Poesia del Novecento – Aldo Palazzeschi e Giuseppe Ungaretti


La poesia del Novecento prosegue in questa analisi della crisi del poeta, proponendo soluzioni alternative, molto differenziate e spesso in antiresi: quasi negli stessi anni Palazzeschi sbeffeggia la società borghese con una trasgressiva E lasciatemi divertire, Ungaretti riprende in maniera moderna la concezione sacrale delle origini e Montale rifiuta invece in pieno il ruolo di poeta portatore di verità assolute.
E lasciatemi divertire! di Aldo Palazzeschi: La crisi della poesia moderna esplode con violenza nel primo decennio del Novecento: il poeta sembra non avere più alcun ruolo, neanche quello di veggente, sia pure deriso e rifiutato dalla società, che il secolo precedente gli aveva continuato a riconoscere. I poeti affrontano questa situazione da posizioni molto diverse: se alcuni, come i Crepuscolari, accettano pienamente la sconfitta della poesia, Palazzeschi trova invece nella totale condanna della società una spinta a poter pensare la poesia come trasgressione totale e come derisione dei valori borghesi.
Il porto sepolto di Giuseppe Ungaretti: Negli stessi anni di Palazzeschi, Ungaretti ripropone invece una concezione sacrale della poesia, ricorrendo all’affascinante leggenda del porto sepolto. Secondo la tradizione, l’antico porto di Alessandria d’Egitto è stato sepolto dalle acque e contiene tesori meravigliosi che nessuno è però in grado di raggiungere. Il poeta è il nuotatore che riesce a trovare miracolosamente il porto sommerso e riporta alla luce frammenti di quel mondo misterioso. A lui rimane “un nella di inesauribile segreto” che non può essere comunicato agli altri.
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