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I crepuscolari


il termine “crepuscolare” fu utilizzato per la prima volta dal critico Antonio Borghese nel 1910 per indicare un genere di poesia che si collocava ai margini dell’800 dove si privilegiavano temi quotidiani e malinconici. Non fu un movimento organizzato e si interessò solo del genere della poesia. I crepuscolari erano un gruppo disomogeneo e avevano un atteggiamento dimesso e autoironico, anticipando alcuni elementi delle avanguardie( rifiuto dell’immagine del poeta genio, rifiuto della tradizione. Tuttavia non mancano i riferimenti all’800). I principali crepuscolari sono: Gozzano, Corazzini, Moretti (solo loro possono dirsi interamente crepuscolari) e Palazzeschi e Govoni (i quali si schierano già nel 1910 con i futuristi). Non c’è un manifesto dei crepuscolari.

-Guido Gozzano: la nostalgia e l’ironia.
È il poeta più importante del gruppo e più interessante del primo 900 italiano, nasce a Torino nel 1883 in un’agiata famiglia borghese. La sua vita, breve e appartata, caratterizzata dalla malattia e da una poesia rivolta a tematiche intimistiche e borghesi, fu molto diversa da quella di D’Annunzio (“vita inimitabile”, ricchezza ed eccezionalità dei temi). Tuttavia il modello dannunziano agisce profondamente su Gozzano: per entrambi l’arte si fonde con la vita ma in Gozzano l’arte sostituisce la vita, in grado di compensare le frustrazioni sociali ed esistenziali. La poesia viene svalutata, non è più segno di elezione (come per i simbolisti) o strumento per accedere a conoscenze superiori a quelle umane, essa è solo un anacronismo, esprime valori che in una società di massa sono sorpassati e inutili. La nostalgia per un mondo ormai perduto non è che un’inutile illusione. Questa inutilità dei valori si esprime attraverso l’autoironia. La sua poesia gioca tra due estremi: dall’affetto nostalgico verso un mondo di valori e di sicurezza perdute e l’ironia,che manifesta l’impossibilità di adesione a quel mondo e alla vita stessa.

“La signorina Felicita ovvero la felicità”: versi tratti dal poemetto pubblicato sulla rivista letterario “nuova antologia” nel 1909 e successivamente inserito nel volume “i colloqui”(così chiamato per la costante dialogica narrativa) del 1911. poesia narrativa che racconta di un soggiorno estivo di un avvocato che conosce Felicita, una donna diversa da tutte le altre. Il tema centrale è l’ amore mancato e irrealizzabile tra il poeta (avvocato) e la signorina Felicita, ragazza di provincia, né bella né colta che lo attrae per la sua modestia e per la sue estraneità al mondo a cui è abituato. Ma la semplicità per il poeta è irraggiungibile e la simpatia si trasforma in pungente ironia e amaro disincanto, che corrode quell’amore privo di passione. Gli oggetti vecchi ricoperti di polvere rappresentano il mondo semplice a cui appartiene la ragazza, e che la tengono sempre lontana dal mondo del poeta. Il rimpianto diventa per il poeta, malinconica consapevolezza dell’impossibilità di recuperare (attraverso Felicita) una semplicità, un’autenticità e come dal titolo, la felicità.

Utilizza il verso classico.

“L’amica di nonna speranza”: poemetto diviso in 5 parti di diversa lunghezza pubblicato nella prima raccolta di Gozzano “la via del rifugio” (1907) e ripubblicata nel volume “i colloqui” (1911). Il testo è articolato, dalla struttura quasi narrativa. Un vecchio salotto borghese e un album di fotografie della nonna portano indietro nel tempo il poeta di oltre mezzo secolo. Ricostruisce così sulla base dei ricordi, un piccolo evento passato che ha per teatro proprio quel salotto, ovvero: il ritorno dal collegio di nonna speranza (diciassettenne) in compagnia dell’amica Carlotta che tornano a casa in vacanza dopo un difficile esame finale. Gli ambienti gli oggetti e gli atteggiamenti dei personaggi sono visti con rimpianto dal poeta, ma anche con un sorriso di affettuoso distacco, con un ironia bonaria ma a tratti sprezzante per quella realtà provinciale e piccolo-borghese (arredamento borghese, buone cose ma di pessimo gusto).
La prima parte del poemetto è dedicata interamente alla descrizione del salotto = piccolo salotto borghese pieno di cose (“buone”) che trasmettono al poeta un senso di pace domestica familiare e rassicurante. Nel testo le due ragazze vengono descritte attraverso il loro abbigliamento e per la musica che suonano al piano e la dolce Carlotta che insieme all’amica sogna il grande amore (come la signora Felicita) rappresenta l’innocente e vacuo romanticismo del tempo.

- Sergio Corazzini: un “fanciullo che piange”

La sua esperienza poetica e umana fu del tutto analoga a quella di Gozzano. Morto di tisi a 20 anni, la sua limitata produzione rientra nell’esperienza crepuscolare: egli rappresenta la nota più dolente e malinconica. Nella sia produzione è evidente inoltre il superamento della recente tradizione poetica ( da Pascoli a D’Annunzio, ai decadenti francesi) e il categorico rifiuto dello stereotipo del “poeta vate”. Tra il 1904 e il 1906 pubblicò 6 brevissime raccolte di poesie: “dolcezze” 1904, “l’amaro calice” e “le aureole” 1905, “piccolo libro inutile” “Elegia” e “libro per la sera della domenica” nel 1906.

“Desolazione del povero poeta sentimentale” pubblicata nel “piccolo libro inutile” nel 1906 è la lirica più famosa di Corazzini considerata il manifesto della poesia crepuscolare. È una vera e propria dichiarazione poetica in cui il poeta instaura un dialogo con lettore. Egli prende le distanze dall’immagine del poeta dei primi del 900, egli non si definisce un poeta vate o superuomo ma un piccolo fanciullo che piange. Si ha così una nuova concezione della poesia : la poesia con i crepuscolari diventa riflessione intima sul dolore dell’esistenza che esprime il mondo spirituale di quei poeti stanchi e disillusi che trovano nelle piccole cose ed emozioni del quotidiano ( nei cosiddetto “scarti”, luoghi marginali e appartati della realtà), i simboli della propria incapacità di vivere. Stanchezza malinconia e angoscia pervadono ogni aspetto della realtà.

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