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Le Avanguardie


Le avanguardie sono movimenti intellettuali/culturali nati in Europa dagli inizi del ’900 in risposta ai movimenti del Decadentismo e Naturalismo con lo scopo di ricercare una nuova arte e nascono da una profonda esigenza di rinnovamento culturale. Gli artisti d'avanguardia negano la tradizione, la memoria, il gusto e soprattutto i valori della società di massa, legati ad intenti materialistici e doppi fini. Sostenevano invece un'arte che esprimesse l'inconscio, la rottura col passato e l'accelerazione verso la modernità. L’intenzione è quella di un rinnovamento totale della società. Lo scrittore d’avanguardia critica il mercato culturale rendendolo colpevole di aver trasformato l’opera d’arte in merce estetizzandola per venderla maggiormente. L’opera avanguardista deve allontanarsi dai canoni estetizzanti, deve risultare difficilmente comprensibile quasi illeggibile e deve avere un intento dichiaratamente provocatorio.
L'insuccesso dei movimenti d'avanguardia fu dovuto alla forte contraddizione che era alla base di ognuno di essi. I gruppi di avanguardie infatti disprezzavano il gusto della massa, del pubblico ma allo stesso tempo ricercavano in loro l'approvazione della loro arte e del loro pensiero. I principali movimenti d'avanguardia furono: l'Espressionismo, il Futurismo, il Dadaismo e il Surrealismo. Il carattere comune di tutte le avanguardie è l’opposizione al Naturalismo e al Decadentismo: all’arte come rispecchiamento oggettivo della realtà si oppone l’arte come visione soggettiva ed espressione dell’inconscio. L’industrializzazione determina una crisi del tradizionale ruolo dell’intellettuale. D’annunzio vi si adatta attraverso la spettacolarizzazione della propria vita esibita e offerta all’imitazione della massa borghese.

I nuovi intellettuali tendono a negare i ruoli tradizionali:
• I crepuscolari rifiutano la tradizionale figura protagonistica del poeta-vate o del poeta mediatore e affermano la vergogna della poesia;
• Il movimento dei futuristi, invece, dichiara esaurito il ruolo umanistico degli intellettuali e propone agli artisti una nuova funzione: quella di interpreti del nuovo e di esaltatori della macchina e del progresso industriale;
• Un terzo movimento d’avanguardia, i vociani, respingono sia la posizione di semplice rifiuto dei crepuscolari, sia quella dei futuristi. I vociani gravitano intorno alla rivista Fiorentina “La voce”; essi non sono un gruppo omogeneo ma esprimono le esigenze spirituali e morali di cui si faceva carico la rivista, e si dedicano all’impegno civile per colmare un vuoto profondo.

In Italia (sorto a Milano) si sviluppa un solo movimento di avanguardia nel senso stretto del termine: il Futurismo. La tendenza alle avanguardie è però evidente nei crepuscolari (Corazzini e Palazzeschi) e nei vociani (Rebora, Campana, Sbarbaro).

I crepuscolari


I crepuscolari nascono in contrapposizione a D’Annunzio, sono disgustati da lui e dalla sua poesia e per contrastarsi al suo successo riportano scene di vita quotidiana in provincia, ribaltando la prospettiva d’annunziana. Il termine crepuscolarismo accomuna una serie di poeti che non formano una scuola unitaria ma che esprimono un medesimo gusto malinconico. I crepuscolari introducono nuove forme, nuovi registri espressivi segnati da una forte prosasticità (lessico basso e colloquiale) e nuovi temi. Portano sulla scena nuovi paesaggi, nuovi personaggi (monache, vecchie, mendicanti, vagabondi) e nuovi oggetti (piccole cose, specchi). Questi oggetti non vengono innalzati a simboli, ma colti nella loro frantumazione con un distacco ironico, una nota di umorismo. Ai contenuti nobili e sublimi della tradizione contrappongono gli oggetti umili della vita quotidiana (le buone cose di pessimo gusto che prima di allora venivano rifiutate). Il poeta crepuscolare è isolato e emarginato rispetto alla società borghese e il pubblico ha quindi un atteggiamento di indifferenza nei sui confronti.

Il futurismo


Il movimento futurista nasce a Parigi il 20 febbraio 1909, quando Filippo Tommaso Marinetti pubblica sul quotidiano "Le Figaro" il primo Manifesto futurista, che afferma la necessità di abolire i musei, le accademie e le biblioteche, in quanto istituzioni che intendono salvaguardare i valori tradizionali e del passato.
Questo movimento proponeva il rinnovamento di ogni cosa ed esaltava il progresso, il culto della macchina e della velocità, la violenza e la guerra, rifiutava invece la tradizione. La nuova arte deve partire dal presente, dalla realtà industriale, deve capire e esaltare la bellezza della velocità e della macchina. La celebrazione del movimento induce a glorificare la guerra (concepita come igiene del mondo), la violenza e la forza, e a disprezzare la donna. Questo movimento è caratterizzato da uno sfrenato attivismo, anche per le ideologie nazionaliste (vedono nella guerra l’igiene del mondo). Il futurismo sostituisce alla logica del pensiero l’analogia, non una semplice analogia ma assimilando realtà diverse e lontanissime tra di loro. Il rifiuto della logica tradizionale porta alla distruzione della sintassi e alla frantumazione del verso. Vengono aboliti i segni di interpunzione/punteggiatura. Tra i futuristi troviamo: Buzzi, Cavacchioli, Govoni e Palazzeschi (questi ultimi 2 furono anche crepuscolari).
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