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“La fattoria degli animali” di George Orwell


Note biografiche

George Orwell, pseudo di Eric Arthur Blair, nato a Moithari, in India, più precisamente al confine con il Nepal, il 25 giugno 1903 e morto a Londra il 21 gennaio 1950, è stato uno scrittore e giornalista britannico. Fu uno dei più apprezzati autori inglesi del XX secolo e le sue due opere più celebri sono stare “1984” e, per l’appunto, “La fattoria degli animali”, scritte negli anni ’40.
Durante la sua esperienza letteraria non ha mai rinnegato quella di attivista politico e giornalista. Fu sempre marxista, ma una volta venuto a sapere degli orrori e delle incoerenze del regime staliniano, divenne uno tra i più attivi antisovietici e anti staliniani, rimanendo sempre e comunque un filosofo di estrema sinistra britannica. Nell’ambiente dell’Europa geopolitica nata delle conferenze di Casablanca, Jalta e Potsdam, scriveva di sé “Ogni […] lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è scritta , direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico”.
A quattro anni si trasferisce in Inghilterra e nel 1917 è ammesso all’Eton College, dove ha come insegnante Aldous Huxley, uno dei principali esponenti della letteratura distopica, al quale poi s’ispirerà per i suoi due capolavori. Nel ’22 ritorna in India e viene a contatto con la politica imperialista inglese, che lo segna e lo ripugna profondamente, influenzando le sue idee politiche, e dando origine a un altro suo romanzo “Giorni in Birmania”. Nel ’33 inizia la carriera giornalistica a “Le Monde” e i suoi articoli principali riguardano la povertà nella quale aveva vissuto nei bassifondi delle grandi città europee come Londra e Parigi. Nel ’36 si sposa con Eileen O'Shaughnessy a Wallington, dove vede la “Bury Farm”, fonte d’ispirazione per la fattoria degli animali, e alla quale fa riferimento nella descrizione del Vecchio Maggiore.
Scoppiata la Guerra Civile Spagnola, vi prende parte combattendo per il Partito Operaio di Unificazione Marxista (d'ispirazione trotzkista), contro il dittatore Francisco Franco ed è inviato sul fronte aragonese. Colpito alla gola da un cecchino franchista, rientra a Barcellona. Il clima politico è cambiato: con il prevalere della linea del Fronte Popolare e del partito comunista nel governo repubblicano il P.O.U.M. gli anarchici sono dichiarati fuorilegge. Lascia la Spagna quasi clandestinamente. Di ritorno in Inghilterra scrive “Un omaggio alla Catalogna”, opera contro i comunisti spagnoli, i quali agivano sotto i sovietici, ed erano accusati da Orwell di aver tradito lealisti e anarchici in Spagna.
Durante la Seconda Guerra Mondiale viene respinto dall'esercito come inabile e si arruola, nel 1940, nelle milizie territoriali della Home Guard, con il grado di sergente.
Inizia a scrivere “La fattoria degli animali”, che terminerà nel febbraio del 1944, ma che, per le chiare allusioni critiche allo stalinismo, molti editori si rifiuteranno di pubblicare, dato che in quel periodo Regno Unito e URSS erano alleate contro il nazifascismo. Nel ‘45 muore la moglie Eileen, in seguito ad un intervento chirurgico, e "Secker & Warburg" pubblica il suo primo romanzo di successo: “La fattoria degli animali”.
Nel 1947 si stabilisce con il figlio a Cura, una fredda e disagiata isola delle Ebridi.
È minato dalla tubercolosi, il clima non si presta alle sue disperate condizioni di salute, costringendolo a continui ricoveri in tubercolosario. Due anni dopo si risposa con Sonia Bronwell, redattrice di Horizon, e si occupa del controllo della sua opera più celebre: “1984”. Scompare in un ospedale di Londra per il cedimento di un’arteria polmonare, il 21 gennaio ’50, a soli quarantasei anni.

Nota all'edizione

Il libro è stato edito per la prima volta nel Regno Unito nel 1945 da "Secker & Warburg", la prima edizione italiana risale invece al 1947, della Mondadori. L’edizione da me posseduta è della Mondadori del 2007, della collana Medusa in tiratura limitata per il centenario della casa editrice, tradotta da Guido Bulla. Questa traduzione è considerata come una tra le più tradizionali e fedeli al testo, sia come contenuti, sia come scelta stilistica. Orwell scrive questo romanzo con un inglese molto semplice, proprio per aumentare l’illusione che sia una favola. Così il nome Boxer, mentre in alcune edizioni è tradotto con l’altisonante e desueto Gondrano, qui è lasciato tale.

Genere del libro

Il libro La fattoria degli animali è una distopia. Per distopia (o anti-utopia, pseudo-utopia, utopia negativa o cacotopia) s’intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato come opposto di utopia ed è soprattutto utilizzato come riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici.
Alcune caratteristiche sono comuni alla maggior parte dei romanzi distopici del Novecento:
- È presente una società gerarchica, in cui le divisioni fra le classi sociali (o caste) sono rigide e insormontabili;
- La propaganda del regime e i sistemi educativi costringono la popolazione all'adorazione dello stato e del suo governo, convincendola che il proprio stile di vita è l'unico (o il migliore) possibile;
- Il dissenso e l'individualità sono visti come valori negativi, in opposizione al conformismo dominante;
- Lo Stato è spesso rappresentato da un leader carismatico adorato dalla gente e caratterizzato da un culto della personalità;
- Il mondo al di fuori dello Stato è visto con paura e ribrezzo;
- Il sistema penale comprende spesso la tortura fisica o psicologica, spesso seguita dall’omicidio statale;
- Agenzie governative (una polizia segreta) sono impegnate nella sorveglianza continua dei cittadini
I primi esempi storici della distopia sono “Candido” di Voltaire (1759) e “I 500 milioni della Begum” di Jules Verne (1879), ma è un genere ancora vivo e ancora di successo, con alcune opere che anche se non recentissime sono ancora di successo, come “1984”. Questo genere è sbarcato anche nella cinematografia con “Io sono Leggenda” di Richard Matheson (Libro:1954, Film: 1967; 1971; 2007) e addirittura nel mondo dei videogiochi con “Metro 2033” (Libro: 2005, Videogioco: 2010).

Analisi dell'ambientazione

Geografica

La vicenda si svolge nella Fattoria Padronale/degli Animali, con qualche richiamo all’esterno, più precisamente, cioè i due poderi confinanti, cioè Rubaterre e Boscodivolpe, e l’osteria del Leone Rosso, dove si reca Jones per ubriacarsi e lamentarsi della rivoluzione dell’Animalismo. Ci sono inoltre cenni sporadici sulle tenute del resto dell’Inghilterra e su un misterioso centro di recupero per alcolizzati. La fattoria padronale esiste sotto il nome di “Bury Farm” a Wallington, così come l’osteria “Red Lion” ma essendo la vicenda irreale non c’è nessuna prova che Wallington non sia una città presa a caso o per motivi ben precisi.

Temporale

La storia si svolge in un tempo indeterminato, probabilmente tra il XIX e il XX secolo, come si può intuire dalle riforme proposte da Palladineve, che implicano scoperte poco precedenti o contemporanee. Dura diversi anni e sono presenti ellissi tra tutti i capitoli, più o meno lunghe.

Trama la fattoria degli animali

Ne La fattoria degli animali, gli animali della Fattoria, maltrattati e sfruttati dal loro padrone, Jones, vengono a conoscenza del sogno di un vecchio verro della fattoria, chiamato Vecchio Maggiore e rispettato dalla fattoria intera. In questo sogno, gli animali sono liberi dal controllo dell'uomo, i soli artefici del proprio destino e consumano tutto ciò che producono. Infatti Vecchio Maggiore, oltre a riferire il suo sogno, fa notare a tutti gli animali della fattoria come il loro unico rivale sia l'uomo, l'unico animale che consumi senza produrre, arrivando a formulare questa massima: «Tutto ciò che ha quattro gambe o ali è buono, tutto ciò che ha due gambe è cattivo».
Per concludere la sua lezione, Vecchio Maggiore insegna agli altri animali un canto che aveva appreso da piccolo, cioè “Bestie d’Inghilterra” e prevedeva un Rivoluzione che poteva avvenire in un futuro più o meno prossimo.
Il signor Jones, diventato ormai un alcolizzato, trascura sempre più la fattoria fino a quando un giorno agli animali non è distribuito il pastone e le mucche non sono munte; non resistendo più, gli animali sfondano i recinti, lasciati per andare a cibarsi da soli, mentre Jones e gli altri uomini si scagliano contro di loro. Spontaneamente, gli animali iniziano a combattere contro gli umani e riescono a cacciare questi dalla fattoria, che diventa di loro esclusiva proprietà ed è ribattezzata "Fattoria degli Animali".
Ben presto, tuttavia, emerge tra loro una nuova classe di dirigenti sfruttatori, formata dai maiali, gli stessi che avevano incitato il "popolo" a ribellarsi dall'oppressore. Essi, con scaltrezza, egoismo, cupidigia e i mezzi propri delle dittature come la propaganda, s’impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più ingenui e semplici.
Tra questi i più potenti sono Napoleone e Palla di Neve, i quali aspirano a concentrare tutto il potere nelle loro mani.
Gradualmente infatti sono eliminati tutti gli elementi democratici nella Fattoria e la situazione diventa più drammatica di quella che c’era prima di Jones.
Napoleone si circonda di un gruppo di cani rapiti dalla madre come sue milizie personali e resi rabbiosi per i maltrattamenti subiti. Essi scacciano Palla di Neve e uccidono chi non si mostra d'accordo con le idee del dittatore.
Il dittatore, malignamente, fa ricadere tutte le colpe sull'esiliato Palla di Neve e attribuisce a sé tutti i meriti, come ad esempio il progetto di realizzazione del mulino, che poi fallisce miseramente. Anche in questo caso il crollo dell'edificio è fatto passare come un atto estremista di Palla di Neve. Napoleone tradisce anche i suoi collaboratori più fedeli come Boxer, il cavallo, che conduce al mattatoio quando non è più utile ai suoi progetti, senza avere nulla da invidiare a Jones.
Gli ideali di fratellanza ed equità proclamati al tempo della Rivoluzione sono rinnegati da un unico comandamento che si sostituisce agli altri sette: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».
La frase che termina il racconto («… le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.») è un modo satirico di Orwell per evidenziare il fatto che il comunismo sia sempre utopistico: nessun uomo riuscirà mai a debellare il desiderio di potere e prevaricazione.

Tema del libro

Il tema del libro La fattoria degli animali è l’analisi dello sviluppo di un regime popolare con origini rivoluzionarie-cruente.
L'animalismo, la dottrina rivoluzionaria adottata dagli animali, è basato sugli insegnamenti del Vecchio Maggiore, come il comunismo è basato sugli insegnamenti di Karl Marx.
A causa dei suoi riferimenti molto precisi, “La fattoria degli animali” è stata spesso considerata un libro satirico atto a denigrare il solo comunismo sovietico.
Lungo tutto il corso degli eventi, gli avvenimenti sono riscritti secondo le esigenze dei maiali. Il passato è rappresentato peggiore di come realmente fosse, così da far sembrare meno sconvolgenti le atrocità compiute dai maiali.
La propaganda è la divulgazione di una particolare visione, fatta in modo da condizionare le persone, della quale lo scopo è eliminare il pensiero individuale con quello collettivo voluto dal despota. A un certo punto, gli animali sono talmente plagiati e ingannati da considerare Napoleone come un dio in terra; per raggiungere tale risultato, i maiali utilizzano gli strumenti della dittatura: la manipolazione delle emozioni, il dirottamento di turbamenti, rabbie e agitazioni contro un nemico politico esterno, la disinformazione, il controllo del vitto e dell'educazione. Sono propagandistici tutti i discorsi di Piffero, quelli di Napoleone, le rime di Minimus e i discorsi del corvo Mosè. È anche interessante notare come la propaganda non si limiti a manipolare le informazioni riguardanti il presente o i piani di lavoro futuri ma, come in effetti avviene in molte dittature, persino a correggere la Storia, riscrivendo o rovesciando letteralmente la verità di certi episodi accaduti, secondo la convenienza della classe dominante, utilizzando la stampa e la scuola statale.
L'educazione è un tema sostanziale, giacché gli animali credono ciecamente alla propaganda proprio perché incapaci di ragionare con la propria testa. L'ignoranza è dunque un'arma preziosa nelle mani di qualsiasi dittatore, poiché consente di far credere alla gente ciò che si ritiene più utile. Questo avviene sia nel libro, con l’educazione-addestramento dei cani da parte di Napoleone, sia nella realtà, basti pensare ai libri di scuola durante il Ventennio (“La geografia del Balilla Vittorio”, “Il libro di matematica Littorio”, “La gloriosa storia di Roma e dell’Impero Italiano” solo per citarne alcuni).

Personaggi La fattoria degli animali

I personaggi principali de La fattoria degli animali sono il Vecchio Maggiore, Napoleone e Palla di Neve.
Il Vecchio Maggiore è un maiale rispettato da tutti gli altri animali poiché è ritenuto il più saggio. Naturalmente ha un aspetto imponente, ma non minaccioso. Tre giorni dopo il suo discorso muore.
Rappresenta sia Marx sia Lenin, nel senso che introduce le teorie fondamentali e gli ideali su cui la rivoluzione si dovrà basare: l'Animalismo. La teoria marxista da lui espressa sostiene che il lavoro di un animale produca più valore di quello necessario al suo mantenimento, e che il surplus sia rubato dall'uomo parassita (essa è proprio la teoria marxiana del valore, nel caso un proletariato animale e una classe imprenditoriale umana). Il lato leninista del Vecchio Maggiore è evidente nella parte del suo discorso in cui riduce una complessa filosofia in massime, che possono essere facilmente comprese da tutti gli animali. Esiste anche un parallelismo tra l'omaggio reso dagli animali al suo teschio e l'esibizione della salma imbalsamata di Lenin sulla Piazza Rossa a Mosca. Tuttavia, l'identificazione con Lenin non è totale. Il Vecchio Maggiore, infatti, muore prima della rivoluzione, mentre Lenin guidò la Rivoluzione d'Ottobre.
Napoleone rappresenta Stalin. Tuttavia, come molti suggeriscono, egli possiede caratteristiche comuni a molti despoti della storia. Nonostante non abbia alcun scrupolo morale, egli possiede delle qualità che lo fanno emergere rispetto agli altri maiali, anche prima della rivoluzione. Rispetto all'idealismo del Vecchio Maggiore e di Palla di Neve, Napoleone è un opportunista politico la cui determinazione e una certa mancanza di intelligenza, ma non di furbizia. Le qualità tipiche del dittatore infatti lo fanno tramutare ideologicamente in un uomo, e volendo, lo fanno sprofondare in un irrazionale sete di potere e di dominio tipica più degli essere umani.
Palla di Neve rappresenta Lev Trotskij. È un rivoluzionario apparentemente sincero, che viene messo in disparte da un avversario (Napoleone-Stalin) più furbo e crudele. Diventa ossessionato dal mulino a vento e non si rende conto che gli altri animali non capiscono le sue idee per il rinnovamento della fattoria, perdendo il consenso popolare e quindi, tutto. Napoleone caccerà Palla di Neve e riverserà su di esso la colpa per ogni evento negativo che accade in seguito all'interno della fattoria, accusandolo di tornare nottetempo per fare opera di sabotaggio, terrorismo e razzia.

Personaggi secondari

I personaggi secondari de La fattoria degli animali sono Piffero, Boxer, Beniamino, Trifoglio, Mollie, Mosè e Minimus nella categoria degli animali; invece, per quanto riguarda gli esseri umani, Pilkington, Frederick e Jones.
Piffero è il promulgatore di Napoleone ed è l’alter ego animale del giornale russo “Pravda”: rappresenta il mezzo utilizzato per distorcere la realtà e convincere il lavoratore che vive nel miglior mondo possibile. I suoi discorsi rappresentano i fatti come se riflessi da uno specchio deformante: alcune parti sono distorte, altre omesse e altre ancora inventate. Egli dà le illusioni che aiutano i lavoratori a sopportare la dura esistenza e lo sfruttamento da parte dei maiali. Il suo scopo è appunto quello di annebbiare la comprensione e la consapevolezza dei fatti, in modo da prevenire ogni minaccia al potere dei suini. La sua principale tattica è quella di far temere il "ritorno di Jones" (il fattore), facendo leva sul sentimento anti-umano degli altri animali, spingendoli così ad accettare tutte le crudeltà di Napoleone. È da notare che, quando i maiali cominciano a reggersi sulle zampe posteriori come gli esseri umani, Piffero prende da parte le pecore, che al loro ritorno, sostituiscono lo slogan «quattro gambe buono, due gambe cattivo» in «quattro gambe buono, due gambe meglio».
Boxer è uno stallone, il cui lavoro è sostanziale per il mantenimento della fattoria. La sua norma di vita si fonda sulla onorabilità del lavoro, ma non è molto brillante, e per questo viene sfruttato da chiunque governi la fattoria, contribuendo indirettamente, a causa della sua fondamentale importanza nel sistema produttivo della fattoria, allo sfruttamento degli altri animali. Descrive efficacemente lo stereotipo dell'instancabile lavoratore russo, incarnato nella concretezza dal cavatore Aleksej Stachanov. Boxer raffigura il lavoratore regolare: umile, onesto ed essenziale in qualsiasi sistema collettivo. Il lavoratore comune viene immancabilmente sfruttato sotto una tirannia o un regime totalitario. Perfino dopo la sua morte, gli slogan preferiti dell'infaticabile cavallo, «Lavorerò di più» e «Napoleone ha sempre ragione», verranno cinicamente utilizzati per controllare gli altri animali. Egli non comprende mai che gli ideali della rivoluzione si sono alterati, e la sua esperienza mostra cosa possa accadere quando le azioni di chi è al potere vengono accettate senza porsi domande.
Beniamino, un asino, è un cinico che dubita della buona fede di chi gli sta vicino. È anche scettico, dubita cioè della verità di molte teorie o fatti. Impara a leggere, ma rifiuta di mettere la propria abilità al servizio degli altri animali. Solo alla fine, quando l'animalismo è ormai naufragato, accetta di leggere agli animali l'unico comandamento rimasto. Più volte ha ripetuto la stessa frase «Gli asini hanno vita lunga. Nessuno di voi ha mai visto un asino morto». Rappresenta i cinici che si sono rassegnati. Un'altra possibilità è che rappresenti gli intellettuali contrari allo stalinismo ma che non si opposero apertamente ad esso, o che si tratti di un'incarnazione dell’autore. È anche l'animale più vecchio della fattoria, e non bisogna dimenticare la sua lealtà verso Boxer.
Trifoglio, la cavalla, è la figura affettuosa della fattoria, che mostra simpatia e gentilezza. È una degli animali che comprende di più il fatto che siano schiavizzati ad opera dei maiali, ma tuttavia rimane una fonte di forza e di conforto per gli animali oppressi.
Mollie è una giovane cavallina bianca: è antirivoluzionaria ed è molto vanitosa: le piace indossare fiocchi. Fuggirà dalla fattoria e andrà a vivere dall'altra parte di Wellington. Rappresenta l'aristocrazia, che viveva una vita molto agiata sotto lo Zar e che dopo la rivoluzione abbandonò la Russia.
Mosè, il corvo domestico che racconta agli animali della vita eterna che li attende dopo la morte sul monte Zucchero candito, una specie di paradiso terrestre per gli animali, rappresenta la Chiesa ortodossa russa, che secondo la visione bolscevica, in collusione con il potere zarista, forniva illusioni ai lavoratori per indurli a sopportare lo sfruttamento. È considerato l'alleato del padrone.
Minimus, il maiale poeta che canta le gesta di Napoleone, rappresenta l'intellettuale asservito al potere dittatoriale, che mette la sua cultura al servizio della propaganda.
Jones rappresenta lo Zar Nicola II ed è la causa della ribellione degli animali così come lo Zar fu causa della rivoluzione russa. È brutale, si ubriaca spesso e si disinteressa degli animali. Nonostante sia il più sviluppato dei personaggi umani, rimane poco più che uno stereotipo. Tuttavia, dopo la sua cacciata, Jones va a rappresentare idealmente anche il fascismo ed altri movimenti ad esso affini, come nazismo e franchismo. Infatti, sempre più spesso nel corso del libro, i maiali puniscono alcuni animali accusati di essere gli "agenti" di Jones, così come Stalin fece eliminare molte persone sospettate di essere "agenti del fascismo internazionale".
Pilkington e Frederick, i fattori confinanti, rappresentano rispettivamente la Germania nazista e gli alleati. Pilkington è un gentiluomo la cui fattoria, Foxwood, è male amministrata perché egli spende tutto il suo tempo praticando sport in campagna. Frederick invece è aggressivo, efficiente ed estremamente crudele nei confronti degli animali della sua fattoria (Pinchfield), al contrario di Pilkington che è semplicemente disinteressato. Interessante è anche il modo in cui Napoleon si avvicina e decide di vendere una partita di alberi prima a Frederick per poi voltargli le spalle e vendere la legna a Pilkington, cambiando il motto "Morte a Pilkington" in "Morte a Frederick", proprio come Stalin prima si alleò con la Germania nazista e poi con gli Alleati occidentali.

Personaggi corali

I personaggi corali de La fattoria degli animali sono le galline, le pecore, i cani, i topi e i conigli.
Le galline rappresentano i kulaki ucraini che si opponevano alla collettivizzazione e agli espropri proletari.
Le pecore sono la massa facilmente plagiabile, che si lascia incantare dagli slogan.
I cani sono la polizia politica che punisce e/o uccide chi cerca di deragliare dalla linea stabilita dal dittatore.
I topi e i conigli sono gli animali selvatici presenti nella fattoria. Rappresentano i mendicanti, i ladri e i membri della società estremamente poveri, che non sopravvivono con il proprio lavoro. Viene deciso che topi e conigli debbano essere considerati "compagni" degli animali, con i soli voti contrari dei cani, che rappresentano la polizia e sono quindi contrari, ritenendoli pericolosi per l'ordine pubblico, e del gatto, che poi si scopre aver votato sia a favore e sia contrariamente all'ammissione nella fattoria di questi animali selvatici (nel romanzo, il gatto vuole rappresentare la falsità dell'uomo).

Commento La fattoria degli animali

Il libro La fattoria degli animali può tuttavia essere letto sotto tre livelli di lettura. Il primo è quello più immediato, cioè quello di favola per bambini che ammonisce a “Non credere alle favole” creando un nonsense. Il secondo, il più diffuso e immediato, è quello di critica ai sistemi comunisti in genere. Il terzo, cioè quello più profondo e quello che racchiude il messaggio principale del libro, è quello di aspra critica a tutti i regimi che nascono come rivoluzionario-popolari e poi degenerano in regimi totalitari, i quali sfruttano anche la paura, il disordine e l’instabilità che seguono a una rivoluzione o a una guerra in genere, e anche il fatto che il popolo è “bue”, citazione adatta al contesto. Questo è stato compreso ai vertici del potere da praticamente sempre e come dicevano i Romani: “Vulgus vult decipi, ergo, decipiatur”. La distinzione di questa interpretazione del testo si può fare partendo dal fatto che sono presenti tratti distintivi di altri regimi: si distinguono particolarmente i tratti tipici della nascita della corruzione e del perseguimento di interessi personali da parte dei detentori del potere in seguito al raggiungimento del medesimo. Nel racconto si può rintracciare quindi una disillusione valida più generale per qualunque rivoluzione, la considerazione cioè che la ricerca del potere finisca presto o tardi per far tradire gli iniziali ideali rivoluzionari. Per questo il romanzo è considerato distopico.
Secondo una lettura critica dell'ideologia comunista, il Vecchio Maggiore, nonostante le buone intenzioni, non capisce un elemento cruciale: è convinto che le sue idee siano utili e eticamente elevate, e che la declinazione operata sia solo attribuibile agli individui corrotti che troveranno comunque il modo di piegarle ai loro scopi. Mentre per chi opera questa critica è vero l'esatto contrario: il finale è già tutto contenuto nelle premesse e non esiste la distinzione tra un comunismo vero e uno ideale. Secondo costoro l'unico esempio di comunismo è stato lo stalinismo, mentre, secondo altri, esistono esempi diversi di comunismo.
La corruzione è evidente attraverso la modifica dei comandamenti: l'unico rimasto, totalmente stravolto, mostra quanto elitari siano diventati i maiali e come gli ideali dell'animalismo appartengano ormai al passato. Francamente io simpatizzo per una terza teoria, perché credo nella possibile realizzazione di una comunità basata sugli ideali del socialismo cattolico o socialismo primitivo, non comunisti, perché una sollevazione violenta crea terreno fertile per l’instaurarsi di un regime totalitario, e non sull’ideale marxista e trozkista della rivoluzione generale, ma sull’idea staliniana del comunismo in un solo stato sulla linea dell’NPE. D’altra parte bisogna pur chiarire che, come spiega molto bene la Storia, più di questo libro, è che c’è desiderio di potere e prevaricazione e nessuna rivoluzione può bloccare. Per questo la rivoluzione generale teorizzata da K. Marx è utopistica. Inoltre, l’eliminazione totale della proprietà privata in una società come quella dell’Europa occidentale attuale sarebbe a dir poco utopistico visto che la borghesia è molto radicata a differenza della Russia del ’17. Applicare il socialismo primitivo, capitalisti già rodati da 200 anni e ormai radicati nelle coscienze, è inattuabile nel mondo contemporaneo. Smith ha creato una filosofia della ricerca del profitto e in effetti, sarebbe efficace in una civiltà preindustriale. Ma con i meccanismi consumistica che non è facilmente estirpabile. In sintesi, il Comunismo è un bel sogno che nella sua forma di manifesto, è destinata a rimanere tale.

Stile
Lo stile di scrittura è molto semplice e scorrevole ma curato, come se fosse una favola.

Commento personale
Questo per me è uno dei più grandi libri del XX secolo che con freddezza, sarcasmo e imparzialità, riduce a una farsa la tragedia della dittatura staliniana.
Mette sotto forma di favola un messaggio senza tempo, cioè quello di non credere ciecamente al potere, di non seguire il gregge né di compiere azioni perché le compie la massa. È un inno di dieci capitoli all’individualismo e al ragionamento, che consiglio a tutti, senza distinzione.

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