“Chi dice donna dice.....?”
...Danno ....Angelo ...Nemica /Amica
Giovenale e la sua indignatio contro Beatrice come e Montale.
Dante e la visione di D'Annunzio, Svevo
le donne “Donna Angelo”
...Bellezza ...Maternità
Le donne in scultura con Canova
La donna vista da Schopenhauer solo come strumento di procreazione
... Novelists ...Suffragette
Margherita Hack e le stelle
Jane Austen and Emily Bronte
Le donne nella storia e il movimento femminista
Il campo magnetico terrestre
La donna nella letteratura latina con Giovenale
Sin dai “tempi di Roma”, la donna subisce una notevole trasformazione: da donna-oggetto, a donna-soggetto, quindi la sua emancipazione. Anche se diversamente in ogni epoca, la donna è stata comunque oggetto di grande considerazione, sia a livello storico che letterario. Percorriamo le tappe della sua evoluzione, partendo da Giovenale.
Giovenale
Biografia
Le notizie sulla sua vita sono poche e incerte, ricavabili dai rari cenni autobiografici presenti nelle sue sedici satire scritte in esametri, giunte fino ad oggi e da alcuni epigrammi a lui dedicati dall'amico Marziale.
Giovenale nacque ad Aquino, nel Lazio meridionale, da una famiglia benestante che gli permise di ricevere una buona educazione retorica, poiché nella prima satire, databile poco dopo il 100 d.C., si definisce non più “iuvenis” (implica che avesse almeno 45 anni). Intorno ai trent'anni cominciò ad esercitare la professione di avvocato, dalla quale però non ebbe i guadagni sperati e ciò lo convinse a dedicarsi alla scrittura, alla quale arrivò in età matura, circa a quarant'anni (dopo la morte dell'imperatore Domiziano).
Visse soprattutto all'ombra di uomini potenti, nella scomoda posizione di “cliente”, privo di libertà politica e di autonomia economica: è probabilmente questa la causa del pessimismo che pervade le sue satire e dell'eterno rimpianto dei tempi antichi. Scrisse fino all'avvento dell'imperatore Adriano e non si sa con certezza la data della sua morte, sicuramente posteriore al 127, ultimo termine cronologico ricavabile dai suoi componimenti. Scarsamente attendibile è la notizia secondo cui fosse stato condannato all'esilio in Egitto dallo stesso Adriano, che non aveva apprezzato i toni offensivi di alcuni suoi versi.
Ideologia e pensiero
Per Giovenale la letteratura mitologica era troppo lontana dal clima morale corrotto in cui viveva la società romana del suo tempo: per questo motivo considerò la satira non soltanto la sua musa, ma anche l'unica forma letteraria in grado di denunciare al meglio i vizi dell'umanità a lui contemporanea. Inoltre solo nelle satire di Giovenale alla denuncia si aggiunge una protesta sociale.
In quanto scrittore di satire, Giovenale è stato spesso accostato a Persio, ma tra i due vi è una profonda differenza: Giovenale non crede che la sua poesia possa influire sul comportamento degli uomini perché, a suo dire, l'immoralità e la corruzione sono insite nell'animo umano; pertanto egli si limitò a gridare la sua protesta astiosa, senza coltivare illusioni di riscatto.
Il rifiuto del pensiero moralistico è una delle componenti più importanti della poetica di Giovenale, così come l'astio sociale: per lui, non ci sono più le condizioni sociali che possano portare alla ribalta grandi letterati come Mecenate, Virgilio ed Orazio nel periodo augusteo, perché il poeta, nella Roma dei suoi tempi, è bistrattato e spesso vive in condizioni di estrema povertà tanto che spesso è la miseria che lo ispira. Per Giovenale la ricchezza è vista come fonte di ingiusta discriminazione, nelle sue satire i ricchi non appaiono come persone stolte ma ingiusti detentori di patrimoni che derivano da attività immorali.
Questa radicale avversione contro le iniquità e le ingiustizie, che lo portarono anche a declamare versi di rabbia e protesta, sono stati interpretati da alcuni come segnali di un atteggiamento democratico di Giovenale.
Questo modo di intendere Giovenale è però molto superficiale: al di là di qualche verso scritto in favore degli emarginati, l'atteggiamento di Giovenale è di inequivocabile disprezzo nei loro confronti, in quanto essi non hanno avuto l'intelligenza necessaria per uscire dalla loro condizione.
Più che un democratico solidale Giovenale fu un idealizzatore del passato, ovvero quel buon tempo in cui il governo era caratterizzato da una sana moralità “agricola”. Questa utopica fuga dal presente rappresenta l'implicita ammissione della frustrante impotenza di Giovenale, dato che nemmeno lui era in grado di “muovere le coscienze”.
Negli ultimi anni della sua vita il poeta rinunciò espressamente alla violenta ripulsa dell'indignazione ed assunse un atteggiamento più distaccato, mirante all'apatia, all'indifferenza, forse allo stoicismo, riavvicinandosi a quella tradizione satirica da cui in giovane età si era drasticamente allontanato. Le riflessioni e le osservazioni, un tempo dirette ed esplicite, divennero generali e più astratte, oltreché più pacate. Ma la natura precedente del poeta non andò distrutta completamente e tra le righe, magari dopo interpretazioni più complesse, si può ancora leggere la rabbia di sempre. Si parla di un “Giovenale Democriteo”, per designare il Giovenale degli ultimi anni, lontano dall'indignatio iniziale e vicino alla superiore indifferenza del filosofo greco Democrito, che era solito ridere dei vizi degli uomini. È difficile individuare le ragioni di questo cambiamento di prospettiva, nel quale c'è chi ha visto un'apertura ottimistica, in concomitanza con il trono di Adriano e chi, invece, ha riconosciuto un atteggiamento di sconsolata rassegnazione. Probabilmente nell'impossibilità oggettiva di modificare la realtà, il poeta ha scelto di modificare il proprio punto di vista assumendo un atteggiamento di composta ironia.
Misoginia
Bersaglio privilegiato delle satire di Giovenale sono le donne, in special modo quelle emancipate e libere, che per il loro disinvolto muoversi nella vita sociale personificano agli occhi del poeta lo scempio stesso del pudore.
Quelli che egli considerava i vizi e le immoralità dell'universo femminile gli ispireranno la satira VI, la più lunga, che rappresenta uno dei più feroci documenti di misoginismo di tutti i tempi, dove campeggia la cupa grandezza di Messalina, definita “prostituta imperiale”.
La sua “indignatio” nei confronti delle donne è legata non tanto all'eros, ma alla donna in quanto membro di una famiglia. Dietro a ciascuna figura di donna ci sono un marito e un focolare domestico, per esempio la figura più inquietante è Messalina, che non esita a lasciare di nascosto il palazzo per sfogare le sue voglie.
Messalina, però non è evocata come un caso estremo di lussuria, ma come esempio di ciò che l'uomo più importante può dover subire se si sposa; infatti, lo scopo di questa lunga satira è di dissuadere l'amico Postumo dal proposito di sposarsi. Così Giovenale passa in rassegna gli esempi di donne peggiori del periodo come Eppia che lasciò il marito per un gladiatore; le avvelenatrici senza scrupoli, la ricca Cesennia che tradisce il suo coniuge, Bibula che approfitta dell'infatuazione del marito per ottenere ogni sorta di doni.
Fra i tanti aspetti che l'autore non ama del comportamento femminile ci sono in particolare le donne intellettuali e salottiere che pretendono di assumere dei ruoli che dovrebbero rimanere di competenza maschile; le donne cariche di gioielli, che si truccano e ancora tutte le donne che utilizzano qualità non intellettuali (per esempio, l'avvenenza fisica) per emergere devono essere considerate “oscene” ed “infami”.
Sicuramente “l'emancipazione” della donna è un elemento del periodo che mette a disagio la figura di Giovenale, ma è solo un tassello che compone tutto il disagio nei confronti dell'evoluzione dei costumi.
La donna angelo: Dante e la visione di Beatrice
Beatrice: persona e personaggio
Beatrice viene da Dante definita, nel sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”, in un modo straordinario, cioè come una “cosa venuta / di cielo in terra a miracol mostrare”. “Cosa” è il termine dell'indefinibile, e le parole di Dante indicano che Beatrice fu, insieme, una donna realmente vissuta, una creatura celeste, un riflesso dell'ansia di ascesa spirituale e di purificazione del poeta.
Beatrice donna appartiene alla sfera privata della vita di Dante, alla sua giovinezza fiorentina, agli anni della maturazione umana e poetica. Anche se i riscontri storici sono scarsi, nessuno dubita che Beatrice sia realmente esistita e che sia da identificare con la Beatrice, o Bice Portinari, sposa di Simone De' Bardi, morta giovanissima.
Dante, all'inizio l'amò secondo i canoni dell'amor cortese, cantando la dolcezza del suo sguardo, “che 'ntender no la può chi no la prova”, la bellezza del suo volto, la grazia e la modestia dei suoi gesti.
Presto, tuttavia, quell'amore acquisì un significato diverso, libero da ogni aggancio con la realtà terrena, stimolo ad una profonda introspezione umana e morale.
Vita Nuova
L'incontro con Beatrice diventa il punto di svolta della maturazione umana e poetica di Dante, la cui vita è, da quel momento “rinnovata dall'amore”.
Dante, infatti, racconta che il suo primo incontro con Beatrice avvenne quando entrambi avevano nove anni, numero che identifica il miracolo.
Nella Vita Nuova viene delineato il cammino interiore che porta il poeta a comprendere come il fine del suo amore non sia legato a nulla di materiale, neppure al semplice saluto, elemento pur così caro all'amor cortese.
Unico fine dell'amore è per il poeta cantare le lodi della sua donna.
Al termine della Vita Nuova Dante, che ha compreso la svolta impressa dalla donna alla sua spiritualità ma è ancora incapace di trasferire nella realtà questa acquisizione dell'anima, promette di non scrivere più di lei se non quando potrà farlo in modo completamente degno.
Nella Vita Nuova Beatrice conserva sempre la sua precisa individualità storica, ma è, al tempo stesso, “figura” di Cristo, e, come Lui, incarna la rivelazione divina. Tale funzione è, tuttavia, riservata esclusivamente all'uomo Dante, e solo nella Divina Commedia potrà estendersi all'intera umanità.
Divina Commedia
L'inizio della Divina Commedia riprende il filo della narrazione dove l'opera giovanile lo aveva interrotto.
La crisi spirituale e poetica in cui lo aveva gettato la morte della sua donna fa smarrire il poeta in un intrico di falsi amori e futili scopi. La nuova e definitiva svolta nella vita del poeta si compirà sempre nel nome di Beatrice. È, infatti, lei, non più donna ma solo creatura angelica, a dare inizio al processo di salvezza e di parallelo recupero della propria identità del poeta, inviando in suo soccorso Virgilio, il maestro, di bello stile come di vita, e l'“autore”, il modello, la memoria, insieme personale e storica.
Ma le possibilità umane, se pur eccellenti, impersonate da Virgilio, non possono condurre Dante oltre la comprensione della natura del peccato, nell'Inferno, e della necessità di redenzione, nel Purgatorio.
Nel Paradiso guida del poeta è la stessa Beatrice. Per comprendere la natura dell'amore divino è necessario un totale abbandono dell'anima: nell'oltremondo non esistono più convenzioni sociali, né turbamenti, né fraintendimenti, e Beatrice può assumere in pieno il suo significato. Il ruolo e la funzione della donna sono però di portata ben diversa rispetto a quelli descritti nella giovanile Vita Nuova.
Nella Commedia infatti Dante rappresenta l'intera umanità, in nome della quale compie il suo viaggio, voluto da Dio. In questa nuova dimensione il miracolo che Beatrice, incarnazione della rivelazione divina, aveva rappresentato per Dante acquista un nuovo significato ed una nuova pienezza. Il compito di Dante è quello di indicare all'intera umanità la via per giungere alla salvezza: il miracolo che era avvenuto per Dante diventa così il miracolo di tutta l'umanità.
Se nella Vita Nuova Beatrice era stata “figura” di Cristo per il solo Dante, ora è rivelazione incarnata e simbolo di Cristo per l'intera umanità.
La donna amata da Dante, divenuta l'ispiratrice della sua poesia è, nella Divina Commedia, maestra di verità, il tramite che permette a Dante e all'intera umanità di arrivare al Paradiso e alla contemplazione di Dio.

Tesina sulla donna
Nella seguente tesina di maturità viene analizzata la donna nel corso della storia. La tesina sulla donna descrive la donna in vari modi, per esempio è stata bersaglio delle satire scritte dal poeta Giovenale, che colpisce soprattutto le donne emancipate e libere di agire a livello sociale. Nella VI satira egli si scaglia contro Messalina, definendola "prostituta imperiale". Giovenale prova indignazione nei confronti delle donne sposate come Messalina che alle spalle del marito si abbandona ai piaceri, tradendolo. Nel Paradiso dantesco invece la donna viene presentata come donna angelo attraverso la figura di Beatrice, definita dal poeta "Tanto gentile e tanto onesta pare". Dante la descrive dai bei gesti, gentile, bella, graziosa e modesta nei suoi gesti. Beatrice diventa poi nella Divina Commedia la sua musa ispiratrice, la sua maestra di verità.
Nell'ambito della tesina sulle donne, in ambito letterario D'Annunzio invece presenta due tipologie di donne ne "Il piacere": Elena che rappresenta l'amore passionale e Maria che invece rappresenta la purezza. Italo Svevo invece in "Senilità" rappresenta una donna, Angiolina, che dapprima sembra essere devota, mentre in un secondo momento diventa volgare, la personificazione del dolore. Montale invece nelle sue poesie rappresenta una donna umana e allo stesso tempo divina. Nella tesina sulle donne, in ambito filosofico invece Arthur Schopenhauer dà un'immagine negativa della donna, disprezzandola e considerandola inferiore. Egli descrive una donna sottomessa all'uomo, legata ai suoi vincoli sociali. In merito alla donna egli afferma: “Quando le leggi concessero alle donne gli stessi diritti degli uomini avrebbero anche dovuto munirle di un’intelligenza maschile". La tesina mostra inoltre come nel corso della storia molto importante è stato il ruolo delle suffragette, le quali hanno iniziato a rivendicare i loro diritti sul piano economico, politico e sociale, che non erano loro concessi fino ad allora. Molto importante fu la spinta decisiva data dal movimento femminista inglese al fine di lottare per i diritti alle donne.
Un esempio di grande donna inglese è stata la scrittrice Jane Austen, la quale ha fatto della letteratura la sua forma di sostentamento economico, incarnando così l'immagine di donna indipendente. Il suo capolavoro letterario è "Orgoglio e pregiudizio". Un'altra famosa scrittrice inglese è anche Emily Bronte che si è affermata, come la Austen, in campo letterario, riscuotendo grande successo. La donna viene rappresentata anche nelle opere scultoree di Antonio Canova, come "Amore e Psiche", in cui la fanciulla viene rappresentata in tutto il suo splendore. Nelle opere dello scultore quindi la donna diventa il simbolo della bellezza.
Un altro esempio di grande donna è Margherita Hack, grande ricercatrice che si è occupata dello studio delle atmosfere delle stelle. La donna si è affermata in campo astronomico grazie alla sua intelligenza. Infine in connessione agli studi astronomici sulle atmosfere delle stelle, viene presentato lo studio fisico dei campi magnetici. In questa tesina sulla donna viene descritta quindi la donna, le sue conquiste nel corso della storia e i risultati raggiunti nell'ambito dei diritti.
Collegamenti
Tesina sulla donna
- Latino: L'indignatio di Giovenale verso la donna.
- Italiano: La donna in alcune opere di intellettuali italiani.
- Storia: Il movimento femminista e le suffragette.
- Inglese: Jane Austen e Emily Bronte.
- Storia dell'arte: La bellezza nelle opere di Canova.
- Geografia astronomica: Margherita Hack e le stelle.
- Fisica: I campi magnetici.
Altre tesine sulla donna
- Donna - La condizione femminile - Tesina di maturità sull'emancipazione femminile.
- Donna e il Novecento - Tesina multidisciplinare sulla figura della donna nella letteratura novecentesca.
- Barbie, specchio della donna nella società - Tesina sulle conquiste femminili negli anni Sessanta, seguendo l'evoluzione della Barbie.
- Chi dice donna dice... - Tesina per ragioneria sull'emancipazione della donna.
- Coco Chanel - Donna e femminilità - Tesina che descrive la figura di Coco Chanel, esempio di femminilità.
- Donna - La donna: un modello di forza e determinazione - Tesina di maturità sulla forza e la determinazione delle donne.
- Donna, imprenditrice di vita - Tesina per istituto tecnico commerciale che descrive l'emancipazione femminile.
- Donna - Ruolo & Diritti - Tesina che tratta del ruolo della donna e della loro conquista dei diritti.
- Donna ieri e oggi - Tesina che descrive il ruolo sociale della donna.
- Donna e diritti - Tesina per istituto tecnico commerciale sulla donna e la sua emancipazione.
- Donna: l'universo al femminile - Tesina che analizza la figura femminile in letteratura, arte, latino e scienze.
- Donna nella storia e la sua emancipazione - Tesina per liceo socio-psico-pedagogico sulla donna nella storia.