Decadentismo europeo e italiano

Il 26 maggio 1883 sul periodico parigino “Le Chat Noir”, Paul Verlaine pubblichiamo un sonetto dal titolo “Langueur”, in cui affermava di identificarsi con l’atmosfera di stanchezza E di sistemazione spirituale dell’impero romano alla fine della decadenza. Queste idee erano proprie di circoli d’avanguardia, che si contrapponevano alla mentalità portoghese benpensante che ostentavano atteggiamenti bohémien e idee deliberatamente provocatorie, ispirandosi al modello maledetto di Baudelaire.
Il movimento trova il suo portavoce nel 1886 nel periodico “Le Decadent”. Come vere proprio manifesto di queste tendenze si offrì il romanzo “A rebours” di Huysmans.
Il termine originariamente indicava un determinato movimento letterario, in cui erano in giorno tendenze che poi sarebbero state riprese si sarebbero autonomamente sviluppate in altri contesti più vasti, la storiografia letteraria italiana, nel corso del Novecento, assunta il termine disegnare una intera corrente culturale, dimensione europea, che si colloca negli ultimi due decenni dell’Ottocento, con propaggini nel primo Novecento, taluni, anzi, hanno proposto di usare la formula a definire un intero periodo storico, che ingloba stesso Novecento.
Il termine può avere un significato ristretto e specifico, a designare un movimento precisamente collocato nel tempo e nello spazio e con un programma definito, ma può anche assumere un significato più ampio e indicare un’intera corrente culturale o addirittura un intero periodo, nella complessità delle sue componenti. L’uso del termine in questa seconda accezione è diffuso però prevalentemente nella storiografia letteraria italiana, mentre in altri paesi sono preferite diverse denominazioni, ad esempio “Simbolismo”.
Anche se il decadentismo appare come una somma di manifestazioni tra loro anche assai differenti, al suo interno si possono individuare dei denominatori comuni, che autorizzano ad usare una formula unica e onnicomprensiva.
La base della visione del mondo decadente è un irrazionalismo misticheggiante, che riprende ed esaspera posizioni più largamente presenti nella cultura romantica della prima metà del secolo. Viene radicalmente rifiutata la visione pozzi di mistica, ed è ormai cristallizzata in luoghi comuni: la convinzione che la realtà sia un complesso di fenomeni materiali, regolati da leggi ferree, meccaniche e deterministici, che la scienza, una volta individuate tali leggi, possa garantire una conoscenza oggettiva e totale della realtà e, attraverso di essa, il dominio dell’uomo sul mondo, il progresso indefinito. Il decadente al contrario ritiene che la ragione la scienza non passono dare la vera conoscenza del reale perché l’essenza di esso e aldilà delle cose. Se per la visione comune le cose possiedono una loro oggettiva, solida, individualità, che le isola le une dalle altre, per questa visione mistica tutti gli aspetti dell'essere sono legati tra loro da arcane analogie e corrispondenze, che sfuggono alla ragione e possono essere colte sono in abbandono di empatia irrazionale.
L’uomo è coinvolto da una rete di corrispondenze: la visione decadente propone una sostanziale identità tra io e mondo, tra soggetto e oggetto, che si confondono in un’arcana unità.
La scoperta dell’inconscio e il dato fondamentale della cultura decadente, era un continente che romantici avevano avvistato, costeggiato ed esplorato in parte; ma è l’anima decadente che ora osa avventurarsi sino un fondo in questa zona tenebrosa, astratta da un fascino profondo, irresistibile. Come strumenti privilegiati del conoscere vengono indicati tutti gli stati abnormi e irrazionali dell’esistere: la malattia, la follia, la nevrosi, il delirio, il sogno dell’incubo, l’allucinazione, l’uso di alcol, assenzio e droghe. Vi sono poi per i decadenti altre forme di estasi che consentono quest’esperienza dell’ignoto e dell’assoluto. Sei io il mondo non sono in realtà distinti, io individuale può annullarsi nella vita del gran tutto, confondersi nella vibrazione stessa della materia, è l’atteggiamento definito “panismo”.
Un altro tipo the stato Di grazia È costituito dalle epifanie, un particolare qualunque della realtà, chiappare insignificante alla visione comune, si carica all’improvviso di una misteriosa intensità di significato, che affascina come un messaggio proveniente da un’altra dimensione, come rivelazione momentanea di un assoluto.
Tre momenti privilegiati della conoscenza, per i decadenti, via soprattutto l’arte. Il poeta, il pittore, il musicista non sono solo abili artefici, capaci di adoperare magistralmente la parola, il colore, la nota, ma dei sacerdoti di un vero proprio culto, dei veggenti capaci di spingere lo sguardo là dove l’uomo comune non vede nulla, di rivelare l’assoluto. Per questo l’arte a fare il valore più alto. L’esteta è colui che assume come principio regolatore della sua vita non li valori morali, il bene e il male, il giusto e ingiusto, ma solo il bello, ed esclusivamente in base ad esso agisce e giudica la realtà. Arte vita per lui si confondono, nel senso che la seconda è assorbita interamente dalla prima. Tutta la realtà è da lui filtrata attraverso l’arte. Il bello è una vera e propria religione. Ne segue che l’arte non è più rappresentazione della realtà storica e sociale, ma depurata di tutti gli intenti pratici e utilitaristici, diviene arte pura, poesia pura.
La parola poetica non può più essere strumento di una comunicazione logica, razionale, ma si propone di agire su una zona più profonda e oscura, assumendo un valore puramente suggestivo ed evocativo. Sia una vera e propria rivoluzione del linguaggio poetico: Alle immagini nitide e distinte si sostituisce impreciso, il vago, l’indefinito, che solo il capace di evocare senza ulteriori misteriosi. La parola smarrisce la sua funzione di strumento comunicativo immediato e recupera quell’ancestrale di formula magica, capace di rivelare l’ignoto. Essa diviene inevitabilmente oscura, al limite dell’incomprensibilità. Anche se il poeta vuole comunicare, lo fa in forme cifrate, allusive, enigmatiche, rivolte pochi iniziati, perché solo sono in grado di accedere al mistero e di comprendere il suo linguaggio. Si rivela qui il carattere estremamente aristocratico dell’arte decadente, che rifiuta di rivolgersi al pubblico borghese, ritenuto mediocre e volgare. La scelta è motivata dall’imporsi della nascente cultura di massa, che offre al grande pubblico prodotti fatti in serie, meccanicamente ripetitivi, come romanzi d’appendice o racconti ameni pubblicati su giornali e riviste per famiglie. L'artista sente il bisogno di difendersi, di differenziarsi, e si rifugia nel linguaggio cifrato ed ermetico per salvare l'arte vera, l’aura divina che la circonda, e che la riproduzione meccanica destinata al mercato borghese sta compromettendo e cancellando. Si delinea in questo periodo una frattura radicale tra artista e pubblico, tra intellettuale e società, frattura che esaspera l’estremo limite il conflitto già profilatosi in età romantica. I mezzi tecnici attraverso cui lo scrittore decadente ottiene questi effetti di segreta suggestione sono varie. La musicalità: La parola vale non tanto quale significante logico, che richiama un preciso referente reale, ma qual è pura felicità, che si carica di valori magicamente evocativi e suscita e ti profondi. La musica è la suprema fra le arti, proprio perché è la più indefinita, perché è svincolata da ogni significato logico e referenziale. Walter Pater afferma che tutte le arti tendono costantemente alla condizione della musica.Lo strumento linguistico forse più usato è tuttavia quello metaforico, analogico. La metafora non ha più nulla del tradizionale tropo, inteso come ornamento dell’espressione, ed appare ben diversa dalla stessa metafora barocca. La metafora decadente presuppone una concezione razionalistica, è l’espressione di una vera simbolica visione del mondo, dove ogni cosa rimanda ad altro, allude alle reti di segrete relazioni che uniscono le cose in un sistema di analogie universali. Essa non è regolata da un semplice rapporto di somiglianza tra due oggetti, ma unisce legami impensati tra realtà fra loro remote, brucia gli anelli intermedi della catena analogica costringendo a voli vertiginosi, inoltre, il secondo termine di paragone resta spesso oscuro e misterioso. Il rapporto simbolico è diverso da quello analogico, che era proprio del medioevo: l'allegoria postula un rapporto nettamente codificato tra il significante significato, il simbolo invece è oscuro e misterioso, allusivo, polisemico, cioè caricabile di vari sensi. Affine alla funzione della metafora e quella della sua anestesia. Essa è una fusione di sensazioni, nel senso che impressioni che colpiscono un senso evocano altre impressioni relative a sensi diversi. Essa, come la metafora, rimanda a una rete simbolica sotterranea a reale e presuppone una segreta unità del tutto, una zona oscura dove le varie sensazioni e la realtà che le provocano si fondono in un complesso indistinto. Si tenta anche con la fusione dei vari linguaggi artistici, al fine di ottenere con un’arte effetti che sono propri di arti diverse, suggestioni musicali con la parola, plastiche e visive con la musica. Nel decadentismo vi è l’ammirazione per le epoche di decadenza, la grecità alessandrina, La tarda latinità imperiale, l’età bizantina, In cui l’esaurirsi delle forze si traduce in estrema, squisita raffinatezza. Al culto per la raffinatezza estenuata di tali epoche, si unisce il vagheggiamento del lusso raro e prezioso e della lussuria, complicata da perversità e crudeltà. L’affascinante danneggiamento delle più sottili perversioni, delle crudeltà più afferrate e cerebrali percorre le pagine dei decadenti. Buona parte della letteratura decadente è segnata dal sadismo. Al tempo stesso si manifesta una sensibilità acutissima, esasperata, al limite della nevrastenia. Tra gli altri temi si ha il vitalismo, ovvero l’esaltazione della pienezza vitale senza limiti e senza freni; il superomismo: esaltazione dell’individuo superiore alla massa, che domina la realtà con forza ed energia; l’inettitudine e il vittimismo: l’incapacità di realizzarsi pienamente nella realtà; il maledettismo: scelta deliberata di una condotta di vita viziosa e abbietta; estetismo: culto del bello come valore assoluto; il mito del fanciullino: regressione a forme di sensibilità infantile e a forme di conoscenza prerazionali.
Tra romanticismo e decadentismo non vi è soluzione di continuità, le tendenze e le tematiche del decadentismo non possono trovare riscontri o anticipazioni nel clima romantico, in particolare nel romanticismo tedesco e inglese. I suoi aspetti si individuano rispetto a romanticismo più come svolgimenti, accentuazioni, esasperazioni che come novità assolute. La letteratura del romanticismo aveva ambizioni costruttive, mirava B sintesi esaustive, alle vaste costruzioni concettuali artistiche; ora non si punta più alla totalità, ma solo frammento; Il singolo particolare assume un valore assoluto, vale quanto l’insieme. Ne deriva che lo slancio verso l’ideale che consentiva agli scrittori romantici forme di impegno, ora porta il decadente ad esaltare l’artificio, la complicazione, ciò che è il prodotto di un lavoro squisito, cerebrale. Il romanticismo esaltava la forza creatrice mediata dal genio, si poneva come valore supremo la natura, ciò che è spontaneo e immediato. La continuità tra romanticismo decadentismo corrisponde alla sostanziale omogeneità nelle condizioni della vita materiale dell’arco del secolo: la crisi della coscienza, il rifiuto della realtà, le tematiche negative, tutti fattori che accomunano romanticismo decadentismo, si possono collegare a omogenee reazioni di poeti e artisti delle due età di fronte tratti più inquietanti del moderno assetto capitalistico e industriale. Il motivo della crisi è particolarmente sentita dagli intellettuali perché le trasformazioni sociali li investono direttamente violentemente. L'artista si sente anch'egli ridotto ad un minimo, trascurabile ingranaggio della gigantesca società di massa. Proprio per questo reagisce disperatamente accentuando la sua diversità e la sua eccezionalità attraverso l'estetismo, il maledettismo, il superomismo, che possono essere letti come un tentativo di esorcizzare mascherare una condizione avvilente di declassazione e di massificazione. Lo scrittore poi preso da un altro ingranaggio perverso: scrivere ormai può voler dire solo produrre per un mercato; l'opera d'arte si riduce sempre più a merce. L'artista cerca di reagire rifiutando di rivolgersi al pubblico comune, individuando una cerchia ristrettissima di iniziati a cui indirizzare le proprie opere e accentuando le caratteristiche ermetiche del suo linguaggio, di salvarne l’aura ineffabile.
Un terzo meccanismo minaccia ancora di schiacciare lo scrittore, ed è il conflitto tra capitale e lavoro: da un lato il proletariato, sotto la spinta delle teorie marxiste, si pone sempre più in antagonismo nei confronti del capitale, dandosi una salda organizzazione, esasperando lo scontro con scioperi ad oltranza che paralizzano la produzione per lunghi periodi e con manifestazione anche violente.
Invece decadentismo naturalismo sono fenomeni culturali paralleli e compresenti. Le loro opposte fisionomie si possono solo spiegare col fatto che esse sono espressioni di gruppi intellettuali diversi, che diversamente si collocano nei confronti di un medesimo contesto storico. Gli scrittori naturalisti sostanzialmente sono integrati nell’ordine borghese, ne accettano l’orizzonte culturale, costituito dal positivismo, dello scientismo, dal materialismo, dalla fiducia nel progresso. Al massimo, come avviene in Zola, possono usare quegli strumenti per criticare gli aspetti più aberranti del sistema, ma non si pongono in alternativa radicale rispetto adesso, ritengono pur sempre di poter riformare migliorare. Gli scrittori decadenti sono quelli che patiscono più profondamente le contraddizioni del sistema dei meccanismi di esclusione e di emarginazione, quindi rifiutano radicalmente l’ordine esistente con i loro atteggiamenti maledetti ed estetizzanti, uscendo totalmente dall’orizzonte culturale borghese con le loro scelte antimaterialisti ed antiscientiste, irrazionalistiche, misticheggianti.
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