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Il titolo di quest’opera deriva dal modo in cui lo stesso Guicciardini chiama i propri “aforismi”. In questo contesto “ricordi” indica un avvenimento che è utile ricordare. L’opera uscì postuma nel 1576, dell’opera vi sono tre redazioni di cui la definitiva risale al 1530 e contiene 221 aforismi. La struttura è frammentaria, infatti i pensieri non sono collegati agli uni agli altri. Questa modalità di scrittura si rifà all’empirismo, secondo cui la realtà può essere vista e valutata secondo diversi punti di vista. Lo stile di scrittura dei ricordi mostra come Guicciardini Viva la crisi del sistema tradizionale di Pensiero. Vi è infatti una frammentazione attraverso la creazione di massime anche contraddittorie le une con le altre. Guicciardini ritiene infatti che solo con l’uso della ragione si possono guidare casi particolari. Sono infatti ricorrenti i termini del campo semantico della ragione come “discrezione e particolare “. Il primo deriva da discernere e indica l’essere capaci di distinguere e valutare le varie circostanze rifiutando giudizi universali,; proprio perché il ragionamento deve prendere in esame situazioni specifiche e dettagliate occorre considerare i vari “Particulari” in cui si articola la realtà.

Guicciardini , a differenza di Machiavelli si rende conto della propria posizione impotenza, l’intellettuale diventa quidni un soggetto isolato, a cui rimangono solo l’orgoglio e l’analisi razionale, ma , anche attraverso ciò egli riesce comunque a percepire e a esprimere in ciò che scrive i propri limiti.

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