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Il movimento poetico del decadentismo


Il termine deriva dal francese décadent, come lo stato d’animo del poeta Verlaine nei confronti della società contemporanea. Il termine serviva a testimoniare la percezione di un’epoca ormai al tramonto, fu utilizzato dalla critica per indicare quei poeti che rifiutavano la morale borghese e si ponevano al di fuori della norma. In seguito fu utilizzato dagli stessi poeti per indicare la loro diversità nel riguardo del presente e l’estraneità rispetto alla società borghese.

Principio comune del movimento fu la reazione allo spirito del Positivismo. Negli ultimi decenni dell’Ottocento l’ottimismo veniva offuscato dalla Grande depressione con conseguente crisi agraria e industriale e profondo disagio sociale. Intellettuali e artisti capirono che in una società dominata dalla borghesia e dal profitto occorreva fare una bandiera della propria diversità.


Il termine Decadentismo viene usato in due casi: generalmente indica una stagione di sensibilità, di gusto e di cultura; in modo più specifico indica un movimento letterario che si diffuse in molti paesi a partire dalla Francia sulla base del rifiuto della tradizione letteraria precedente. Esso fu un movimento eterogeneo, alcuni studiosi pensano che l’inizio dell’età decadente fu negli ultimi decenni dell’Ottocento e la fine nei primi anni del Novecento.

La letteratura nell’età del Decadentismo
Tra gli elementi centrali dell’ideologia ci furono: la critica del mondo borghese, l’anticonformismo, il rifiuto dell’ottimismo positivista e della fiducia nella razionalità, il rifiuto dell’impegno politico dell’artista e l’arte come valore assoluto, l’eccezionalità dell’artista (l’artista è un veggente, un esteta, un superuomo), criteri soggettivi come l’intuizione, l’irrazionalità e la bellezza.

Sono vari I testi che si possono considerare manifesti programmatici: I fiori del male di Baudelaire e Arte poetica di Verlaine; ma anche A ritroso di Huysmans, considerato come il testo simbolo del Decadentismo, Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.

Tra le figure ricorrenti della letteratura decadente ci sono: l’artista maledetto che assume atteggiamenti di ribellione e vita sregolata (poeti maledetti e Oscar Wilde), l’esteta, o dandy, personaggio aristocratico che ama circondarsi di oggetti raffinati e disprezza la vita dell’uomo comune, il superuomo, che afferma la propria eccezionalità, la donna ambigua e sensuale, il malato, come il protagonista de Il fu Mattia Pascal.

La poesia decadente fu influenzata dal Simbolismo francese in certi aspetti: nella scelta di una poesia pura, nell’uso di un linguaggio allusivo in cui la parola può acquistare valore per la sua musicalità, una sintassi imprecisa e vaga, l’abbandono della metrica tradizionale per fare spazio al verso libero.

L’attenzione per l’interiorità dei personaggi e l’analisi del loro disagio esistenziale costituisce il filo conduttore di una nuova stagione narrativa: il romanzo della crisi, definita così perché fiori tra l’inizio del XX secolo e il primo dopoguerra.

In Italia, aspetti decadenti si notarono solo in D’Annunzio e in Pascoli ma anche nel Crepuscolarismo e in Dino Campana.

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