Vita, opere e Ricordi di Francesco Guicciardini

Francesco Guicciardini nacque a Firenze nel 1483; il padre, appartenente ad un'antica oligarchia fiorentina, godeva di grande prestigio politico e notevoli ricchezze. Studiò giurisprudenza presso le facoltà di Firenze, Pisa, Padova e Ferrara, specializzandosi successivamente nell'esercizio dell'avvocatura. Nel 1508 sposò Maria Salvati, grazie alla quale potè contare su numerosi incarichi dello stato fiorentino, sia per conto della Repubblica che poi dei Medici. La sua attività in politica è suddivisibile in 3 principali periodi:
-1508-1516 (caratterizzato dagli incarichi pubblici): a questo periodo risalgono le "Storie fiorentine" e il "Discorso di Logrogno", nel quale Gucciardini sostiene una riforma in campo aristocratico riguardante lo Stato fiorentino.
-1516-1527 (caratterizzato dall'impegno nella curia pontificia al servizio di Leone X e Clemente VII): a questo periodo risale "Il dialogo del reggimento di Firenze", nel quale ripropone il modello perfetto di repubblica aristocratica.

-1527-1530: costretto a ritirarsi a vita privata per aver servito i Medici, scrive in propria difesa ben 3 orazioni, "Consolatoria", "Accusatoria" e "Defensoria"; compone inoltra le Considerazioni intorno ai Discorsi di Machiavelli sulla prima Deca di Tito Livio, opera rimasta incompiuta.
Nel 1530 esce la prima redazione dei "Ricordi", opera per cui l'autore non pensava affatto a un'ipotetica pubblicazione, e ciò si evince dalla struttura aperta, frammentaria e sconnessa dell'intero scritto, ma ugualmente pubblicata postuma nel 1576.
Dopo la caduta della Repubblica e la restaurazione del potere mediceo, Gucciardini rientrò a Firenze dove compose, in onore del nuovo duca Alessandro de Medici, i "Discorsi del modo di riformare lo stato dopo la caduta della Repubblica e di assicurarlo al duca Alessandro".
Nel 1537 si ritirò definitivamente a vita privata nella villa di Santa Margherita, presso Arcetri, dove morì nel 1540.
Poco prima di morire, iniziò a scrivere ciò che successivamente sarebbe diventato il suo più grande capolavoro storiografico: "Storia d'Italia". Suddiviso in 20 libri, narra le vicende di circa un quarantennio a partire dalla fine del 1492 al sacco di Roma e la morte di Clemente VII. L'opera rimase incompleta e pubblicata solo dopo la morte dell'autore, nel 1561, in parte censurata e mancante degli ultimi 4 libri. La vera innovazione di Gucciardini fu quell'impegno storiografico sottratto del tutto a ogni ragione di encomio o celebrazione di principi o città, unito ad una non indifferente analisi psicologica dei singoli personaggi e la sua incessante ricerca politica, diplomatica e militare che non si ferma all'Italia e ai suoi popoli ma, in caso di necessità, si allarga anche all'Europa e alle altre potenze straniere.

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