Daniele di Daniele
Blogger 27760 punti

Umberto Saba

Umberto Saba è uno degli intellettuali più importanti della letteratura italiana del 1900. Era figlio di Ugo Edoardo Poli, che svolgeva l'attività lavorativa di agente di commercio e dell'ebrea triestina Felicita Rachele Cohen, proveniente da una nobile famiglia. Il padre, nel momento del matrimonio, si convertì alla fede ebraica, ma presto decise di abbandonare la famiglia, lasciando la moglie da sola nell'educazione dei figli.
Il giovane Umberto soffrì tantissimo per l'abbandono da parte del padre e quindi visse un'infanzia molto complessa segnata dalla malinconia. Dopo studi irregolari, Umberto Saba si iscrisse all'università di Pisa, dopo essersi stabilito nella città, frequentando in particolare modo corsi di archeologia, tedesco e latino. Una volta finiti gli studi, si dedica all'attività poetica, scrivendo delle poesie semplici, dal linguaggio chiaro e lineare, come per esempio Il Canzoniere, Città vecchia, Preghiera alla madre.

Indice

Biografia e opere di Umberto Saba - Versione alternativa 1
Vita e Opere di Saba - Versione alternativa 2
Opere di Umberto Saba - Versione alternativa 3
Pensiero di Saba - Versione alternativa 4
Poetica di Saba - Versione alternativa 5
Opere e poetica di Saba - Versione alternativa 6
Analisi delle opere di Saba - Versione alternativa 7
Analisi delle liriche di Saba - Versione alternativa 8
Umberto Saba, descrizione - Versione alternativa 9


Biografia e opere di Umberto Saba


1883. Umberto Saba asce il 9 marzo a Trieste. Trieste apparteneva allora all'Impero austro-ungarico, Saba ebbe tuttavia la cittadinanza italiana per via del padre, Ugo Edoardo Poli, discendente da una nobile famiglia veneziana. La madre, Felicita Rachele Cohen, apparteneva ad una famiglia ebraica di piccoli commercianti, tradizionalmente legata alle pratiche religiose e agli affari. Quando ebbe il figlio, era già stata abbandonata dal marito, un giovane "gaio e leggero" insofferente dei legami familiari (qualcun altro sostiene che probabilmente si allontanò perché, sospettato di irredentismo, era ricercato dalla polizia). Il bambino fu messo a balia da una contadina slovena, Peppa Saba, la quale, avendo perso il proprio figlio, riversò su di lui il suo affetto e la sua tenerezza, finché la madre, austera e severa, lo reclamò presso di sé. Privo della figura paterna, diviso nel suo amore fra la madre naturale e la madre adottiva, Umberto Saba trascorse un'infanzia piuttosto difficile e malinconica, che rievocò più tardi, soprattutto nella poesia A mia zia Regina apparsa nel Canzoniere nel 1921. Il "piccolo Berto" sarà segnato da questa condizione di "figlio che ha lontano il padre":. "Non trova il primo mio vagito alcuna grazia, un sorriso della madre mia: e deserta di padre era la cuna." (A mia zia Regina)

1893-99. Umberto Saba compie studi irregolari (4 anni di ginnasio, mezzo anno di Imperial Regia Accademia di Commercio e Nautica), dopo di che si trova un lavoro come impiegato commerciale. "Una prigione gli s'aperse oscura; che tale luogo l'accolse nel quale fu messo, dove per la prima volta a cura si stette assidua, in potere di gente estranea [...]" (L'uomo).
1903-1904. Umberto Saba si stabilisce a Pisa dove frequenta all'Università i corsi di archeologia, tedesco e latino. In una lettera ad un amico parla dei suoi disturbi nervosi.
1905-06. Si trasferisce a Firenze assieme al filosofo Giorgio Fano; frequenta gli ambienti letterari della "Voce" senza però stabilire legami soddisfacenti. "A Giovanni Papini, alla famiglia che fu poi la Voce io appena e mai non piacqui. Ero fra loro di un'altra specie".
1907-08. Servizio militare a Salerno, un'esperienza che si rifletterà nei Versi militari.
1909. Ritornato a Trieste, in febbraio sposa Carolina Wölfler, la Lina del Canzoniere.
1910. Nasce la figlia Linuccia. Abita a Montebello, alla periferia di Trieste, dove scrive le poesie di Casa e campagna (1909-1910), cui seguiranno quelle di Trieste e una donna (1910-1912).
1911. Esce a Firenze, con prefazione di Silvio Benco, un volume di Poesie firmato con lo pseudonimo di Saba, che l'autore si fa "cedere" dall'amico Giorgio Fano, che lo aveva già adottato.
1912. Si stabilisce a Bologna, dove collabora sporadicamente con "Il resto del Carlino". La "Libreria della Voce" pubblica Coi miei occhi. Il mio secondo libro di versi (divenuto in seguito Trieste e una donna). A Bologna scrive quasi tutte le poesie di La serena disperazione. È con lui anche la moglie Lina. "Di nuovo ero con lei quando a Bologna, per quelle anguste rosse vie a me care, la serena cantai Disperazione". Negli anni tra il 1910 e il 1915, Saba era triste e solitario a causa delle innumerevoli discussioni con la madre; infine rifiutò il cognome paterno e in omaggio alla nutrice slovena scelse di chiamarsi Saba (da Sabaz, il cognome della nutrice, appunto).
1915-18. Si schiera dalla parte di chi chiede l'intervento dell'Italia in guerra. Prende parte alla guerra, assegnato a ruoli amministrativi, lasciandone una traccia in Poesie scritte durante la guerra.
1919. Umberto Saba acquista e gestisce una libreria antiquaria, la "Libreria antica e moderna": insieme alla poesia sarà l'occupazione di tutta la sua vita. Al proposito scrive a Giacomo Debenedetti, nel 1924: "Senza intendermi affatto e nella città più refrattaria a questo genere di affari, sono riuscito a mettere su un'azienda. Proprio dal nulla. Sono più fiero di questo che del Canzoniere". Pubblica intanto varie raccolte di versi in tirature limitate.
1921. Pubblica, a Trieste, la prima edizione del Canzoniere. La pubblicazione è in 500 esemplari ed è fatta a proprie spese. Altre singole raccolte si susseguono negli anni successivi.
1928. La rivista "Solaria" gli dedica un numero monografico. La crisi nervosa che già lo affligge raggiunge un grado pericoloso di insostenibilità; confessa a Giacomo Debenedetti nel 1929: "Avevo già scritto tre lettere di commiato e mi si affacciava giorno per giorno la necessità del suicidio. Un giorno venne a trovarmi un amico e mi consigliò una cura psicanalitica" (dal 1929 Saba si sottopose a cure psicoanalitiche spesso intense).
1938. Cerca inutilmente una sistemazione a Parigi, per sfuggire alla situazione politica italiana e alle leggi razziali. Intanto ha continuato a pubblicare singole raccolte. Nel 1939 torna a Roma dove si nasconde in casa Ungaretti.
1943-45. Dopo l'armistizio dell'8 settembre è costretto ad abbandonare Trieste e vive, in mezzo a mille difficoltà, a Firenze (dove è protetto da Eugenio Montale e da altri intellettuali antifascisti), Milano, Roma. Esce presso Einaudi la seconda edizione del Canzoniere accresciuto di tutta la produzione posteriore al 1921. Questa seconda edizione ottenne i massimi e unanimi riconoscimenti di una critica che in precedenza era stata, generalmente fredda. Negli anni seguenti continua a pubblicare singole raccolte. 1946 Con il riconoscimento della sua statura di poeta, che si consolida nel dopoguerra, giungono anche le prime importanti attestazioni pubbliche: nel 1946 riceve il Premio Viareggio.
1950. I suoi disturbi nervosi si aggravano; è ricoverato per lunghi periodi in cliniche; ricorre alla morfina.
1953. Scrive Ernesto. Riceve il Premio dell'Accademia dei Lincei e la laurea honoris causa dell'Università di Roma. È ricoverato in una clinica romana.
1957. Muore di infarto il 25 agosto alla clinica San Giusto di Gorizia, da dove non è più uscito dopo la morte della moglie, avvenuta, dopo un lungo declino fisico e mentale, il 26 novembre 1956.

Umberto Saba, opere: La poesia di Saba è semplice e chiara. Nella forma adopera le parole dell'uso quotidiano e nei temi ritrae gli aspetti della vita quotidiana, anche i più umili e dimessi, luoghi, persone, paesaggi, animali, avvenimenti, Trieste con le sue strade, le partite di calcio... Una vera e propria dichiarazione di poetica la possiamo leggere nella lirica Il borgo della raccolta da Cuor morituro (1925-1930): "La fede avere di tutti, dire parole, fare cose che poi ciascuno intende, e sono, come i bimbi e le donne, valori di tutti". Il Canzoniere, da lui concepito come autobiografia totale, raccoglie tutte le sue poesie (ne diede varie edizioni sempre accresciute: nel 1921, 1945, 1948, 1957 e, per ultimo, nel 1961). I temi della sua poesia sono Trieste, la città natale, il mare, come simbolo di fuga e di avventure spirituali, gli affetti personali e familiari (principalmente Lina, la moglie, e Linuccia, la figlia), le memorie dell'infanzia, il rapporto con la natura e le riflessioni sull'attualità. Il Canzoniere è progettato secondo il disegno di un itinerario poetico che segue fedelmente quello della vita dell'autore: "E il libro, nato dalla vita, dal "romanzo" della vita era esso stesso, approssimativamente, un piccolo romanzo. Bastava lasciare alle poesie il loro ordine cronologico; non disturbare, con importune trasposizioni, lo spontaneo fluire e trasfigurarsi in poesia della vita". Sono parole di Saba, tratte dal commento in terza persona che, sotto lo pseudonimo di Giuseppe Carimandrei, il poeta elaborò tra il 1944 e il 1947 con il titolo di Storia e cronistoria del Canzoniere. La struttura del Canzoniere si pone quindi come parallela al flusso continuo e ininterrotto della vita dell'autore, narrandone poeticamente gli eventi significativi. Prose, 1964, accoglie tutta la produzione in prosa: Ricordi-Racconti, 1910-1947 comprende la sezione Gli ebrei del 1910-1912, costituita da bozzetti e descrizioni delle abitudini di vita della comunità ebraica di Trieste; Il ghetto di Trieste; le Sette Novelle del 1912-13 (fra le quali la famosa La gallina letta psicanaliticamente dal Lavagetto nel suo saggio "La gallina di Saba") e altre sezioni e frammenti. Scorciatoie e Raccontini, del 1934-48, Storia e cronistoria del Canzoniere, scritta dal 1940 al 1947. Ernesto, scritto dal maggio al settembre 1953, uscito postumo nel 1975 Sullo sfondo di una Trieste fine secolo, è rievocazione e descrizione di inquietudini e ambigue curiosità adolescenziali con una forte componente autobiografica. Il protagonista, Ernesto, è un ragazzo che vive con la madre (sotto la vigile tutela della zia); studia il violino, legge molto e ha qualche idea vagamente socialista. Fa anche il praticante presso un venditore all'ingrosso di farina. Qui un compagno di lavoro poco più che ventenne lo inizia a una relazione omosessuale, che egli all'inizio accetta spinto soprattutto dalla curiosità. In seguito ha un rapporto con una matura prostituta, Tanda, vissuto con un turbato disagio - e qui Saba è un narratore di estrema delicatezza - perché nella sua mente la figura della prostituta si confonde e si sovrappone con quella della balia della sua infanzia. Nell'ultimo capitolo, Ernesto ad un concerto incontra un giovane, Ilio, "bello", "sicuro di sé", "superbo addirittura", col quale sente un irresistibile bisogno di parlare, di comunicare. Il capitolo si conclude (o si interrompe) proprio sull'avvio di questa comunicazione...

Vita e Opere di Saba


Umberto Saba nacque nel 1883 a Trieste, allora città dell'Impero austroungarico. Il padre aveva abbandonato la famiglia e Umberto rifiuto il cognome Poli, per assumere quello di Saba, in riferimento alle origini eroiche della madre e per assonanza con il cognome della adorata balia, Gioseffe Schebar. Condusse studi irregolari e si impegno in uno studio commerciale, ma la sua vera passione era la poesia. Lesse molto, da autodidatta,sopratutto i classici della letteratura italiana fino a D`Annunzio. Nel 1903 si trasferì a Pisa, frequentando i corsi di Lettere all'università. Fece il servizio militare a Firenze,entrando in contatto con l`ambiente letterario.In quel periodo comincio a soffrire di depressione e scrisse le sue prime poesie. Tornato a Trieste si sposo con Carolina Wolfler (la "Lina" dei suoi versi)ed ebbe una figlia.Nel 1911 usci il volume "Poesie".Dopo la Prima guerra mondiale,grazie a un`eredita ricevuta,acquisto una libreria antiquaria,che gli permise di godere di una certa tranquillità economica. Il Fascismo, con le sue leggi razziali,lo costrinse all'espatrio: si rifugio a Parigi, poi torno in Italia,a Firenze,protetto dal alcuni amici, fra i quali il poeta Eugenio Montale. Nel 1948 usci la seconda edizione del "Canzoniere", che raccoglieva le sue poesie. Il suo stato nervoso si aggravo. Si sottopose a cure psicanalitiche e nel 1953 fu ricoverato in una clinica romana per malattie nervose. Nel 1956,con la morte della moglie, lasciò Trieste e si trasferì a Gorizia, dove morì un anno dopo.

Opere di Umberto Saba


Nasce a Trieste nel 1883. L'abbandono del padre ha una grande influenza sulla sua personalità, si rifiuta di prenderne il cognome prendendo invece uno pseudonimo di origine ebraica che assomiglia a quello della balia che rappresenta per lui la dolcezza e la semplicità dell'infanzia.
Il fatto di essere cresciuto ai margini della vita letteraria comporterà in lui la possibilità di elaborare una poetica personale lontano dalle avanguardie e dal decadentismo avvicinandosi invece alla tradizione italiana di Petrarca e Leopardi.
Egli rifiuta lo sperimentalismo e utilizza un linguaggio parlato, chiaro e subito comprensibile; la parola viene utilizzata per la sua capacità di definire oggettivamente la realtà (e non per ciò che evoca) e per il suo modo di scrivere chiaro, preciso e con una poetica personale fu isolato, venendo considerato un poeta antico.
È l'unico che lascia da parte tutte le posizioni estetiche e delle avanguardie per ricollegarsi alla tradizione italiana. È un “poeta della quotidianietà”, quindi ogni giorni si imbatte nel dolore. Rifiuta ogni sperimentalismo formale ed accosta il lessico quotidiano con quello aulico.

Il Canzoniere: L'opera di Saba più importante è il Canzoniere, una sorta di raccolta autobiografica dove confluiscono tutte le opere della sua vita ricostruendo una vicenda individuale ed intima avente però un valore universale. Gli aspetti principali sono l'autobiografismo (la poesia è strumento di autoindagine), l'autoconoscenza e il realismo perché si riferisce a fatti quotidiani e concreti scavati a fondo per coglierne la verità essenziale.
Temi principali sono l'”animalità” intesa come espressione della calda vita che si trova nei personaggi più umili e emarginati e i vari aspetti della femminilità; la figura delle donna rappresenta un altro aspetto caratteristico della sua produzione; dalla figura austera e severa della madre alla figura dolce e affettuosa della balia, si associa il tema dell'infanzia con il conflitto interiore della perdita del padre ma anche il sogno della vita.
Alla donna è associato un altro dei temi principali del Canzoniere ovvero la città di Trieste, con le sue passioni assolute, le sue contraddizioni, che rappresenta lo spazio dell'incontro sociale per le persone umili che la abitano, un luogo dove cercare il piacere. Altre caratteristiche del Canzoniere sono il rifiuto del verso libero e la prevalenza di forme metriche tradizionali; vengono utilizzati le forme del sonetto e della canzonetta con la presenza costante della rima.
Città vecchia (Canzoniere II): il tema centrale è l'esaltazione delle forme più umili e quotidiane dell'esistenza, in cui si cela il vero significato della vita. Strofa narrativa, strofa descrittiva, strofa riflessiva. Motivo dell'”infinito nell'umiltà” (concetto nietzchiano di coincidenza tra quotidianità e infinito): il poeta riscopre le ragioni della vita nel rapporto con gli altri.

Pensiero di Saba


Saba rimase sostanzialmente estraneo alle innovazioni formali dell'ermetismo e delle avanzate correnti poetiche. La sua poesia è di un autodidatta, formatosi sulle opere affermate della tradizione. Per questo egli non rifiuta di adoperare le cosidette parole trite", cioè i termini quotidiani e familiari accanto a quelli più noti e amati della tradizione letteraria in una struttura sintattica chiara e lineare. Entra quindi in polemica con la scuola ermetica e sceglie per la sua poesia di esprimere la necessità del ritorno alla chiarezza della comunicazione, senza perdere la capacità di guardare la realtà oltre all'apparenza. Entrò in polemica anche con D'Annunzio e la ricerca del bello. Secondo Saba la poesia è il frutto dell'emozione che nasce spontaneamente dalla vita vissuta, dai ricordi e dalle esperienze anche banali. I motivi dominanti della poesia di Saba sono da considerarsi l'amore per Trieste, l'amore per la donna, l'amore per la vita. Con la prevalenza dell'amore il dolore viene accettato e la malinconia non è scoraggiante ma riflessione meditata che rende il vivere più consapevole.

Poetica di Saba


Umberto Poli nasce nel 1883 a Trieste, che all'epoca appartiene all'Impero austro-ungarico. E' figlio di una donna di origine ebraica e di un italiano che lo abbandona prima ancora della sua nascita: per questo motivo da adulto il poeta decide di adottare il cognome di Saba, in onore di Peppa Sabaz, la balia slovena che lo ha allevato con affetto nella sua infanzia. Dopo aver interrotto gli studi si dedica alla poesia, ma le sue prime pubblicazioni non vengono apprezzate dai contemporanei. Nel 1908 sposa Carolina Woelfer, che nei suoi versi chiama "Lina", da cui ha una figlia, Linuccia. Dopo la prima guerra mondiale apre a Trieste una libreria antiquaria che, insieme alle poesia, costituirà per lui un impegno costante.
Colpito dalle leggi razziali per la sua origine ebraica, nel 1938 scappa a Parigi; l'anno seguente torna in Italia dove viene protetto e nascosto prima da Ungaretti e poi da Montale
Solo dopo la guerra arrivano i primi riconoscimenti alla sua poesia: nel 1946 riceve il Premio Viareggio e nel 1953 quello dell'Accademia dei Lincei.
Gli ultimi anni della sua vita sono resi difficili dalle frequenti crisi depressive e dalla malattia della moglie. Muore a Gorizia nel 1957.
Tutta la produzione poetica di Saba è raccolta nel "Canzoniere", pubblicato per la sua prima volta nel 1921.
Tra le opere in brosa ricordiamo il romanzo incompiuto Ernesto (1975), pubblicato dopo la sua morte.

I temi e lo stile
Nell'edizione definitiva il "Canzoniere" contiene 426 componimenti, suddivisi tra opere della giovinezza, della maturità e della vecchiaia e narra gli eventi significativi: la nascita, la difficile infanzia, la vita militare, l'attività di libraio.
Si tratta di liriche dal linguaggio semplice ma molto profonde nei contenuti: Seba cerca la verità nascosta dietro fatti appartenenti comuni, tentando di rendere universale la propria esperienza di individuo.

Opere e poetica di Saba


Vita: Nasce a Trieste nel 1883 da mamma di origine ebraica e padre veneziano.
Il padre abbandonò la famiglia prima della sua nascita, lo conoscerà solo a 20 anni e ne rifiuterà il cognome per assumere quello di Saba.

La madre lo affidò alle cure di una balia, però dopo 3 anni lo riprese con sé.
La traumatica separazione dalla balia, la mancanza della figura paterna, l’educazione severa impostagli lasciarono una traccia profonda nella psiche del poeta.

Fu un adolescente inquieto: lasciò gli studi ginnasiali, si iscrisse all’Accademia per il Commercio e per la Nautica, lavorò presso la camera di commercio e come mozzo su un mercantile.
1905: andò a Firenze, dove frequentò l’ambiente della “Voce”, ma non si riconobbe nella poetica dei “vociani”.

1908: prestò il servizio militare volontario a Salerno.
Rientrò a Trieste e sposò Carolina Wolfler (Lina), dalla quale ebbe una figlia (Linuccia).
1911: pubblicò il volume Poesie.
Dopo la grande guerra, cui partecipò, si stabilì a Trieste dove comprò una libreria antiquaria.

Pubblicò a sue spese Cose leggere e vaganti (1929), L’amorosa spina e il primo Canzoniere (1921).
Il peggioramento delle sue condizioni psichiche lo porteranno a sottoporsi a delle cure psicoanalitiche che non risolveranno il suo malessere ma gli faranno comprendere meglio l’origine di esso nell’infanzia e nell’adolescenza.

1938: con la promulgazione delle leggi razziali, il poeta dovette rifugiarsi prima a Parigi e poi a Firenze, dove, aiutato da Montale e altri intellettuali rimase fino alla Liberazione.
Nel dopoguerra arrivarono la fama e i riconoscimenti.
1945: pubblicò la seconda edizione del Canzoniere.
1946: pubblicò Scorciatoie e racconti, ricevette il premio Viareggio e ricevette l’offerta dall’università di San Paolo del Brasile, della cattedra in precedenza di Ungaretti.
1948: pubblicò Storie e cronistoria del canzoniere.
1954: ricevette, dall’università di Roma, la laurea in Lettere honoris causa.
In questi anni aderì al Partito Comunista, ma lo deluse profondamente la sconfitta alle elezioni del ’48.

Si chiuse in uno sdegnoso isolamento, che peggiorò il suo malessere psichico, perciò fu costretto a ricorrere a ricoveri in clinica.
1956: in seguito alla morte della moglie, stanco e amareggiato, si rinchiuse in una clinica a Gorizia dove morì nel 1957.

Postumi sono stati pubblicati: il saggio Quello che resta da fare ai poeti (1959), l’ultima edizione del Canzoniere (1961), il romanzo Ernesto (1975, incompiuto).


Poetica: Le poesie di Saba nascono dal dolore originario dell’infanzia e dei traumi che le terapie psicoanalitiche portano alla coscienza.
La psicoanalisi gli da la possibilità di chiarire i conflitti interiori e di decifrare la realtà.

Le terapie psicanalitiche, l’essere triestino e l’assimilazione d’ideologie austro-tedesche come quelle di Nietzsche e Freud, gli forniscono strumenti filosofici e ideologici nuovi rispetto ai modelli della tradizione italiana.
Si forma da autodidatta sui “grandi” della tradizione letteraria italiana.

S. rimane estraneo ai movimenti del tempo: simbolismo, estetismo decadente, “vociani”, ermetismo.
La sua poesia si snoda su un duplice binario: sia sul proprio mondo interiore sia alla realtà quotidiana.

Nel saggio Quello che resta da fare ai poeti S.:
Sostiene la poesia deve essere “onesta”, veritiera, fondata su un “tenace sforzo dell’intelletto” e su una “disinteressata Alla crisi del ruolo del poeta egli contrappone gli ideali di una poesia autentica, capace di cogliere in modo efficace il cuore dei problemi e dei sentimenti umani.


Il Canzoniere: I temi. Nel suo insieme registra: la ricerca di S. sul significato della vita, le sue emozioni e le sue contraddizioni.
Romanzo psicologico in versi: per tendenza a raccontare se stesso e i propri sentimenti, i fatti e a delineare figure.

L’unità del C. nasce dall’unità che S. stabilì tra poesia e vita, vita come sentimento doloroso dell’esperienza umana proiettato nel canto poetico.
Il luogo che domina è Trieste (Trieste): incrocio di popoli e culture, brulicante di vita ma contemporaneamente riservata e diffidente, rispecchia le contraddizioni del poeta.

S. proietta in T. le proprie tensioni e ambivalenze affettive (sentimenti opposti), ha il desiderio di immergersi nella sua “calda vita” ma contemporaneamente è tentato dalla solitudine.
Coglie l’aria della città fatta di felicità e dolore, come la sua anima.

Un altro tema importante è quello delle persone (Città vecchia): ha bisogno di unirsi alla vita delle persone più umili, si immerge nella vita di tutti, riscoprendo nell’umiltà le ragioni reali dell’esistenza.


S. tratta anche del dolore individuale e universale (La capra):il dolore è sentito come personale e, contemporaneamente, universale, perché presente in tutte le creature.
Il poeta accomuna gli animali e gli uomini nello stesso destino di sofferenza.

Lo stesso prova con l’avvenimento della 2GM: l’amarezza provocata dai fatti storici e la speranza portata dalla Liberazione, trasmettono un senso di uguaglianza e di solidarietà fraterna tra gli uomini.

La struttura e i caratteri generali: 1921: Dopo aver dato alle stampe alcune raccolte parziali, S. pubblica l’intera produzione precedente in un volume dal titolo “Canzoniere”;
1945: cura una seconda edizione dell’opera, di molto accresciuta;
1961: postuma esce la terza edizione definitiva.

La raccolta è suddivisa in una serie di sezioni disposte in ordine cronologico, che si riferiscono a diversi periodi dell’esistenza dell’autore.
S. stesso definisce l’opera “la storia di una vita” e una sorta di “romanzo psicologico”, sottolineandone due aspetti fondamentali:

- La struttura unitaria: il canzoniere si presenta si presenta come un testo organico perché
• I componimenti sono collegati dal punto di vista tematico;
• Tendono a proseguire un discorso già avviato;
• Ma soprattutto ogni parte acquista significato alla luce dell’insieme(es: Storia di una vita)

- Il carattere autobiografico:
• S. prende distanza dalle correnti del ‘900 che praticavano una poesia “pura”, svincolata dalla realtà casuale;
• Trae ispirazione dal proprio vissuto per parlare “dell’uomo di sempre”, trasferisce la propria esperienza particolare sul piano di una riflessione generale sulla condizione dell’uomo e sulla vita;

In questo senso si deve intendere il nesso tra poesia e verità che caratterizza la sua opera;

Si tratta di indagare una verità tutta terrena ed esistenziale che riguarda l’uomo e le motivazioni profonde del suo agio, identiche per tutti.

Lo strumenti di tale indagine è la psicoanalisi di matrice freudiana capace di svelare la “verità che giace al fondo”, ossia le pulsioni dell’inconscio curando i mali dell’anima.


Poesie: Trieste: Forma metrica: 3 strofe irregolari di varia lunghezza liberamente rimati.
Una delle tante liriche dedicate a Trieste: la città è descritta nella sua ”scontrosa grazia”, perciò come specchio del modo di essere del poeta: schivo e bisognoso di amore.

1° strofa: S. raggiunge un punto alto e solitario della città e si ferma a contemplarla;
2° strofa: descrive il fascino enigmatico di T.: è di una bellezza delicata, ma anche ritrosa e sfuggente (concetto ripreso nell’immagine del “ragazzaccio”);
Dal suo angolo il poeta vede e descrive la T. marina e quella collinare;
Poi subentra la riflessione: l’atmosfera della terra natia e strana, è fatta di felicità e di dolore insieme.
3° strofa: c’è il messaggio della lirica: il conflitto che il poeta vive tra il bisogno di solitudine e la voglia di aderire alla vita;
La sua “vita pensosa e schiva” rispecchia la “scontrosa grazia della città”.
I diminutivi “muricciolo” e “cantuccio” esprimono affetto per la città.


Città vecchia: Forma metrica: 3 strofe con versi imparisillabi (endec, setten, quinari, tresillabi) variamente legati da rime e assonanze.

Il poeta è immerso nella confusione delle strade, osserva le persone con un sentimento di solidarietà che gli fa riscoprire i valori reali della vita;
La 1° strofa ha inizialmente un ritmo lento e poi più veloce per comunicare l’agitarsi della folla.


Lo spunto narrativo della 1° strofa lascia subito spazio:
- alla descrizione di una strada del quartiere del porto;
- alla riflessione sull’umanità che la abita: il poeta si sente parte di quella realtà e si rende conto che in compagnia degli umili il suo pensiero diventa più puro.

Indaga e scopre che anche la creatura più misera è compresa nel mistero universale della vita: la poesia onesta ha il compito di descriverla.
Le parole-chiave “amore”, “dolore”, “Signore” trasmettono il sentimento religioso di fratellanza: S. pensa che amore e dolore siano essenziali per l’esistenza umana.


La capra: Forma metrica: 3 strofe irregolari di endecasillabi e settenari, chiusi da un quinario e liberamente rimati.
È una delle liriche più famose di S.: nel belato sofferente di una capra riconosce la sofferenza di tutti esseri viventi.

I nuclei tematici sono:
- La solitudine dell’uomo;
- Il riconoscimento di una fraternità universale nel dolore.
Il poeta incontra una capra: inizialmente risponde per gioco al suo belare, poi si accorge che in esso è evidente il dolore universale.

Per quanto riguarda il v. “In una capra dal viso semita” S. gli da solo un ruolo descrittivo, in realtà ha molti significati: “semita” rima con la parola-chiave “vita”; la capra ha il viso dei quel popolo che più ha sofferto quindi non può che essere l’emblema del dolore universale.

L’andamento dei versi è molto colloquiale e discorsivo, ma l’apparente semplicità nasconde una costruzione attenta e originale.

Analisi delle opere di Saba


Umberto Saba è un altro autore triestino; in realtà lui non si chiamava Saba di cognome, ma Poli (cognome italiano a differenza di Italo Svevo che voleva significare la continuità con il mondo tedesco). Cambia il cognome con quello della balia Peppa Sabaz, perché lui era nato nel 1883 a Trieste e il padre aveva abbandonato la famiglia prima della sua nascita. La madre trovandosi da sola e dovendo provvedere al mantenimento suo e del figlio lo affidò alla balia, con cui Saba avrà un legame forte. Ci sarà un legame più forte per un certo periodo della vita con la balia piuttosto che con la madre. Il padre lo conoscerà dopo 20 anni e lui stesso dopo averlo conosciuto dice di aver capito perché i genitori non potevano stare assieme.
Infatti, la madre era ebrea e come tutta la sua razza si caricava dei dolori e delle sofferenze del mondo; quindi era una donna anche dura. Infatti lui dice di ave sofferto alla rovescia il complesso Edipico nel senso che la figura dell’autorità era quella materna non quella paterna. Viceversa il padre, nel momento in cui lo conosce, lo definirà un bambino, non adatto al ruolo di famiglia; ha comunque anche aspetti positivi per i quali il padre rappresenta la trasgressione, l’ispirazione artistica. In una poesia scrive anche che suo padre è stato per lui l’assassino (probabilmente era un’espressione che usava sua mamma) “l’assasin de to pare”= disgraziato.
Trieste gravitava infatti nel mondo tedesco, ma aveva anche in altri influssi tra cui quello veneto per cui c’è questa concezione. Questi rapporti con i genitori saranno anche causa della sua nevrosi. Nel 1930 entra in cura psicanalitica per risolvere questi suoi problemi. Anche il rapporto con la madre era un rapporto conflittuale, proprio perché la madre rappresentava l’autorità (forse per carattere ma forse anche per necessità).
Compie i suoi studi e poi ad un certo punto interrompe questi studi regolari e proseguirà da autodidatta, scrivendo versi da subito. Nel 1906 attraverso un figlio di d’Annunzio aveva conosciuto d’Annunzio a Firenze e nella prima fase artistica subisce anche l’influenza di d’Annunzio. Scriverà opere teatrali firmate con uno pseudonimo, Umberto da Montereale, nel quale si sente l’eco d’annunziano perché è uno pseudonimo pomposo, tipicamente d’annunziano. Poi si libererà dall’influenza d’annunziana. Nel 1909 sposa Carolina Woelfler, che lui chiama Lina, da cui si separa per un breve periodo e a cui dedica Trieste, Una donna, Nuovi versi per Lina. Dal matrimonio nasce una figlia, Linuccia.
Nel 1911 pubblica la sua prima raccolta di poesie a sue spese, ma senza incontrare nessun successo di pubblico. Tutte le sue raccolte poetiche confluiranno nel Canzoniere: ha volutamente questo titolo legato alla tradizione.
Manda a Slataper, un altro triestino che collaborava alla più importante rivista letteraria del tempo, Voce, il suo manifesto poetico Quel che resta da fare ai poeti, perché venisse pubblicato. In realtà sarà pubblicato solo nel 1953 perchè nel momento in cui lui lo manda, in Italia dominano le poetiche dannunziana, simbolista, che erano molto diverse da quella sabiana. Apre una libreria antiquaria (libreria di libri originali d’epoca) a Trieste, in cui lavorano due commesse, Paolina e Chiaretta, che compariranno anche nelle sue poesie.
Nel 1938 con le leggi razziali emanate dal fascismo se ne va a Parigi. Rientra un po’ più tardi come clandestino, va a Firenze e conosce Montale.
Nel 1948 al termine della guerra torna a Trieste, deluso dai risvolti della guerra mondiale. Temeva che al fascismo si sostituisse la democrazia cristiana.
Nel 1951 viene premiato dall’Accademia dei licei come poeta.
Muore nel 1957 a Gorizia (città che ha una doppia personalità nel senso che è bilingue ecc..), esattamente un anno dopo la moglie.

Saba come poeta triestino: L’appartenenza a Trieste non è casuale, ha il suo peso, ha il suo significato. È una figura complessa: è un ebreo da parte di madre, vive in una realtà mitteleuropea per molti aspetti infatti lui conosce Freud, conosce Nietzsche (come pensiero non come persone) perché è normale che in questo ambiente si conoscano questi autori. Entra in terapia psicanalitica negli anni ’30, com’era per Svevo. L’appartenenza a Trieste funziona anche nella direzione della volontà di rimanere fedele alla tradizione italiana nel periodo in cui la poesia andava verso la tradizione del simbolismo, del superomismo, dell’estetismo. Saba sembra ignorare tutti questi aspetti e viceversa vuole mantenere la continuità con la tradizione classica italiana, da Petrarca in poi, lo dimostra anche dalla scelta del titolo il Canzoniere, dove di rivoluzionario, di futuristico non c’ assolutamente nulla.
È un po’ controcorrente da questo punto di vista, mentre gli altri sono lanciati in poetiche nuove con l’ide anche la poesia è irrazionale e si può cogliere solo attraverso una breve illuminazione. In Saba non troviamo niente di tutto questo. Anzi nella famosa dichiarazione di poetica Quel che resta da fare ai poeti lui dice che ai poeti resta da fare una poesia onesta, che nasca non da una ispirazione artefatta, forzata ma sincera perchè deve essere capace di arrivare in profondità, ma la profondità non è quella irrazionale, frammentaria (come quella delle correnti che abbiamo visto). In realtà la realtà è chiara, razionale. La poesia ha il compito di conoscere. Anche qui da un lato si dice che la realtà è inconoscibile, mentre lui dice no, la poesia ha il compito di conoscere. Conoscere che cos’è la vita, che è due cose: amore e dolore.
Amore in quanto non solo bisogno di amare ma anche di essere amati, dolore come capacità di soffrire.
Questa condizione accomuna non solo gli uomini, ma anche gli animali, i buoni animali li chiama, che sono vicini alla vita. Non a caso nelle poesie di Saba ci sono molti riferimenti a animali ad esempio La capra dal viso semita dove c’è questa umanizzazione (anche nel belato della capra dove sente il dolore, la sofferenza). Oppure quella poesia in cui paragona la moglie a diversi animali. Ricorre spesso agli animali perché sono nella stessa condizione degli uomini. Inoltre noi in quanto nati dalla vita sappiamo tutto della vita, come anche gli animali e le piante. Quindi non c’è niente di misterioso, di inconoscibile. Tutti coloro che sono nati, proprio per il fatto di essere nati dalla vita sanno tutto della vita. Dice sempre degli animali “i sereni animali che avvicinano a Dio”. Quindi la sua posizione è troppo diversa negli anni in cui scrive da quelli imperanti all’epoca.
Quindi Saba non è per niente rivoluzionario rispetto alla tradizione.
Le sue letture preferite erano Petrarca, Parini, Leopardi, che sono esempi di classicismo, Petrarca perché è il fondatore della lingua moderna, Parini è un esempio di classicismo perché è razionalista, Leopardi è l’altra vetta della tradizione lirica italiana.
Saba in realtà non è stato soltanto un poeta. Ha scritto varie poesie raccolte nel Canzoniere, che ha auto tre edizioni 1921, 1945, 1961 per un totale di circa 400 testi.

Saba prosatore: Saba non è stato solo un poeta, ma è stato anche uno scrittore. Come prosatore ha scritto in particolare un testo Scorciatoie e raccontini che è una raccolta di aforismi brevissimi e dice che i padri sono Leopardi con i Pensieri, ma soprattutto Nietzsche e Freud. Dice di aver imparato l’amore per gli aforismi da Nietzsche e dell’animo umano da Freud.
Questi aforismi vengono usati per smascherare le finzioni umane. Ecco la psicanalisi come tecnica per la conoscenza del mondo, che appare in un modo ma è in un altro. Quindi sottolinea l’ipocrisia, l’inautenticità di quello che si dice e che si fa. Lo stile è sempre sobrio, classico da questo punto di vista, ironico.

Ernesto: Ernesto è un romanzo autobiografico scritto nel 1953 in cui c’è una proiezione del poeta. È molto in anticipo sui tempi anche nei temi che tratta: tra i temi c’è quello dell’omosessualità (→ guarda scheda pagina 111).

Il Canzoniere: Il Canzoniere racchiude in tre volumi tutte le raccolte poetiche di Saba. I primi due volumi sono composti da 8 sezioni, il terzo da 9 sezioni (pagina 158). Ognuna delle sezioni ha un titolo. Il piccolo Berto è la sezione dove ricorda la sua infanzia e il suo rapporto con la balia, alla quale era più legato rispetto alla madre. Quando a un certo punto la mamma decide di staccarlo dalla balia e tenerlo con sé, reagisce male. Dopo la terapia psicanalitica riuscirà a recuperare un rapporto più sereno con la madre.

Città vecchia : Città vecchia è riferito a Trieste, in particolare alla parte antica, all’epoca occupata da un quartiere malfamato in cui si trovano i personaggi che costituiscono un detrito di uomo, i personaggi dei bassifondi e qui vediamo una caratteristica di Saba cioè la ricerca della fratellanza, della solidarietà umana appunti attraverso questi umili. Questi umili seguono più da vicino la vita perché seguono più da vicino il principio del piacere teorizzato da Freud e che la civiltà reprime costringendo gli uomini alla nevrosi.
La poesia è classica nel senso che non ha uno schema che possiamo definire in maniera precisa però c’è l’uso dell’endecasillabo, del settenario e ci sono anche le rime, anche se non sempre, e questo ci dimostra l’attaccamento alla tradizione.

Preghiera alla madre: Quando scrive il testo la madre è già morta e in virtù della cura psicanalitica il poeta recupera la figura della madre che aveva rimosso per questioni di conflittualità e recupera anche un rapporto più sereno, cioè riusciva a pensarla in termini sereni come non riusciva a fare quando era viva. Anche qui non c’è una struttura metrica precisa, ma una libera alternanza di endecasillabi e versi più brevi.


Parole: Qualcuno ha visto in questa poesia una vicinanza all’ermetismo. In realtà ha in poco in comune con l’ermetismo perché quest’ultimo parte dall’idea che la realtà sia inconoscibile e che quindi la parola serva a conoscere la realtà. In Saba non c’è nulla di tutto questo, la realtà non è inconoscibile, anzi dice che tutto ciò che esiste, tutto ciò che è in vita conosce quello che si deve conoscere della realtà.


Amai: È una specie di testamento poetico, dichiarazione di quella poesia onesta che resta da fare ai poeti, esprimere le verità profonde.

Approfondimenti: La città di Saba come desiderio “di vivere la vita/ di tutti”. C’è una poesia, Trieste, dove dice che Trieste è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore, per dire che la città ha una grazia scontrosa. La città è aggraziata come un ragazzo con gli occhi azzurri, ma che ha le mani troppo grandi per afferrare gli oggetti e quindi goffa, impacciato, che respinge chi le si accosta. Lui non idealizza questa città, a cui sente comunque un legame affettivo.

Le donne-madri e le donne-fanciulle del Canzoniere: Con madre ebbe un rapporto ambivalente molto forte, caratterizzato dal complesso edipico al contrario perché la madre era la figura dell’autorità. I suoi genitori sono i campioni di due razze diverse: la madre, che era ebrea, si fa carico di tutti i mali del mondo, una figura triste, malinconica, dura per certi aspetti mentre il padre è giocoso, ha un carattere bambinesco e rappresenta l’ispirazione poetica o anche l’immaturità. Quindi dopo i vent’anni capirà che i suoi genitori non potevano andare d’accordo.

Una visione freudiana del fanciullo: esplorare l’infanzia per conoscere l’uomo: Esplorare l’infanzia per conoscere l’uomo perché con Freud comincia uno studio dell’infanzia non come luogo edenico della vita per cui si tendeva (pensa a Libro Cuore) a rappresentarla come l’età felice. Prima di lui l’infanzia era l’età felice, un luogo mitico dell’esistenza, della felicità originaria. Con Freud comincia un’interpretazione diversa che Saba segue da vicino. La vedono come l’origine dei conflitti, della lacerazione e quindi di tutti i successivi problemi che avrà l’adulto (come fu per lui). Il trauma di essere separato dalla sua balia causò un trauma e la madre gli appariva una sconosciuta e aveva tutta una serie di regole molto dure che la balia non seguiva. Un momento di liberazione sarà rappresentato dal servizio militare perché non c’è la mamma e perché lo lega con i giochi dell’infanzia di guerra.

Analisi delle liriche di Saba


Umberto Saba nasce a Trieste nel 1883. La madre, Rachele Coen, era di origine ebraica; il padre, Eduardo Poli, di posizioni filoariane.
Il matrimonio tra i due dura pochissimo: nell’arco di pochi anni; il giovane Umberto si vede abbandonare dalla figura paterna. Il peso della frattura e quel senso di abbandono saranno due dei temi più ricorrenti in tutta la poesia sabiana.
E’ alla figura amorevole della nutrice che il Saba deve la relativa serenità della sua infanzia; è al nome di essa, Peppa Sabaz, a cui si rifà Umberto Poli.
Dedicandosi a letture vaghe e disordinate di autori come Petrarca, Parini, Foscolo, Leopardi, D’annunzio e Shakespeare, il Saba si trasferisce a Firenze, dopodichè torna a Trieste sposandosi con Lina Woelfer, l’unica grande donna della sua vita.
Iniziate le crisi nervose, il Saba comincia a collaborare con le riviste del tempo, la Voce e Primo Tempo: inizia ad essere riconosciuto il suo talento in tutta l’Italia (la rivista Solaria gli dedicherà un numero).
Le crisi si fanno sempre più frequenti, ed egli ricorre alla psicanalisi presso Edoardo Weiss. Trova rifugio in clinica, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, morendo qui nel 1957.

Per comprendere la poetica sabiana occorre citare una sua stessa frase contenuta all’interno de “Quel che resta da fare ai poeti” :<< in nessun’arte le inconsce reminiscenze sono più frequenti che in poesia>>
Ecco che si spiega quel suo disordinato impeto dedicato alla lettura, che lo spinge ad accostarsi agli autori più disparati, diversi per ideologia e tempo.
A determinare quest’impeto è anche la sua condizione di triestino: come Svevo, egli si ritrova in una posizione periferica rispetto al panorama della cultura italiana; è per questo che si sposta nella Roma D’Annunziana, nella Firenze Dantesca e nella Milano manzoniana: si accosta a queste città per affermare un nuovo io.
Si riprende l’ideale della “poesia onesta”: non artificiosa, non formalsta: ciò che conta è il costante impegno per dar vita ad una poesia che coincida con l’emozione del lettore.
Da qui un grande sperimentalismo: a una scrittura aulica e sostenuta corrisponde una scelta lessicale semplice e quasi povera, per mettere in luce le tematiche pià scottanti della sensibiltà contemporanea, per dar vita a quel dissidio interiore, a quel contrasto tra condizione di adulto scontento e adolescente felice; una frattura tra presente e passato, contro cui l’unica arma è la memoria.
Una poesia memoriale che possa ricostituire un’immagine coerente di se: è questo lo scopo del Canzoniere, la sua raccolta in forma (tuttavia) aperta e fluttante, che non risulta compatta e omogenea, anche se in Saba si evince per l’appunto questo tentativo.
Sicuramente sono molte le analogie con Petrarca, già dal titolo possiamo notarlo; tuttavia, le poesie del Saba non trovano mai fine, vengono perennemente modificate, studiate, eliminate e poi riscritte, senza, appunto, giungere mai ad un punto.
Sicuramente anche la psicanalisi e lo scavo interiore (già avutosi con Svevo e in precedenza Dostoevskij) influiscono notevolmente su questo suo continuo ricercare la forma perfetta per esprimere se stesso, il suo inconscio così disgregato. La poesia diviene dunque non autocelebrazione come in d’annunzio, non fuga dal mondo e quindi nido come in Pascoli, ma strumento di autoconoscenza; la conoscenza del male di vivere, della malattia, del dolore.

Opere: Come il Leopardi aveva scritto lo “Zibaldone di pensieri” , anche il Saba cerca di riassumere la sua carriera, intellettuale e artistica, attraverso l’opera del “Canzoniere”.
Esso si compone in tre parti, cronologicamente ben divise:
-Volume Primo- anni 1920-21; la giovinezza, l’amore per Lina
-Volume Secondo- anni 1921-32; espressione della maturità e della malattia: rimpianti, sensi di colpa, dolore, sofferenza.
-Volume Terzo-anni 1932-45: vecchiaia.
Il Canzoniere è sinonimo di ESISTENZA: si potrebbe ricollegare il filosofo Schopenhauer, e il suo “ESISTERE=SOFFERENZA;DOLORE”, La mancata Fraternità e solidarietà (propugnata da D’annunzio e da Leopardi) il contrasto tra l’ADULTO e l’ADOLESCENTE (biografia romanzata in Ernesto, storia incompiuta).

Saggista: il Saba si concentra anche sulla saggistica, pubblicando Storia e cronistoria del Canzoniere, una vera e propria ripresa quasi dell’apologia platonica, in quanto egli qui giustifica se stesso e le sue scelte poetiche (come Socrate la sua metodologia) .

Scorciatoie e raccontini sono invece frutto dello sperimentalismo prosaico dello scrittore: riflessione sul mondo contemporaneo, attraverso ironici aforismi e paradossali giudizi, il più delle volte taglienti e crudeli.

Umberto Saba, descrizione


••• La vita: •• Nasce a Trieste. La madre è ebrea e quando ha Umberto il marito l’ha già lasciata: è un giovane “gaio e leggero” a cui non importano i legami familiari. L’infanzia di Saba è difficile e malinconica. Frequenta le scuole con scarso profitto.
•• Solo la poesia lo fa sentire compreso e lo fa sfogare. Ama Leopardi, ma la madre severa gli impedisce di leggerlo per combattere la sua tendenza “troppo pessimistica” facendogli leggere Parini, più costruttivo e impegnato. Essendo un intellettuale periferico, come Svevo, non ha subito fama.
•• Tra l 1907 e il 1908 compie il servizio militare, esperienza che poi tratterà nei Versi militari. Quando torna a Trieste si sposa con la Woelfler, la Lina che canterà nei suoi versi. Cambia il suo nome d’arte da Umberto Poli a Umberto Saba. Dopo la Prima guerra mondiale, Saba apre a Trieste una libreria antiquaria, che gestisce in autonomia.
•• Nel 1921 pubblica la prima edizione del Canzoniere, nel quale poi aggiunge anche le poesie dei decenni successivi. Soffre di disturbi nervosi e nel 1928 intraprende una cura con un allievo di Freud. Si accosta così direttamente alla psicoanalisi, trovando così strumenti più raffinati per “smascherare l’intimo vero”.
•• È colpito dalle leggi razziali nel 1938 ed è costretto a trasferirsi a Parigi. Quando scoppia la guerra si trova a Roma e Ungaretti cerca di proteggerlo. Vive nascosto a Firenze ed è ospitato anche da Montale. La versione definitiva del Canzoniere, che abbraccia il suo intero arco di attività poetica, è pubblicata postuma nel 1961. Durante gli ultimi anni si intensificano le crisi depressive e anche la malattia della moglie, che muore nel 1956. Saba muore nove mesi dopo.
•• Nella sua poetica usa forme del passato, come la metrica tradizionale e le rime. Per questo è considerato “antinovecentista” e non ha avuto fama prima del secondo dopoguerra.

••• Il Canzoniere: •• Prima pubblica in maniera frammentaria i suoi scritti, per poi raggrupparli nel 1921 nel Canzoniere. Nel 1945 pubblica la seconda edizione dell’opera, molto accresciuta. La definitiva è pubblicata postuma nel 1961.
•• L’opera è divisa in sezioni disposte in ordine cronologico. Saba stesso definisce l’opera come “storia di una vita”. Gli aspetti fondamentali sono, infatti: la struttura unitaria e il carattere autobiografico. Tutti i componimenti sono uniti e collegati tra loro; in più, solo leggendoli tutti si ha una visione d’insieme completa. Prende le distanze dalla poesia “pura” tipica del Novecento, che rifiuta la storia e la realtà, per parlare dell’”uomo di sempre”. Non indaga una verità superiore e arcana con un processo di intuizione irrazionale, ma indaga una realtà tutta terrena che riguarda l’uomo. Lo strumento privilegiato di questa indagine è la psicoanalisi freudiana capace di svelare la “verità che giace al fondo” ossia le pulsioni dell’inconscio, curando i mali dell’anima.
•• Il Canzoniere rispecchia l’umanità di Saba nella quale convivono gioia e dolore, amore per la vita e angoscia esistenziale, solitudine e ragioni della solidarietà. Di grande importanza è il tema autobiografico dell’infanzia che parla dell’abbandono del padre e della durezza della madre che spinge il piccolo Saba a riversare il proprio bisogno di affetto sulla badante. Queste sono individuate come cause del tormento interiore che lacera il Saba adulto, sofferente di nevrosi. Altra protagonista del Canzoniere è la città di Trieste i cui angoli rappresentano occasioni per immergersi nella “vita di tutti” riscoprendo un senso di partecipazione e di solidarietà.
•• Saba si è formato principalmente come autodidatta e conosce e ammira i classici della poesia italiana, soprattutto Leopardi, ma non conosce le sperimentazioni contemporanee. Infatti, la “crisi della parola” della poesia novecentesca non tocca il suo linguaggio che è fatto di lessico quotidiano e di termini desueti e tradizionali. A differenza degli ermetici, Saba preferisce la parola che definisce le cose con precisione e non quella evocativa o allusiva. Anche la struttura sintattica deve essere articolata e chiara. Sempre in opposizione alla lirica novecentesca, il Canzoniere mantiene schemi metrici tradizionali, recuperando anche le rime che conferiscono musicalità ai versi.
•• Non vuole fare “bella poesia” come D’Annunzio, ma “poesia onesta” utile all’uomo. Ama Nietzsche visto come demistificatore delle illusioni e delle menzogne, e anche come “preludio” di Freud.

••• Le prose: •• L’accoglienza del pubblico al Canzoniere è scarsa e Saba allora si fa critico di se stesso, illustrando i significati e gli obiettivi della sua opera. Scrive infatti con lo pseudonimo di Giuseppe Carimandrei la Storia e cronistoria del Canzoniere (1948). Scorciatoie (1945) è una serie di brevi prose che trattano di politica, di società e di cultura; Raccontini (1946) sono piccoli racconti di vita. Ancora autobiografico è il volume Ricordi-racconti (1910 - 1947) di prose narrative. Anche il romanzo incompiuto Ernesto (1953) è autobiografico, che parla delle prime esperienze di vita e anche di esperienze sessuali con implicazioni omosessuali.

Autori che hanno contribuito al presente documento: blackman, Mucciii, mitraglietta, Pinturicchio98, dichi255, giorgiacappellari, iostudio7, simone.scacchetti.

Hai bisogno di aiuto in Umberto Saba?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email