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Don Chisciotte

Schema narrativo

Narratore: Nel Don Chisciotte il narratore è lo stesso autore. Egli è esterno alla storia ma con facoltà di giudizio.
Ci sono alcuni elementi, che aiutano a tracciare un profilo del narratore; si può scorgere la fisionomia di quest’ultimo dietro il travestimento della signora Duchessa, con la quale Sancio avrà interessanti conversazioni.
Punto di vista: E’ a focalizzazione zero
Destinatario: E’ l’uomo comune imprigionato nella realtà e nei mali della società, il quale non riesce a trovare un equilibrio morale.
Argomento: E’ la vita e la società dello stesso autore, che vive in un’età di crisi e di violenza, piena di confusione e squilibri, che portano, sempre più frequentemente, a soluzioni estreme o a contraddizioni per gli individui più vigili.


La struttura del testo

Interventi diretti del narratore: Sono presenti interventi diretti del narratore lungo tutto il racconto; egli utilizza la prima persona.
Es:
“…senza che io te lo giuri puoi credermi che questo libro, come figlio dell’intelletto…”
“ Quando io sentii dire “Dulcinea del Toboso” rimasi sospeso e senza fiato, perché mi resi subito conto che quelli scartafacci contenevano la storia di don Chisciotte.”
Esortazioni al lettore: Sono presenti in maniera rilevante all’interno del testo
Es:
“Lettore mio, che non hai nulla di meglio da fare…”
“Vi dirò dunque, che nel cortile della nostra prigione…”
“Con che impazienza, per Dio, starai ora aspettando, lettore illustre, o magari anche plebeo, questo prologo, credendo di trovare in esso polemiche…”

Discorsi dei personaggi

Lungo tutto il racconto prevalgono i discorsi diretti e quelli indiretti liberi.
Esempi di discorso diretto:
“- Non ce n’è bisogno - rispose il barbiere, :- son capace pure io di portarli in cortile o nel camino, dove per l’appunto c’è un bellissimo camino-”
“- Che il diavolo mi porti- disse a questo punto Sancio fra sé – se questo mio padrone non è un tologo; e se non lo è, gli assomiglia come un uovo a un altro uovo.-”
Esempio di discorso indiretto:
“Don Chisciotte domandò cos’è che avevano sentito dire su Marcella e Crisostomo.
E il viaggiatore disse che quella mattina all’alba avevano incontrato quei pastori e avendoli veduti in quei lugubri abiti, avevano chiesto per qual motivo andassero così vestiti…”

Esempio di discorso indiretto libero:
“...e scambiando questa chimera, che s’era fabbricata lui stesso, per cosa certa e reale, cominciò a preoccuparsi e a pensare al repentaglio in cui sarebbe venuta a trovarsi la sua castità, e giurò in cuor suo di non commettere infedeltà alla sua signora Dulcinea del Toboso…”

Intreccio e fabula

Il rapporto fabula-intreccio coincide, infatti l’ordine temporale è cronologico.
Si possono distinguere due tipi di intrecci: quello delle narrazioni, che deriva dai romanzi cavallereschi e quello degli autori; infatti nel romanzo, Cervantes inventa sia il protagonista Don Chisciotte, sia un altro autore arabo, Cide Hamete, che utilizzerà come fonte; ciò gli permetterà di sdoppiarsi divenendo lungo il corso del racconto sia autore che critico circa le affermazioni della fonte.
La partizione operata dall’autore sul testo è in capitoli.

I personaggi

Sono presentati direttamente dal narratore attraverso alcuni tocchi descrittivi
Sono caratterizzati da elementi fisiognomici:
“L’età del nostro cavaliere sfiorava i cinquant’anni; era di corporatura vigorosa, secco, col viso asciutto.”
“Portava il viso coperto d’un velo nero trasparente, da cui s’intravedeva una lunghissima barba, bianca come la neve.”
Sono caratterizzati da elementi psicologici:
“…che non mi ricordo bene ora per dov’è che corresti allora, innamorato e geloso.”
“Immaginò subito che una donzella della Duchessa si fosse innamorata di lui, e che l’onestà la costringesse a tener segreta la sua passione…”
Sono caratterizzati da elementi sociali:
“… lì un cavaliere cristiano valoroso e discreto.”
“Per Dio, come ce l’aveva con queste signore un gentiluomo del mio paese.”

Sono caratterizzati da elementi culturali:
“…qui una bellissima dama, virtuosa, intelligente e riservata.”
Personaggi principali: Don Chisciotte (protagonista), Sancio Panza, Dulcinea, oste, curato, barbiere, Carrasco, duca e duchessa.
Personaggi secondari: Tutti quelli che il cavaliere incontra lungo i suoi viaggi (i caprai, la pastora Marcella, Dorotea, Camaccio, Basilio, il cav. degli Specchi, il cav. del Bosco, il cav. dal Verde Gabbano, Mastro Pietro, ecc.)

Indicazioni spazio-temporali

Le descrizioni spaziali no sono molto ampie e particolareggiate; in quanto l’autore bada soprattutto alla descrizione delle vicende.
Le vicende si svolgono in Spagna.
L’autore non ci fornisce una data precisa sull’inizio della vicenda, ma possiamo intuire da alcune coordinate di carattere storico (il declino della Spagna dopo Carlo V e Filippo II), che ci troviamo verso la fine del Cinquecento.
I tempi sono molto lenti lungo tutto il racconto, quasi a voler evidenziare maggiormente le vicende, di cui è protagonista don Chisciotte.
Tema e concezione del mondo: Il tema principale è la follia e la delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l’immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l’uomo si identifica.

Lingua e stile

Registro stilistico
: Medio con presenza di alcuni termini di origine spagnola (hidalgo, pedrenales, ecc.). Si può notare comunque un’opposizione dei diversi registri stilistici sia nei discorsi di Don Chisciotte, sia nel parlato di Sancio Panza.

Contesto storico con collegamenti col testo

Don Chisciotte della Mancia rientra nei canoni tematici dell’autore, che tende a descrivere in maniera dettagliata la sua avventura personale, che ritroviamo anche in “Rinconete e Cortadillo”, scritto dopo essere entrato in contatto con il mondo della malavita.
Il romanzo di Cervantes rientra anche in quest’ambito in quanto l’autore ha preso come punto di riferimento la società di fine Cinquecento, in cui vi era una crisi di valori ed uno sviluppo sempre maggiore del capitalismo, e ne ha colto gli aspetti comuni anche alla nostra società.
Il romanzo è destinato ad un pubblico borghese, che conosce i problemi della società e le cause che determinano questi. Il Don Chisciotte nasce in Spagna proprio perché, qui nel Cinquecento, si scopre il realismo in un ambiente sociale degradato, e il romanzo di Cervantes rientra proprio nei canoni dei romanzi picareschi diffusi in quel periodo. Il romanzo rispecchia la tendenza cinquecentesca a preferire il genere picaresco, che esaltava il realismo della società e la materia cavalleresca (utilizzata in questo caso con intenti parodistici); esso, proprio per quest’ultimo punto, riprende il modello dell’Orlando Furioso di Ariosto, più volte citato ed imitato dallo scrittore spagnolo. Il Don Chisciotte è scritto sullo sfondo della crisi spagnola, avvenuta fra il 1598 ed il 1620, e si colloca nell’area culturale del Manierismo, periodo di mezzo fra il Rinascimento maturo e il Barocco. A Generare la crisi fu una molteplicità di fattori e componenti che entrarono nel processo storico, per la vastità delle aree investite, non per l'omogeneità delle dinamiche e degli effetti. Questo significa che essa non colpì tutti i paesi allo stesso modo, negli stessi tempi, negli stessi settori, nelle stesse attività economiche. Crisi agraria, manifatturiera, commerciale, deficit delle bilance dei pagamenti, inflazione e recessione furono fenomeni dall'andamento assai diversificato nel contesto dei paesi europei.


Rivoluzione Scientifica

Si definisce “Rivoluzione Scientifica”, l’evento radicalmente innovatore, il cui ambito cronologico è definito fra la data di pubblicazione del capolavoro di Copernico, Le rivoluzioni dei corpi celesti (1543), e quella dell’opera di Newton, I principi matematici di filosofia naturale (1687). La parola “Rivoluzione” nasce per la prima volta con Copernico, nel momento in cui ribalta la posizione dei corpi celesti (appunto rivoluzione) ed, è detta “Scientifica” poiché riguarda la scienza (deriv. Episteme = sapere certo). Tale evento, decisivo per tutta la successiva storia occidentale, provocherà la scomparsa del precedente sapere di ragione sillogistica (che procedeva per deduzione) in virtù di una nuova concezione di sapere di natura sperimentale (sapere epistemico – assiomico). Inquadrabile in questo contesto, è la rivoluzione astronomica che ha inizio Copernico e trova la codificazione definitiva con Newton fino ad Einstein.

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