
Cosa succede se uno studente decide di presentarsi all’orale di Maturità per poi non aprire bocca? Nulla in particolare, almeno per il momento. Questo a patto che il resto del voto, tra crediti scolastici e prove scritte, regga.
Lo hanno dimostrato in questi giorni alcuni studenti – tra Veneto, Toscana e Marche – diventati immediatamente simbolo di una protesta contro i meccanismi di valutazione, percepiti come eccessivamente competitivi e poco attenti alla componente umana.
Tutto è iniziato con un ragazzo di Padova, che ha deciso di boicottare l’orale restando in silenzio davanti alla commissione. La protesta è stata subito raccolta da una maturanda di Belluno e da un altro studente di Treviso. E ora si parla di altri due casi, uno di un alunno di Firenze e l'altro di una collega di Piobbico, in provincia di Pesaro e Urbino. E questi sono solo quelli balzati alle cronache. La sensazione, però, è che tanti altri se ne siano verificati in questa tornata d'esame.
Tutte proteste che, alla fine dei conti, non avranno nessuna seria ripercussione sui protagonisti della vicenda: voti un po’ più bassi, d'accordo, ma tutti promossi. Eppure, la loro scena muta ha fatto parecchio rumore. Tanto da spingere il ministro Valditara a intervenire pubblicamente, promettendo una svolta normativa a partire dal prossimo anno.
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Scena muta all’orale? Si può fare, ma forse ancora per poco
Al momento, però, nessuna norma vieta esplicitamente di rimanere in silenzio all’orale. A oggi, chi si presenta davanti alla commissione e non risponde volontariamente può comunque essere valutato e superare l'ostacolo, anche con 0 punti. La valutazione finale dell’Esame di Stato, infatti, dipende in tutto e per tutto dal totale dei punti ottenuti nei vari passaggi di cui si compone il voto. Se, dunque, sommando crediti e prove finali si superano i 60/100 il diploma è garantito, indipendentemente dalle singole prove a cui si può anche prendere un’insufficienza grave senza, per questo, intaccare la promozione.
Ecco perché gli studenti "in protesta", pur avendo fatto scena muta, non sono stati bocciati: avevano un “tesoretto” di punti sufficiente a compensare l’assenza di risposte. In pratica, si sono presentati di fronte alla commissione con i punti sufficienti per ottenere il titolo.
Valditara: "Chi boicotterà l'orale, ripeterà l’anno"
Ma la reazione del ministro dell’Istruzione e del Merito non si è fatta attendere. Giuseppe Valditara ha definito tali episodi inaccettabili e ha annunciato che, dal prossimo anno, verranno introdotte nuove regole per impedire che si ripetano situazioni del genere.
In che modo? Semplice: chi si rifiuterà di collaborare all’orale verrà bocciato. “Se un ragazzo decide di non rispondere non perché non è preparato, ma per boicottare l’esame, dovrà ripetere l’anno”. Tradotto: la protesta silenziosa sarà presto considerata un comportamento sanzionabile a tutti gli effetti.
La leggenda della firma e i punti che (non) regala
Infine, occorre sfatare un mito. Molti pensano che presentarsi all’orale e firmare basti per ottenere almeno qualche punto. Ma è una fake news bella e buona. Non esiste un voto minimo per l’orale. Il punteggio può variare da 0 a 20, in base alla griglia di valutazione adottata dalla commissione.
La semplice “firma” non assegna alcun punto extra. L’unico margine di “regalo” possibile sono i 5 punti bonus che la commissione può attribuire a chi ha totalizzato almeno 30 crediti scolastici e 50 punti tra scritto e orale. Ma anche questi non sono automatici, bensì concessi a discrezione della maggioranza dei commissari.