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"I Ricordi"


Frammento 6

Secondo Guicciardini è sbagliato pensare che tutte le cose nel mondo si regolino secondo leggi precise, in modo universale, senza fare le necessarie distinzioni, poiché le azioni e i comportamenti umani hanno qualcosa che le distingue e le rende delle eccezioni.

Frammento 28

All'autore dispiaceva molto l'ambizione, l'avarizia e la lussuria dei preti, essendo questi dei vizi opposti alla loro fede. I suoi incarichi con vari pontefici lo hanno condotto ad amare comunque la grandezza della Chiesa (riferendosi ai papi medicei di cui fu al servizio)per amore del particolare e se non fosse per questo motivo egli avrebbe amato la Riforma protestante non sul piano della fede ma sul piano della lotta contro la corruzione delle gerarchie ecclesiastiche.

Frammento 30

Secondo Guicciardini nelle cose umane la fortuna ha un grandissimo potere poiché queste subiscono un grande scompiglio per il sopraggiungere di eventi casuali; gli uomini non possono evitarla in nessun modo e anche il più bravo uomo possibile ha bisogno della fortuna.
Per l'autore dunque la fortuna ha una grandissima podestà, cioè un ruolo decisivo nel determinare l'esito degli eventi e considerava la realtà come il campo d'azione degli accidenti fortuiti, dell'imprevisto e del casuale.

Frammento 134

Per Guicciardini gli uomini sono inclinati per natura più al bene che al male. Ma è così fragile la natura dell'uomo e sono così tante le occasioni nel mondo che spingono l'uomo al male che questo si lascia facilmente deviare dal bene. Per questo i saggi legislatori stabiliscono l'istituzione dei premi e delle pene, per mantenere gli uomini nella nella loro inclinazione naturale al bene con la speranza dei premi e col timore delle pene.

Frammento 189

Secondo Guicciardini tutto viene travolto dal capovolgimento della fortuna, in un processo inevitabile di decadenza. Tutte le città, tutti gli Stati e i regni sono mortali: ogni cosa o naturalmente o per caso è destinata a perire; per questo l'uomo non deve addolorarsi se la propria patria è in decadenza né deve definirla sfortunata , poiché è accaduto l'inevitabile e l'unica sfortuna del cittadino è quella di essere nato in tale periodo.
Guicciardini ha una concezione pessimistica in cui rientra anche la fatalità della Storia, forza contro la quale l'uomo non può opporsi e che segna l'inevitabilità della decadenza delle città e dei regni.
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