio con quest'opera che Goldoni inizia la sua rivoluzione del genere comico.
Nel 1745 Goldoni compone “Arlecchino servitore di due padroni”, un testo che inizialmente è un canovaccio, però nel corso degli anni venne interamente scritto.
La figura che determina la riforma del teatro è Girolamo Medebach, il quale offrì a Goldoni di lavorare per il teatro veneziano di Sant'Angelo, lui accettò, abbandonando la carriera di avvocato per dedicarsi alla scrittura. Medebach inoltre gli offre un'ampia libertà di continuare la sua riforma per restituire un ruolo centrale all'autore.
Goldoni gira vari teatri a Venezia e tra il 1750 e il 1751 compone sedici commedie, tra le quali ricordiamo “Il teatro comico” e “La Locandiera”. Nel 1762 va a Parigi presso il teatro della “Commedie Italienne”. Insegnò l'italiano alle figlie del re Luigi XV a Versailles e scrisse inoltre a partire dal 1784 “Le Memoires”, cioè la propria autobiografia pubblicata nel 1787. Nel 1784 fa un bilancio della sua vita, morì nove anni dopo (1793).

La storia della commedia

La commedia ha origine nella Grecia antica, nella quale si diceva che l'origine della commedia fosse da ricercare nel canto per il capro, cioè la figura del caprone era usata come capro espiatorio. Uno dei più grandi commediografi della Grecia antica fu Aristofane, il quale scriveva commedie per prendere di mira i politici dell'epoca. Durante l'Ellenismo ci sarà Menandro, con il quale progressivamente ci sarà un'innovazione, perché i personaggi acquisteranno maggiore autonomia e introspezione psicologica. Verso il '400 avremmo la cosiddetta “Sacra Rappresentazione” eseguita sui sagrati delle chiese e infine arriveremo alla Commedia dell'Arte, la quale era composta dai canovacci, cioè brevi testi che indicavano la trama dell'opera. Il lavoro più grande veniva svolto dagli attori, i quali dovevano improvvisare creando intrighi, avventure e colpi di scena. Perciò la Commedia dell'Arte veniva anche chiamata dell'intreccio o all'improvviso.

La rivoluzione del testo scritto

Quando Goldoni iniziò a scrivere per il teatro la Commedia dell'Arte è in crisi, quindi per mantenere l'interesse del pubblico ci si doveva basare su una comicità pesante, formata su scherzi osceni che vennero anche censurati. In questo modo Goldoni andò contro i principi di verosimiglianza e naturalezza. In questo periodo inoltre l'attore iniziò a collaborare con lo scrittore, così che quest'ultimo conobbe meglio la professione dell'attore e i meccanicismi del mondo teatrale. Fu proprio questa cooperazione la base del successo di Goldoni, così come Molière e Shakespeare. Nel “Momolo Cortesan” ci furono le prime battute scritte solo del personaggio protagonista, il quale doveva attenersi ad un copione scritto. Inseguito nella “Donna di Garbo” il testo fu scritto interamente dando finalmente dignità letteraria alle opere. Goldoni comunque ritornò all'alternanza di parti scritte e parti improvvisate come nell'opera “Il servitore di due padroni”. Dal 1740 le sue commedie si trasformeranno definitivamente in opere letterarie.

La stagione teatrale a Venezia

Venezia nel '700 era una delle piazze teatrali più famose ed era capace di rivaleggiare con Parigi. Il teatro era la forma di intrattenimento più diffusa, utilizzata anche per incontrarsi. La stagione teatrale a Venezia si apriva il primo lunedì di ottobre e terminava con martedì grasso e in questo periodo erano attivi sette teatri dei quali tre erano dedicati solo alla commedia. Il Carnevale era il periodo più importante della stagione, durante il quale le rappresentazioni erano molto frequenti e si annunciavano i successi e gli insuccessi della stagione. Successivamente le compagnie teatrali veneziane andavano in tournée in altre città come Milano o Genova e, a causa di questa doppia destinazione, la lingua veniva cambiata.

Realismo e satira sociale

Con le “Sedici Commedie Nuove” di Goldoni scritte nel 1750 si iniziò a sentire la necessità di rivolgersi al pubblico teatrale borghese attraverso una critica moderata sull'aristocrazia. Anche questo può essere considerato una riforma, dal momento che i nobili precedentemente erano esclusi dalla satira. Successivamente per Goldoni nel 1753, quando lavorava presso il teatro di San Luca, comincia un periodo di sperimentazioni teatrali, nelle quai prende di mira anche il ceto borghese mettendo il luce le chiusure culturali. Da tutto ciò nacquero per esempio “Trilogia della Villeggiatura” e “Le baruffe chiozzotte”.

Un nuovo linguaggio

Inseguito dell'eliminazione delle maschere, abbiamo la scoperta della potenzialità dell'espressione e contemporaneamente la ricerca di una nuova lingua.
La riforma linguistica si basa su due piani. Da un lato occorre un italiano efficacie per le scene, comprensibile senza sforzo come ne “La Locandiera”. Dall'altro viene sfruttato il plurilinguismo creato dai diversi dialetti italiani, ma concentrandosi su quello veneziano. Il dialetto in questo caso fa espressione di una gamma di situazioni sociali e psicologiche, rappresenta la voce del popolo.

Le opere - un continuo lavoro di revisione

Le opere di Goldoni sono state sottoposte ad un continuo lavoro di revisione ed adattamento, sia da parte sua e sia da chi le voleva rappresentare. In questo modo molti arrivavano a considerare il testo come un canovaccio e perciò c'era una grossa differenza tra quello che scriveva l'autore e quello che infine veniva rappresentato. Per evitare ciò Goldoni iniziò subito a pubblicare le sue opere dopo un certo intervallo di tempo rispetto alla loro prima messa in scena. Così facendo Goldoni riesce a superare l'ambito spazio-temporale della stagione teatrale veneziana e della successiva tournée, in modo da raggiungere un pubblico il più ampio possibile. Venne così considerato anche un letterario, ma ciò serviva per diffondere la riforma.

La Locandiera

Quest'opera fu rappresentata per la prima volta il 26 dicembre del 1752 ed è la commedia più importante e famosa, scritta da Goldoni durante la stagione 1752-1753, cioè l'ultimo anno in cui lavora per Medebach al teatro Sant'Angelo. La Locandiera è una commedia di carattere nella quale non abbiamo la presenza delle maschere. La protagonista dell'opera è Mirandolina, una locandiera toscana dalla personalità giocosa e pratica, ma non priva di ambiguità morale. La donna infatti ama essere circondata da spasimanti e per arrivare a ciò, inganna gli uomini con lo scopo di arrivare al matrimonio. Con questa figura Goldoni vuole riequilibrare gli attacchi alla nobiltà creando una borghese dalla condotta scorretta. Per difendersi dalle critiche l'autore afferma nella presentazione che tutto ciò ha un fine morale, cioè vuole mettere in guardia gli uomini sui possibili inganni delle donne e ad esse insegnare come non devono comportarsi.

La trilogia della villeggiatura

La satira dei difetti della borghesia continua con una trilogia scritta da Goldoni per il teatro San Luca nel 1761. La prima “Le smanie per la villeggiatura” è un altro dei capolavori di Goldoni. Il “villeggiare” è il centro delle tre commedie, si parla cioè delle vacanze in campagna di un gruppo di ricchi borghesi, dove si notano i loro valori superficiali in contrapposizione al buon senso dei servi. Dopo aver criticato l'inutilità della nobiltà, Goldoni si rese conto che anche la borghesia, classe sociale che aveva esaltato ne “La Locandiera”, era moralmente manchevole.


La commedia di Goldoni

Prima fase:
Abbiamo le commedie riformate e con esse entrano in scena personaggi femminili. Abbiamo inoltre un conflitto tra nobiltà e borghesia, nel quale quest'ultima trionfa.
Titoli: “La Locandiera” “La bottega del caffè” “La Putta Onorata”
Seconda fase:
Abbiamo la riscoperta del popolo e i suoi valori incorrotti e una forte critica alla borghesia.
Titoli: “Il Campiello” “I Rusteghi” “La trilogia della villeggiatura” “Le baruffe chiozzotte”
Terza fase:
Titoli: “Mémoires” “Il burbero benefico”

Venezia al tempo di Goldoni

I grandi eventi storici del '700 non interessarono direttamente Venezia che rimase in una posizione di neutralità. La Serenissima difese i suoi possedimenti nel Mediterraneo orientale attaccato dai turchi. Nel 1718 con il trattato di Passarowitz Venezia non ebbe più il controllo del Peloponneso ceduto all'impero ottomano. Conservò Cipro, la Dalmazia e il territorio lombardo fino a Bergamo. L'attività commerciale era in mano alla borghesia. Ricordiamo anche che Venezia era una colonia dell'Arcadia.

Enciclopedia = termine che deriva dall'espressione greca enkylios paidéia e significa educazione circolare, cioè completa, la quale comprende tutto ciò che è conosciuto. Con ciò possiamo capire che l'idea di raggruppare tutto lo scibile in un unico sistema è già antica. (Illuminismo)

NB. Goldoni spiega che per avere successo, il teatro non deve seguire le regole tradizionali, come le unità aristoteliche, e nemmeno le opere straniere; ma il teatro deve seguire il mondo, cioè la quotidianità della vita borghese e popolare.

Riflessione su Luigi Pirandello

Luigi Pirandello indica in un libro scritto nel 1908 una differenza tra comicità e umorismo. Spiega che la comicità significa “avvertimento del contrario”, cioè ridere per il gusto di farlo senza capirne il motivo. Umorismo invece significa “sentimento del contrario”, cioè ridere riflettendo sulla scena che sto vedendo.
Es. Pirandello dice che una vecchietta imbellettata su due piedi può far ridere, ma noi dobbiamo riflettere sul perché si sia conciata così. Quindi non dobbiamo ridere, ma sorridere, cioè fare umorismo.

La putta onorata

Bettina si sta rifiutando di sedere vicino al marchese Ottavio, così che quest'ultimo è costretto ad alzarsi. Cerca inoltre di toccare la mano della ragazza, ma quest'ultima la respinge con determinazione, invitandolo ad andarsene. L'uomo allora sferra un ultimo attacco alla virtù della donna promettendole di fare la sua fortuna, ma anche questa volta Bettina ha la meglio su di lui e arriva a rifiutare diamanti e denaro in nome della sua reputazione.

Riflessione sulle didascalie

Queste contengono informazioni sulla recitazione, danno indicazioni sulle azioni e sui movimenti che i personaggi devono compiere, sul modo in cui devono essere pronunciate alcune battute (r. 1 “da se”). Interessanti sono le didascalie relative a Bettina: “con cera brusca” r. 20, la quale rivela il contegno deciso e quasi sdegnoso verso il marchese; “guardando la porta” r. 18, la quale sottolinea la sua insofferenza per il comportamento della sorella che esce dalla stanza per sfuggire da quest'inghippo.

La putta di Venezia

Per lei la reputazione è la cosa che conta e per questo esprime un giudizio severo sulle donne dimostrando di voler distinguere quelle onorate da quelle di malaffare. Conosce il fatto che a Venezia ci sono troppe donne che pensano solo ai bagordi (r. 42-44) e accetterebbero la proposta del marchese. Lei però è diversa e lo afferma con decisione, in quanto si indigna perché Ottavio tende a metterle tutte a mazzo, ovvero non distinguere tra le veneziane oneste e non.

Riflessione sui personaggi

Bettina è una giovane veneziana di sani principi che è tormentata da Ottavio, il quale è un uomo già sposato. I due sono soli perché la sorella di Bettina si è allontanata per dare modo al marchese di fare le sue proposte amorose. Bettina non approva questo comportamento che rivela come la sorella abbia una mentalità molto diversa dalla sua, infatti all'inizio della scena esprime un giudizio molto secco (r. 1-18). Bettina non ha la minima intenzione di offrirsi al marchese, come rivelano le sue reazioni alle proposte. Tuttavia Ottavio non si da per vinto perché cerca di piegare Bettina al suo volere, perché è convinto che al suo rango sia concesso tutto. Infatti lui sta chiedendo a Bettina obbedienza, la quale dev'essere sottomessa a lui (r. 20). Il marchese è il simbolo della nobiltà dell'epoca priva di valori, molto presuntuosa e decisa a concretizzare le sue voglie. Quindi si può dire che in questa commedia la nobiltà viene stigmatizzata, cioè presa in giro.

Caratteristiche de “La locandiera”

La Locandiera è una delle commedie riformate nella quale si nota il passaggio dalla commedia dell'Arte a quella di carattere. Caratteristiche:
• Non c'è la presenza dell'improvvisazione, perché il testo è interamente scritto;
• Non ci sono maschere o stereotipi, ma solo personaggi caratterizzati da precisione psicologica e soprattutto si evolvono durante il corso della storia;
• L'interesse è legato all'analisi e non alla vicenda in generale, lo svolgimento è lineare senza colpi di scena;
• Il dialetto viene utilizzato solo da Fabrizio e inseguito viene eliminato per l'edizione da stampare;
• Il messaggio dell'autore si propone attraverso una vicenda dagli esiti morali positivi e la volgarità di alcune commedie tradizionali.

Trama della locandiera

La vicenda è ambientata in Toscana nella locanda di Mirandolina, nella quale si incontrano il marchese e il ricco conte che si contendono la locandiera. Abbiamo inoltre un altro personaggio che ha giurato odio eterno alle donne e infine Fabrizio, il cameriere segretamente innamorato di Mirandolina e geloso degli altri uomini. La locandiera provoca i suoi corteggiatori senza mai concedersi con lo scopo di arrivare ad un matrimonio, ma ancor prima di essere servita, vagheggiata, adorata. L'indifferenza del cavaliere invece colpisce Mirandolina e la spinge a compiere manovre seduttive finché l'uomo si trasforma in una persona presa dall'amore e asservito a una donna. Ottenuto il suo scopo la donna rifiuta le sue offerte e il cavaliere, ferito nell'orgoglio, sfida a duello il conte. Mirandolina però interviene con sarcastiche frecciatine.
Infine la locandiera decide di seguire uno stile di vita più ortodosso e si sposa con Fabrizio, uomo della sua stessa calasse sociale. (evoluzione psicologica del personaggio)

Riflessione sulla locandiera

Atto secondo: Mirandolina nella conversazione asseconda il cavaliere di Ripa Fratta e gli fa capire di nutrire simpatia per lui. Costui sentendo correre il rischio di innamorarsi, decide di partire e chiede il conto. Mirandolina, la quale va di persona a portarglielo, ad un tratto è colta da un malore e sviene: il cavaliere la soccorre e nell'emozione rivela il suo sentimento. A questo è punto Mirandolina ha raggiunto il suo scopo, mentre ostenta il massimo di sincerità, realizza il massimo di finzione.
Atto terzo: il cavaliere manda a Mirandolina in regalo una boccetta d'oro contenente spirito di melissa, ma lei rifiuta. Egli si reca nella stanza dove lei sta stirando, mentre il cameriere Fabrizio le porta i ferri sempre caldi. Ella però rifiuta nuovamente. Mirandolina si rende conto di aver spinto il gioco troppo oltre e decide di sposare Fabrizio, perché era della sua stessa classe sociale e perché il padre lo desiderava. Nasce un duello tra il conte e il cavaliere, però vengono fermati da Mirandolina, la quale annuncia il suo matrimonio con Fabrizio.
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