Il Decadentismo


L’ottocento si chiude nel segno di un’impetuosa reazione al Positivismo. La nuova cultura viene definita di fine secolo poiché, oltre ad essere nata alla fine del 19esimo secolo, portava con se il sentimento allarmante di essere entrati in una fase di irreversibile decadenza, di essere prossimi alla fine della civiltà umanistica, soppiantata dall’inciviltà dilagante del brutto, dell’alienazione (Pirandello) e della materia. Questa cultura contesta in maniera radicale il primato della scienza che non è riuscita a tener fede alle sue promesse trionfalistiche. Il sentimento nato non era soltanto per gli intellettuali ma coinvolgeva tutta la società.
Il sentimento che viene provato è quello del languore, che associa alla sfera del godimento l’idea di sfinimento, di esistenza ridotta allo stremo, e non più la malinconia. Questo sentimento da il titolo all’opera “Languore” di Paul Verlaine che viene oggi considerato il manifesto del Decadentismo poiché teorizza che la raffinatezza sia propria delle epoche di decadenza.
Uno dei temi che verrà approfondito è quello dello spleen (noia) che l’uomo cerca di affogare nei piaceri.
L’uomo decadente era definito blasé, cioè un borghese scettico e annoiato che, avendo già compiuto tutte le esperienze, se ne ritrae sazio e disgustato, senza porre più fede in nulla, ma senza farne per questo un dramma.
Il Decadentismo si sviluppò in tre direttrici distinte: Estetismo, Simbolismo e Spiritualismo.

Estetismo


Con lo scadimento del gusto prodotto dalla società positivista, la reazione di fine secolo si interessò del valore supremo della bellezza e la sensibilità del bello divenne segno di distinzione sociale.
L’esteta è per definizione uno snob (sine nobilitate: in origine indica persona rozza che cerca di essere nobile). Egli prova orrore per le cose dozzinali e disprezzo per cioè che è alla portata di tutti. Il romanzo “Controcorrente” di Huysmans è il primo che definisce l’Estetismo in termini di modus vivendi, di stile di vita.
Il prodotto tipico dell’Estetismo fu il dandy che è emblematicamente incarnato da Oscar Wilde scrittore de “Il ritratto di Doria Gray” e dall’italiano Gabriele D’Annunzio scrittore de “Il piacere”. Il dandy non sa cosa sia la naturalezza e ogni particolare del suo atteggiamento in pubblico è dovuto ad uno studio meticoloso.
La vita come un’opera d’arte: Walter Pater (critico e scrittore inglese) nel suo romanzo di formazione “Mario l’epicureo” cerca di trasformare la vita stessa in un’unica ed interrotta opera d’arte. Così cerca di fare Gabriele D’Annunzio con la sua persone e viene così considerato l’introduttore dell’Estetismo in Italia.
L’ “arte per l’arte”: essa doveva essere pura, doveva celebrare se stessa al di fuori di ogni finalità pratica o polemica. 
La femme fatale: è la donna dominatrice che risucchia ogni energia vitale, ne spegne la volontà, lo asserve ai propri piaceri, spingendolo fino al delirio e alla perdizione.

Simbolismo


I misteri della vita e della morte non erano stati rimossi dalla cultura positivista e il sentimento del mistero tornò ad affermarsi nel cuore della letteratura di fine secolo. All’opera d’arte si chiedeva di esplorare l’inconoscibile, l’esperienza dell’assoluto, il contatto con l’oltre, il tutto.
Il poeta diventò veggente (vate, visionario) dotato di uno sguardo speciale in grado di capire la realtà misteriosa, egli riceve un’illuminazione, una verità che gli si rivela con l’intensità di un’epifania.
Come era successo a Dante anche i poeti simbolisti non riescono ad esprimere a parole alcune situazioni è per questo che la poesia diventa fonosimbolica (affida il proprio messaggio alla ritmica e al suono delle parole. Vengono perciò utilizzate molte figure retoriche di suono (anafora, allitterazione, onomatopee,..) e figure retoriche di concetto (metafora, sinestesia, ossimoro).
La modalità che riassume in se questo linguaggio poetico è il simbolo, cioè un’immagine densa e irradiante in cui si sovrappongono e si mescolano più significati, esso è indecifrabile.
La poesia simbolista è definita anche oracolare (predice il futuro, oracolo), per il poeta scrivere versi non è un lavoro ma un’ardua vocazione.
La scuola simbolista nacque in Francia con Moreas, Rimbaud, Verlaine e Mallarmè.
In Italia il poeta più vicino al Simbolismo è Giovanni Pascoli.


Spiritualismo


Lo Spiritualismo è una corrente che nasce in Russia da Dostoevskij e Tolstoj, tutta la cultura antipositivista di fine secolo fu intrisa di istanze religiose e fermenti spirituali, ciò si esplicò in molteplici forme come ad esempio la teosofia (o dottrina che assomma in se i caratteri della religione e della filosofia). Gli scrittori affrontano le grandi questioni morali e religiose come l’esistenza di Dio, il male nel mondo,..
In Italia il maggior esponente è Antonio Fogazzaro che scrive “Piccolo mondo antico”. Papa Leone XIII nella sua enciclica “Rerum novarum” espone la dottrina sociale della Chiesa: questa viene considerata una sorta di “modernismo” (ritorno allo spirito genuino delle prime comunità cristiane, applicazione del metodo scientifico agli studi biblici,..).

La poesia


Nell’800 il romanzo aveva avuto un grandissimo successo e a farne le spese maggiori fu la poesia epica ma anche la poesia lirica. Gli scrittori avevano due strade percorribili: rivendicare la poesia con la sua superiorità o scrivere la prosa in poesia.
Uno dei più grandi innovatori fu Carducci che tentò di rendere in italiano la metrica greca e latina, fondata non sull’accento tonico delle parole, ma sulle quantità e si basava quindi sulla lunghezza delle sillabe. Questo metodo fu definito “ode barbara” perché ricalcava goffamente le poesie greche e latine come se fosse uno straniero a parlare in una lingua non sua. Rinunciò inoltre alla rima ed utilizzo frequentemente il principio dell’isosillabismo.
Per Pascoli il sistema di rime è invece chiuso e diventa un forte elemento musicale, fonosimbolico e suggestivo, la metrica è fissa con l’uso del novenario (verso poco usato).
D’Annunzio si libera da qualsiasi vincolo utilizzando anche versi trisillabi, utilizzando invece strofe lunghe creando estesi periodi.

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