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San Martino

L'autore della poesia "San Martino" è Giosue Carducci, che rievoca il paesaggio agreste, pieno di un forte senso di vitalità,
della Maremma, la sua terra d'infanzia, mentre la sua vita si svolge ormai in città. Il momento dell'anno è precisato dal
titolo: il giorno di San Martino (11 Novembre) che segna tradizionalmente la conclusione dell'annata agricola. La sequenza
ordinata e compatta delle immagini presenti nella poesia realizza l'armonia e l'equilibrio tipici della poesia carducciana.
Carducci insinua la nostalgia della lontananza, ma, nel rievocare quei luoghi, i pensieri malinconici se ne vanno, come
stormi di uccelli che si allontanano nel tramonto.

La nebbia e gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' dini
va l'aspro odor de i vini

l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Il quadro iniziale è una visione d'insieme del paesaggio in una stagione ostile: la nebbia, sciogliendosi in pioggia, sale
per i colli coperti di rami stecchiti, il mare agitato dal vento è quasi un mostro aggressivo.
La fusione si restringe alla vita del borgo: l'odore diffuso nelle sue vie della fermentazione del mosto allontana la
tristezza.
La prospettiva si circoscrive ulteriormente, dallo spazio esterno all'interno della casa: lo spiedo che scoppietta sui ceppi
accesi e il cacciatore che fischietta creano un'atmosfera lieta e animano la scena.
Il punto di vista del cacciatore sull'uscio, intento ad osservare, sposta la prospettiva dall'interno verso l'esterno: gli
stormi degli uccelli migratori che si allontanano sono come pensieri malinconici e negativi che se ne vanno.

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