Nel primo 900 gli artisti e i letterati sentivano il bisogno di rinnovamento e di distaccarsi dalle epoche precedenti, soprattutto dopo le crisi dovute alle false speranze che diede il positivismo. Il romanzo in questi anni subisce numerose trasformazioni fino a non essere quasi più utilizzato. Gli scrittori preferivano la prosa lirica che s’ispirava ai poemetti in prosa utilizzati dai simbolisti e in primo luogo da Baudelaire. Nasce anche il Frammentismo, ovvero utilizzare un tipo di poesia brevissima ma intensa, chiamata "il frammento". Essa s’ispira al decadentismo e è una poesia pura che pone in primo piano i pensieri del poeta (Ungaretti ne è un esempio).
Gli scrittori, allontanandosi dalle tradizioni, rivoluzionano il modo di scrivere a partire quindi dalla lunghezza dei testi (frammento), contestando e successivamente abolendo tutte le regole della metrica tradizionale, fino ad arrivare all'uso del verso libero e delle parole in libertà.

Crepuscolari
Rispetto ai grandi poeti dell'800, ci sono poeti che si collocano, appunto, alla fine di una grande epoca di tradizioni. Questi poeti vengono, infatti, definiti Crepuscolari, perché segnano il passaggio da un’epoca ad un'altra, come fa il crepuscolo ovvero il tramonto quando passa dal giorno alla notte. La definizione di questo nuovo movimento fu data nel 1909 da Giuseppe Antonio Borgese, nella sua recensione sul quotidiano "La Stampa".

La loro poesia, è una poesia malinconica, sottotono, in cui parlano della vita quotidiana e domestica, dell’infanzia, tematiche scarne, tipiche della vita della società borghese, in cui la sofferenza, la solitudine e la voglia di morire erano all'apice. Trattano delle piccole cose quotidiane, ma in modo banale e noioso. E' una poesia dai colori spenti, caratterizzata dalla tristezza e da uno stato d'animo ombroso. Essa non viene più vista come uno strumento di educazione e di cultura, ma come un mezzo di confessione e di analisi del mondo interiore di ciascun scrittore. Il poeta infatti ha un senso della vita stanco e sfiduciato, dove non ha ideali da proporre né miti da celebrare, perché ha perso la fede in tutto.
La poesia è scritta sotto forma di prosa, con linguaggio colloquiale. Il lessico viene attinto dalla vita quotidiana. Questi poeti vivono sulla loro memoria, amano ricordare il tempo passato, lamentano la propria stanchezza di vita.
I principali poeti crepuscolari sono: Carlo Gozzano e Carlo Chiaves da Torino, Sergio Corazzini e Fausto Maria Martini da Roma, Marino Moretti dall'Emilia Romagna e Aldo Palazzeschi da Firenze. Quest'ultimo supererà il crepuscolarismo per aderire successivamente al movimento dei futuristi.

Marino Moretti nelle sue poesie privilegiava gli ambienti di provincia, le atmosfere di interni chiusi e soffocanti, la noia e la monotonia delle giornate vuote, l'infanzia. Con la sua poesia si è potuto parlare di "grado zero" della scrittura poetica, perché sebbene rispetti la metrica e la rima, Moretti utilizza un linguaggio prosaico.

Guido Gozzano invece si interessava principalmente a luoghi, persone e oggetti banali e brutti, da lui definiti "buone cose di pessimo gusto", come per esempio chiese abbandonate, servette spaurite, monache nel convento, suonatori d'organo, animali impagliati. Infatti, sebbene siano banali e sebbene la vita venga vissuta con apatia, nostalgia e noia, questi luoghi e persone suscitano emozioni.

Sergio Corazzini, nato a Roma nel 1886, studiò al ginnasio a Roma ma non poté continuare i suoi studi al liceo a causa di problemi economici familiari. Per questo motivo iniziò a lavorare presso una compagnia di assicurazioni. La sua breve vita era tutta centrata sulla poesia e sull'amicizia con poeti come Martini, Palazzeschi, Moretti e Govoni. Scrisse numerose poesie, tra cui anche il Manifesto del Crepuscolarismo, ovvero "Desolazione del povero poeta sentimentale", tratto da "Piccolo libro inutile" del 1906. La sua poesia, segnata anche dalle sofferenze e dalla malattia, era influenzata dal simbolismo francese e fiammingo. Morì giovanissimo di tubercolosi nel 1907.

"Desolazione del povero poeta sentimentale" è un componimento autobiografico costituito da 8 strofe di lunghezza variabile, una poesia fatta di sentimenti piccoli e umili, dove l'autore si rivolge al lettore dandogli del 'tu'.
-Prima strofa: il tono dato dal tu è di vicinanza e d'intimità colloquiale. La domanda formulata nel primo verso, trova subito una risposta negativa, poiché l'autore rifiuta la qualifica di poeta, sostituendo la figura del poeta con quella del piccolo fanciullo: le sue lacrime simboleggiano la poesia, ovvero l'unica cosa che egli ha da offrire al silenzio.
-Seconda strofa: viene sottolineata la vita povera del poeta, fatta di gioia e tristezza. L'esistenza è un'esperienza che non trova ragioni per continuare a vivere. Nasce così il desiderio di morire, tipico dei crepuscolari.

-Terza strofa: il desiderio di morte deriva dal fatto che il poeta è stanco di fronte alla realtà delle cose.
-Quarta strofa: senso di perplessità e incertezza che riguarda l'incapacità di fornire spiegazioni e risposte, le parole quindi sono vane e inutili. Forte presenza di un linguaggio religioso (rosario di tristezza, anima, pregare).
-Quinta strofa: la comunione diventa una possibile soluzione al mistero delle cose (silenzio), che verrà risolto nell'aldilà, anche se è la vita stessa ad aver condotto il poeta alla scoperta di Dio.
-Sesta strofa: l'azione del dormire con le mani in croce prefigura l'immagine cristiana della morte. Il sonno comporta anche un regredire della capacità psicologica del poeta che rivela le paure infantili e il desiderio di soffrire.
-Settima strofa: evidenzia come l'amore per la vita semplice delle cose possa essere minacciato dallo scorrere del tempo che le risucchia verso la morte. Il motivo della malattia si riferisce alla condizione autobiografica.
-Ottava strofa: ribadisce questo concetto che trasferisce alla vita le caratteristiche della morte, infatti sia per l'individuo sia per le cose, vivere significa morire. Per questo motivo l'autore non può accettare la propria qualifica di poeta.
C'è quindi il tema della tristezza, malattia, sofferenza e morte. Il verso libero e la discorsività sono caratteri che ritroveremo anche nelle opere futuriste.

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