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Don Chisciotte


Questo testo viene considerato il primo vero e proprio romanzo moderno, poiché l’autore non si pone solo il problema del narrare semplicemente una storia, ma si occupa anche del rapporto fra letteratura e la vita; ovvero si chiede se la letteratura possa in qualche modo servire a comprendere la realtà. Per letteratura lui intendeva l’insieme di testi con cui viene trasmesso il patrimonio di valori e credenze di una determinata cultura. Un elemento di modernità è la centralità che viene data alla figura del lettore, tanto che Cervantes (autore dell’opera) porta l’immaginario letterario in contatto con la concretezza della storia.
Il Don Chisciotte si presenta diviso in due parti. La prima parte del romanzo viene pubblicata nel 1605 a Madrid, in 52 capitoli, la quale acquista subito un gran pubblico, tanto da indurre nel 1614 a Avellaneda a comporre un seguito dell’opera, considerata falsa. Solo un anno dopo (1615) venne pubblicata la seconda parte del romanzo in 72 capitoli, questa volta originale.
Il romanzo racconta di un signorotto di campagna ( Quijana) che vive con due donne: la governante e la nipote. Lui non è un qualsiasi appassionato di opere e di cavalleria , ma un vero maniaco della letteratura, a tal punto che a forza di leggere le opere, gli si inaridì il cervello. Don Chisciotte nell’opera trasfigura le cose e le persone che incontra in figure che sembrano uscite dai libri di cavalleria: una locanda diventa un castello, i mulini a vento sono orribili giganti. Nel corso della narrazione il discorso si complica poiché vengono fuori tre autori differenti: un primo autore che è colui che ha scritto l’originale dell’opera, un secondo che si identifica come Cervantes, e un terzo che è rappresentato da colui che traduce l’opera dall’arabo.
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