LUIGI PIRANDELLO

Nasce nel 1867 presso Agrigento, da una famiglia agiata di condizione borghese, si laureò all’Università di Bonn, in Germania, entrando in contatto con la cultura tedesca e con gli autori romantici. Successivamente si stabilì a Roma dedicandosi alla letteratura, e scrisse il suo primo romanzo “L’esclusa”, e una raccolta di racconti “Amori senza amore”, dopodiché si sposò con Maria Antonietta Portulano e divenne insegnante di lingua italiana. Dopo aver scritto la prima commedia “Il nibbio” che venne richiamato “Se non così”, la miniera di zolfo del padre in cui aveva investito tutti i suoi denari si allagò, portando la famiglia al dissesto economico. La moglie dello scrittore, era fragile, e la notizia di questo disastro la portò alla follia, per questo Pirandello concepisce la famiglia come una “trappola” che soffoca l’uomo. Con questa disgrazia la sua condizione sociale passò a piccolo borghese, così dovette intensificare la sua produzione di novelle e romanzi, e si dedicò anche a scrivere soggetti per film. Questa declassazione lo porta a concepire anche la società come una “trappola”. Per quanto riguarda l’attività teatrale scrisse “Lumìe di Sicilia”, “La morsa”, poi “Pensaci Giacomino!” “Il berretto a sonagli” e così via.. una serie di drammi che modificarono il linguaggio della scena del tempo. La guerra incide profondamente sulla vita di Pirandello, poiché il figlio, partito volontario, venne fatto prigioniero degli austriaci, e la moglie si aggravò a tal punto che lo stesso Pirandello dovette farla ricoverare in una casa di cura. Il suo successo teatrale divenne mondiale, così da ristabilire la sua condizione economica, per cui abbandonò la vita sedentaria dedicandosi esclusivamente al teatro d’Arte. Quest’esperienza fu resa possibile anche dal finanziamento dello Stato, poiché Pirandello, subito dopo il delitto Matteotti si era iscritto al partito fascista ottenendo appoggio dal regime. Però quest’adesione era ambigua perché da un lato vedeva nel fascismo una garanzia d’ordine, dall’altro voleva l’affermazione di un energia vitale che eliminava le forme soffocanti dell’Italia postunitaria. Nel 1934 gli venne anche assegnato il Premio Nobel per la letteratura.

LA VISIONE DEL MONDO
Alla base della visione del mondo pirandelliana vi è una concezione vitalistica, egli intende la vita come un flusso incessante, soggetta a perpetua trasformazione, e tutto ciò che si stacca da questo flusso, non fa altro che irrigidirsi e cominciare a morire. È così che avviene all’identità personale dell’uomo, poiché esso è una parte indistinta dell’universo, ma si attribuisce una personalità. Attribuendoci una personalità ci isoliamo dal resto della vita. Però non solo noi stessi ci diamo una forma, anche gli altri dall’esterno ci danno determinate forme, noi crediamo di essere “uno” per noi stessi e per gli altri, mentre siamo tanti individui diversi a seconda di chi ci guarda. Un individuo può definirsi per esempio un onesto lavoratore, e apparire sotto altri occhi come un adultero, un ambizioso senza scrupoli. Queste maschere che ci attribuiamo, e che ci attribuiscono, sono fittizie, sotto queste maschere non c’è nessuno, o meglio vi è un fluire incessante di trasformazioni.

Per questo motivo entra in crisi l’idea di realtà oggettiva, organica, ordinata, e l’idea di soggetto, forte, unitario, coerente, poiché sia la realtà che l’io sono disgregati. Questo pensiero deriva dalla società contemporanea a Pirandello, il capitalismo, l’uso delle macchine, non fanno altro che rendere l’individuo una piccola rotella di un gigantesco ingranaggio, non fanno altro che annullare la persona, rendendola anonima, per cui l’individuo si indebolisce, e si racchiude nella soggettività, e, accorgendosi di essere inconsistente, provoca in lui smarrimento e dolore, solitudine.
L’individuo viene rappresentato dagli altri in forme che non sono proprie, e per questo, le forme vengono sentite come trappole, la vita stessa è una trappola, una “stanza della tortura” che isola l’uomo, per cui Pirandello è un anarchico, un ribelle insofferente alla vita sociale, poiché secondo il suo pensiero le due trappole fondamentali della vita sono la famiglia e la condizione economica sociale, caratterizzata da lavori monotoni e frustranti. Il pessimismo di Pirandello è totale, nel senso che non vede una reale via di salvezza da queste oppressioni.
Tuttavia, l’unica via di relativa salvezza è la fuga nell’irrazionale, l’eroe pirandelliano non fa altro che rifiutare la società richiudendosi entro il sogno, l’immaginazione, proprio come l’impiegato Belluca in “Il treno ha fischiato” sogna paesi lontani per sopportare l’oppressione del suo lavoro di contabile e della famiglia composta di tre cieche, due figlie vedove, sette nipoti. Oppure l’eroe può rifugiarsi nella follia. Questo rifiuto della socialità comunque porta alla figura del <<forestiere della vita>>, che ha capito il meccanismo crudele della vita, e guarda con occhio umoristico gli uomini intrappolati nella vita, contemplando dunque la realtà, praticando, come Pirandello stesso chiama, “la filosofia del lontano”, che in realtà egli stesso pratica rifiutando di partecipare attivamente alla politica.
La realtà è in perpetua trasformazione, è molteplice, non può essere fissata e organizzata in schemi, poiché verrebbero fuori prospettive possibili infinite. Per cui la realtà è relativa, ogni persona ha una sua prospettiva della realtà, ed è per questo che gli uomini difficilmente riescono a comunicare tra loro. Questo soggettivismo pirandelliano, la non possibilità di schematizzare il reale, dimostrano come Pirandello non sia un positivista, ma rientri nella matrice decadente, ma egli può essere collocato oltre il Decadentismo perché esso crede in un ordine che unisce tutta la realtà, in un sistema di analogie che collegano uomo e mondo, mentre in Pirandello, l’uomo, il mondo, sono distinti, entrano in crisi, la loro realtà di sfalda e frantuma.

LA POETICA
Nell’Umorismo, un saggio, troviamo la concezione dell’arte e la poetica di Pirandello. Il saggio si divide in una parte storica, in cui l’autore esamina varie manifestazioni dell’arte umoristica, e in una parte teorica in cui definisce il concetto di umorismo. Per Pirandello l’opera d’arte nasce dalla riflessione, è una forma del sentimento, si pone dinanzi al sentimento analizzandolo come un giudice, per questo nasce il <<sentimento del contrario>> che caratterizza l’umorismo, per Pirandello. Ad esempio egli dice, se vedo una signora di una certa età, tutta imbellettata, suscita in me il comico, ma se interviene la riflessione, penso che si sia fatta bella per tenere in vita la passione del giovane marito, e dal comico, passo all’atteggiamento umoristico.

LE POESIE E LE NOVELLE
Pirandello si rivolge alla poesia con approcci tradizionali, rifiutando dunque le avanguardie del tempo. Le prime raccolte sono:
• Mal giocondo, esprime la crisi di un sogno di armonia pagana, poiché si scontra con il presente e con la scienza.
• Pasqua di Gea, sviluppa il tema pagano, vitalistico, ma anche quello malinconico.
• Elegie renane, che riprendono le Elegie Romane di Goethe.
• La Zampogna, che rivela un clima lirico e simbolistico.
• Fuori di chiave, che rivela invece un clima umoristico.
Le Novelle, vengono raccolte da Pirandello stesso in un'unica raccolta organica, di 24 volumi, “Novelle per un anno”, in cui però dispone le novelle non seguendo un ordine ben preciso, data la molteplicità di personaggi e situazioni. Queste novelle possono essere divise in “novelle siciliane” e “novelle romane, o piccolo borghesi”.

Le novelle siciliane, dove prevale appunto l’ambiente siciliano, possono ricordare un clima verista, ma questo clima è apparente perché Pirandello diverge dal verismo in quanto da un lato riscopre il senso mitico delle terre siciliane, e dall’altro le figure del mondo contadino vengono deformate da una carica grottesca.
Le novelle romane, rappresentano la figura del piccolo borghese e la sua condizione frustrante. Un critico, Alonge, crede che da questi testi si possa ricavare un campionario del ceto impiegatizio. Queste figure descritte sono intrappolate dal lavoro, e dalla famiglia opprimente, sono miseri antieroi, che non trovano via d’uscita, se non nella follia come in “Il treno ha fischiato” o nella fuga in una campagna edenica in “Fuga”, o nell’estraniazione dalla vita in “Pallottoline!”. Per questo motivo gli uomini non sono altro che marionette.

I ROMANZI
• L’esclusa: è la storia, ambientata in Sicilia, di una donna accusata ingiustamente di adulterio, che viene cacciata di casa dal marito, e riammessa infine solo dopo essersi resa effettivamente colpevole.
• Il turno: è la storia di un innamorato che deve aspettare il suo turno per sposare la donna amata, dopo la morte di altri due mariti.
• Il fu Mattia Pascal: è la storia paradossale di un piccolo borghese, intrappolato in questa famiglia opprimente, ma improvvisamente si trova libero, diviene economicamente autosufficiente grazie a una vincita a Montecarlo, e quando la moglie e la suocera riconoscono in lui il cadavere di un annegato, ritenuto morto, cerca di crearsi una nuova identità, però questa falsa identità lo esclude dalla vita sociale, e lui ne è attaccato per cui decide di rientrare nella sua vecchia identità, tornando in famiglia, ma scopre che la moglie si è risposata ed ha avuto una figlia. Per questo diventa un <<forestiere della vita>>, egli può solo contemplare la vita degli altri, dall’esterno.
• I vecchi e i giovani: è la storia di vicende politiche e sociali della Sicilia e dell’Italia negli anni del 1892-93, i protagonisti sono una famiglia nobile di Grigenti (Agrigento), i Lauretano, e i personaggi sono divisi in i vecchi, ossia la vecchia generazione che hanno fatto l’Italia e vedono i loro ideali corrotti dal presente, e i nuovi, ossia la nuova generazione che non sanno che direzione prendere e falliscono anche loro.
• Suo marito: è la storia dell’incomunicabilità tra Silvia Roncella, scrittrice giunta a Roma,che rappresenta la spontaneità istintiva, e il marito Giustino Boggiolò, devoto alla moglie ma attento solo agli aspetti economici della vita, pensa solo a favorire il successo letterario della moglie per guadagnare.
• I quaderni di Serafino Gubbio operatore: è la storia di Serafino, un uomo estraniato dalla vita, che contempla gli altri uomini, lui è un operatore cinematografico, e deve sempre stare dietro la macchina da presa che registra la vita appunto.
• Uno, nessuno e centomila: è la storia di Vitangelo Moscarda, che scopre che gli altri si fanno di lui un’immagine diversa da quella che egli si è creato di se stesso, quindi scopre di non essere <<uno>>, come fino ad allora aveva creduto, ma di essere <<centomila>> per gli altri, e quindi <<nessuno>>. Ciò in lui determina una crisi sconvolgente e cerca di distruggere le forme attribuitegli dagli altri, dando segni di follia, ma, ferito da un’amica della moglie in preda a un raptus di follia egli dona denaro per costruire un ospizio per poveri in cui egli stesso si fa ricoverare, e vive estraniato da tutto, rinuncia a ogni identità, si identifica solo con il flusso della vita.


GLI ESORDI TEATRALI E IL PERIODO GROTTESCO
L'interesse di Pirandello per il teatro è sempre esistito, ma solo nel 1910 a Roma furono rappresentati dalla compagnia di Nino Martoglio due suoi atti unici: La morsa e Lumìe di Sicilia, poi scrisse anche Il nibbio che venne chiamato Se non così. Il contesto teatrale utilizzato è il dramma borghese che si basa sui problemi della famiglia come l'adulterio, e del denaro. Ad esempio in Pensaci, Giacomino, il professor Toti non può farsi una famiglia a causa del suo scarso stipendio, e decide di vendicarsi sposando una giovanissima donna per costringere lo Stato a pagarle molti anni la pensione. In Così è (se vi pare) il signor Ponza tiene relegata la moglie nel suo alloggio per tenerla lontana dalla suocera, la signora Flora, e le dice che in realtà la figlia è morta da tempo e che quella rinchiusa è la sua seconda moglie. Allora la cittadina si mobilita per scoprire la verità e al termine della scena la signora Ponza compare dicendo: <<Io sono colei che mi si crede>>, quindi qui Pirandello contesta la pretesa di definire una verità oggettiva, sconvolgendo, del dramma borghese, la verisimiglianza e la psicologia perchè il mondo rappresentato è stravolto, assurdo, anche il linguaggio è convulso, con molti interrogativi, esclamazioni.. Successivamente si avvicina al teatro <<grottesco>> con due opere: Il piacere dell'onestà e Il giuoco delle parti, teatro del grottesco poichè il tragico è sempre straniato dal comico, che è appunto l'ombra goffa che il tragico si porta dietro, e viceversa il comico rivela sempre qualcosa di tragico.

IL <<TEATRO NEL TEATRO>>
Con "Sei personaggi in cerca d'autore Pirandello esprime il rifiuto di temi, intrecci e convenzioni del tempo. I sei personaggi sono: Una madre, un padre, un figlio, una figliastra, un giovinetto e una bambina, che sono nati dalla mente di un autore ma poi questi si è rifiutato di scrivere il loro dramma, così si presentano su un palcoscenico dove una compagnia sta provando una commedia (Il giuoco delle parti) affinché gli attori diano al loro dramma una forma. Così Pirandello invece del dramma mette in scena la sua impossibilità, si parla di teatro nel teatro perché nel teatro viene messo in scena il teatro stesso con i suoi problemi. Quest'opera affronta il conflitto tra personaggi e attori, invece in "Ciascuno a suo modo" il conflitto tra attori e pubblico, che sale sul palco, e in "Questa sera si recita a soggetto" il conflitto tra attori e regista. Fa parte del teatro nel teatro anche "Enrico IV", ambientato in una villa della campagna umbra, che da 20 anni vive rinchiuso un uomo, che impazzito a causa di una caduta da cavallo durante una festa in maschera crede di essere Enrico IV e tutte le altre persone lo assecondano. Un dottore decide di provocare in lui uno shock che lo riporti alla memoria, facendogli incontrare la donna che un tempo amava, Matilde, sotto la forma della figlia Frida (figlia di Matilde e Belcredi). Ma Enrico IV dichiara che in tutto questo tempo ha finto di essere un altra persona per disgusto della società corrotta, e la vita gli è fuggita di mano, ora vorrebbe riaverla al tempo di quando cadde da cavallo, e vorrebbe prendersi la giovane Frida che tanto somiglia a Matilde, Belcredi cerca di proteggerla ma muore in un duello di spade. Da allora Enrico IV è costretto a rinchiudersi nella sua follia. Si tratta di teatro nel teatro perchè la vita di Enrico di cui non sappiamo il nome è una finzione, egli è <<il grande Mascherato>> e anche tutte le altre persone che devono assecondarlo sono costretti a fingere.

IL TRENO HA FISCHIATO - lettura
Appartiene alle "Novelle per un anno", vi emerge un ambiente piccolo borghese angustiato da sofferenze. Belluca rappresenta l'uomo imprigionato nella trappola della società, a causa del suo lavoro di computista, e della famiglia. Pirandello porta all'assurdo attraverso l'esagerazione iperbolica, certo una moglie cieca susciterebbe commozione ma tre più due figlie vedove con sette figli suscita riso. Ciò che ha scatenato la follia di Belluca che lo porta a un gesto di rivolta verso il capoufficio è stata un'epifania, una rivelazione improvvisa, il fischio di un treno di notte, che lo porta a pensare che al di fuori di quella trappola vi scorre la vita. Così Belluca è portato alla follia, ma questo atteggiamento non è una totale astensione dalla realtà come per il Mattia Pascal, poichè Belluca ritonerà nel meccanismo, ritornerà ad essere il padre docile di sempre, e ci riuscirà grazie alla sua valvola di sfogo: la fantasia.
LO <<STRAPPO NEL CIELO DI CARTA>> E LA <<LANTERNINOSOFIA>>
Appartiene ai capitoli XII e XIII de "Il fu Mattia Pascal", qui Anselmo Paleasi, il padrone di casa di Adriano Meis, intrattiene il protagonista con le sue bizzarre teorie. In entrambi i passi viene toccato un punto centrale delle concezioni di Pirandello, la critica della consistenza dell'io. Infatti nel primo si vedono marionette nel loro teatrino, che simboleggiano che la nostra personalità è una costruzione fittizia, e ognuno di noi indossa una maschera al di sotto del quale non vi è nulla. E basta poco per mettere in crisi queste costruzioni, come lo <<strappo nel cielo di carta>> del teatrino che provoca un senso di smarrimento nella marionetta, che rimane paralizzata. Questa è la situazione moderna, c'è stato un crollo di certezze dal momento che si sono affermate alcune teorie, come per esempio quella copernicana. La <<lanterninosofia>> esprime concetti simili con la metafora di un lanternino che produce un cerchio di luce limitato al di là del quale vi è qualcosa di ignoto, che spaventa il protagonista, e la luce che invece è la nostra costruzione soggettiva del reale. Oltre alla costruzione reale vi è quella collettiva, il <<lanternone>>, la fede, l'ideologia, che appunto quando viene a mancare provoca un senso di smarrimento come nel primo passaggio. Ma comunque la prospettiva di Paleari è positiva, poichè non si dev'essere spaventati da ciò che c'è oltre la luce.

<<NESSUN NOME>>
Il passo conclude il romanzo "Uno, nessuno e centomila", che allo stesso modo de "Il fu Mattia Pascal" tratta della crisi dell'identità, ma la differenza è che Mattia Pascal è la pars destruens, è la parte negativa di questa crisi, egli distrugge l'identità ma non sa chi sia, non offre un'alternativa, restava ancora tuttavia legato al nome, egli si definiva il "fu" Mattia Pascal, quindi ci aggiungeva questo segno meno. Invece Moscarda non si limita a confessare di non sapere chi sia, va oltre, afferma di non voler essere più nessuno, di non avere nome, rifiuta ogni identità, il suo nome non è nemmeno preceduto da un segno meno, non esiste più, questo è un messaggio positivo poichè Moscarda si annulla fondendosi nella totalità del mondo, della vita, è una condizione gioiosa. Ciò fa pensare al panismo di D'Annunzio nell' Alcyone, e infatti nei due vi è una stessa matrice decadente, ma comunque ci sono differenze in quanto D'Annunzio riserva il panismo a un'elite, per Pirandello è un'esperienza democratica e conduce all'anarchismo non a un dominio dell'aristocrazia sulla borghesia come voleva D'Annunzio

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