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Nacque nel 1883 a Trieste (come Svevo). È un punto d’incontro tra cultura italiana e tedesca (mitteleuropeo) sia per la questione linguistica sia per la questione culturale. Liriche famose di Saba su Trieste. Era figlio di madre ebrea (quindi lui era ebreo perché ebraismo trasmissibile per via femminile) probabilmente anaffettiva; il padre lo abbandona.
Di cognome si chiamava Poli, diviene Saba (forse dall’ebraico pane, forse dalla balia a cui era affezionato), vi è quindi un totale distacco/ripudio del padre (“Mio padre era per me l’assassino”). Per questo ebbe diversi squilibri mentali e venne ricoverato e curato da uno psicanalista discendente da Freud.
In sé porta il seme dell’ebraismo, e persecuzioni della guerra; era amico di Montale; gli viene requisita la biblioteca antiquaria, sua unica fonte di sostentamento; conosce Nietzsche e Freud.
La raccolta di tutte le sue opere poetiche “Canzoniere” si rifà a Petrarca, è diviso in sezioni e molte delle liriche che contiene sono autobiografiche e con immagini quotidiane, non magniloquenti.

Vi è in Saba il correlativo oggettivo (“La Capra”, senso di fratellanza, il suo dolore è universale); l’elencazione (“A mia moglie” dedicata alla moglie Lina, paragonata a diversi animali, in cui si vede la visione che Saba ha della donna in generale, come la cagna dolce nel cuore e feroce negli occhi; rondine, ape e ogni sereno animale).
[Nencia da Berberino di Lorenzo de Medici, donna lodata per le piccole cose, però parodica].
Questa lirica provocò il riso dei lettori e invece forza e dolcezza sono simboli di femminilità.
In “Trieste” la città che descrive è quasi paragonata ad una donna, la ama, descrive ciò che conosce e riconosce in una passeggiata quotidiana. “Scontrosa grazia” antitesi. Le immagini di Saba sono la sua forza: “un ragazzaccio” (quasi correlativo oggettivo); “erta” è un termine elevato.
Vi è un senso di radicamento, di adattamento di familiarità.
In “Città vecchia” descrive Trieste come se fosse Genova, nella strada oscura ritrova l’infinito dell’umiltà, sono sentimenti che De Andrè mette in musica.

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