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Umberto Saba


1883: la sua vita è segnata fin dalla nascita dall’abbandono del padre, che lascia Ia famiglia quando la moglie è incinta. Saba cresce con la balia fino a quattro anni e poi con la madre, una donna severa e triste, che grava su di lui con la sua amarezza e condiziona la sua serenità. Molto presto si rivelano nel poeta crisi nervose che lo costringono a sottoporsi a una terapia psicoanalitica e a ripetuti ricoveri in clinica.
Sposa Carolina Wòlfler (”Lina”) nel 1909 e acquista a Trieste una libreria antiquaria in cui trascorre gran parte della vita. Le leggi razziali del 1938 lo costringono a isolarsi ulteriormente e a vivere a lungo nascosto per Ie sue origini ebraiche. Scrive poesie per tutta la vita e pubblica nel 1921 il Canzoniere, che vedrà numerose successive edizioni con l’inserimento di nuovi testi. Accanto alla produzione poetica, intanto, Saba avvia la scrittura di una serie di brevi prose e aforismi, che saranno pubblicati nel 1946 con il titolo Scorciatoie e raccontini, mentre nel 1956 esce la raccolta di prose intitolata Ricordi. Racconti.
II Canzoniere è nelle intenzioni di Saba un vero e proprio romanzo della sua vita: egli si propone di indagare senza ipocrisie al di là delle apparenze, ed è convinto che soltanto con una coraggiosa indagine sulle cause inconsce delle nostre azioni possiamo giungere alla verità su noi stessi. Di qui il proposito poetico di privilegiare la verità sulla letteratura, di mirare a versi «onesti», anche se non sempre riusciti sul piano formale, piuttosto che a versi perfetti ma falsi. Nonostante la sofferenza interiore che lo affligge, Saba è un poeta che ama la vita ed esprime questo sentimento nella predilezione per la leggerezza e per lo slancio vitale delle creature semplici, in particolare dei fanciulli e degli animali.
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