Gabriele D’Annunzio


Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara da una famiglia medio-borghese nel 1863, con il nome Gabriele Rapagnetta (il cambio del cognome può essere dovuto ad un contrasto con il padre Paolo, un gran donnaiolo). Perché perdesse la pronuncia natale lo mandarono a studiare a Prato al liceo Cicognini, affinché si “toscanizzasse” → non finisce mai di studiare (come un dilettante).
A Roma comincia la sua turbinosa avventura esistenziale: conobbe gli ambienti eleganti e ricchi della città→ condusse una vita spensierata e ricca di scandali, come la sua relazione con l’attrice Eleonora Duse.
Si dichiarò a favore della guerra; divenne deputato per le liste di destra → Marcia su Fiume.

Periodo Giovanile

Poesia (modello: Carducci)
Già a 16 anni pubblicò un’opera: Primo Vere (=l’inizio della primavera). Riprende totalmente il gusto dell’epoca per i latinismi. Il successo del libro venne aumentato dallo stesso D'Annunzio con un espediente: fece diffondere la falsa notizia della propria morte per una caduta da cavallo.
La notizia ebbe l'effetto di richiamare l'attenzione del pubblico romano sul romantico studente abruzzese, facendone un personaggio molto discusso.
Pubblicò poi l’intermezzo di rime, una raccolta di poesie sui suoi primi amori nella quale parla apertamente di sesso allo lo scopo di scandalizzare → Carducci (maggior poeta dell’epoca) denunciò il fatto.
Prosa (modello: Verga di Vita dei Campi)
• Terra Vergine
• S. Pantaleone (divenuto poi Le novelle della Pescara 1902)

Organizza la sua vita in vista dell’effetto che potrebbe creare sul pubblico, costruisce a tavolino la propria immagine, senza agire mai spontaneamente. Tutto era calcolato per essere sulle prime pagine dei giornali e sulla bocca di tutti, di fatti era conosciuto anche a livello europeo.
Secondo i principi dell’estetismo infatti era necessario fare della propria vita un’opera d’arte.
«Tutta la mia vita è innamoratamente congiunta alla mia arte, come apparve e appare nella mia meditazione occulta e nella mia azione palese»

Si occupò anche di moda e di cronaca rosa (giornali di pettegolezzi); si fece ritrarre in modi inusuali (es. avvolto da un asciugamano).
A questa varietà di comportamenti e interessi corrisponde anche una varietà in campo letterario: fece propri il classicismo di Carducci, il realismo di Verga e Zola, il simbolismo dei decadenti, la filosofia di Nietzsche (modificando il concetto di Ubermensch) e Tolstoj (famiglia, adolescenza).
Condusse una vita molto dispendiosa che non poteva permettersi, e finì per l’essere sommerso dai debiti (una delle cause del suo comportamento: aveva bisogno di vendere per campare). La sua necessità primaria era vendere: bene se aveva un’idea, se no la copiava (non arte allusiva, ma plagio).

Il suo concetto di scrittore era già moderno: lo scrittore non deve adagiarsi sugli allori, deve sapersi reiventare. Deve sapere condurre una vita inimitabile; lui lo fa, infatti tutti volevano imitarlo → dannunzianesimo: moda del copiarlo nel modo di vestire, di fare ecc.
Il modello a cui si ispira è quello Verghiano. Non esiste nulla di più strano, in quanto D’Annunzio non era uno che si avvicinasse ai poveri. Allora perché prende questo autore come modello? Il Verismo è solo una coloritura: l’ambientazione è quella, ma non sono presenti gli altri elementi caratteristici della prosa realista (eclissi del narratore, erlebte rede ecc.). Sono novelle in cui i personaggi sembrano vivere in un mondo primitivo e sembrano assatanati dal sesso, come nella Lupa.

Periodo Romano (1881-1894)
A Roma (1881-1894) conosce un grandissimo successo; il suo soggiorno è caratterizzato da una grande vita sociale, matrimoni e divorzi.
Qui scrive diverse liriche:
- Intermezzo
- Elegie Romane
- Poema Paradisiaco (poema dei giardini: descrive vari giardini che ha visto; ispirato a Verlaine), 1893.
Copiò Verlaine attraverso suoi imitatori, che a lui si erano ispirati e che lo avevano banalizzato, producendo una poesia malinconica → manca l’idea del poeta che rompe con la tradizione.
Dal poema nascerà un movimento (non una vera avanguardia) che rinnoverà la poesia italiana: i crepuscolari.
Il più importante è però un romanzo, Il piacere.
Nella sua composizione si ispirò principalmente a:
- Un poema francese di Huysmans (A rebours=controcorrente), il cui protagonista è Des Esseintes, nel quale c’è l’idea dell’andare contro corrente; Des Esseintes rifiuta la banalità, perciò si chiude in una bellissima casa in campagna circondato da arredamenti che piacciono solo a lui, non condivisi dalla società → esaurimento nervoso che ne sancisce il fallimento.

- Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde; Dorian Gray sfrutta il fatto che l’unica cosa che importa sia la bellezza → fa un patto: tutto ciò che potrebbe rovinare la sua bellezza non rovinerà lui, ma un suo ritratto. Tuttavia non riesce a sopportare questa sua bruttezza → rifiuto di una società in un cui conta solo l’apparenza esteriore.
In comune hanno il disagio della persona, che si trova male nella società moderna: la trova squallida e noiosa → personaggi aristocratici “con la puzza sotto al naso”. Trovano la società troppo democratica e di massa, non c’è un élite che coltiva il gusto per il bello, ma tutti pensano e fanno uguale. Perciò si ritirano nel loro mondo: i ritiri sono però fallimentari.
Nel poema di D’Annunzio il protagonista è Andrea
Sperelli, innamorato di una super donna (Elena), raffinata e aristocratica (→ descrittivismo barocco) che però non lo ricambia. Trova allora una sostituta: Maria, una donna semplice e onesta, piena di propositi e che non se la tira. Ma durante un atto sessuale la chiama con il nome dell’altra, per cui viene lasciato → fallimento.
Tutti e tre i personaggi sono dei Dandy, dei falliti guardati dal resto delle persone con invidia ma anche con sospetto.
Negli stessi anni copia lo scrittore russo Dostoevskij, da cui prende il tema del protagonista distrutto dai suoi vizi.

Periodo del Superuomo (1895-1910)

Entra vagamente in contatto con la filosofia di Nietzsche (non conosceva il tedesco, quindi si servì di varie traduzioni e interpretazioni), interpretandola in modo sbagliato; da lui prende il concetto di Superuomo, che in realtà è Oltreuomo. Crede di essere uno di loro: giustifica la dittatura di coloro che sono più intelligenti e intraprendenti.
La sua ideologia è un misto di pre-fascismo e darwinismo sociale.
Intesse una relazione con una delle più famose attrici del tempo, Eleonora Duse: una capra, antipatica e zoccola.
Questa relazione, insieme all’idea del superuomo, sono alla base della produzione dei cosiddetti Romanzi del Superuomo:
- Le vergini delle rocce
- Il fuoco
- Forse che sì forse che no.

In generale, tutti i suoi romanzi sono espressioni di:
- Superomismo;
- Volontà di vita: vivere la vita, piegarla ai propri desideri → vita come quella dei poeti decadenti;
- Visione antidemocratica, aristocratica e estetizzante; la vita è comandata da pochi e gli altri sono succubi.
Scrisse anche delle liriche → le Laudi, una raccolta di liriche pensate inizialmente in sette libri, tanti quante le stelle della costellazione delle Pleiadi, ma ne scrisse solo 4.
Titolo → mescolanza di elementi sacri e profani → scristianizza i simboli per piegarli a lui.
Sono laudi del Cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi:
- Maia, Elettra, Alcyone, Merope (era previsto anche Astelope): sono i nomi delle stelle della costellazione delle Pleiadi, quelle che Carducci chiamava “la chioccetta”.
Allude a una poesia classica e raffinata, d’élite.
Maia: racconta un suo viaggio in Grecia del 1895; contiene un mucchio di poesie che celebrano lui stesso.

Inaugura però la “strofa lunga”, un suo metro: una strofa di poesia costituita da versi molto corti (quasi sempre quinari) ma molto lunga.
Merope parla della guerra in Libia (gesta d’oltre mare), che al tempo era accolta come un grande trionfo.
Elettra è una lauda che esalta eroi, città e artisti.
Alcyone
Contiene 103 poesie a partire dal 1899, scritte soprattutto nel 1903, anno della pubblicazione.
Il testo è stato interpretato
- Da Sergio Solmi (1939) come il diario di un’estate (i giorni alcionei sono quelli più caldi di Luglio) che D’Annunzio trascorse sui colli fiorentini, a Capponcina, in Versilia e nei pressi del castello di Romena.
L’estate è esaltata come la stagione della sessualità, che d’altra parte è inserita ovunque, come se il poeta intrattenesse una relazione sessuale con la natura stessa.
- Da Gavazzeni in chiave mitica.
Il libro è diviso in 5 sezioni scandite da 4 ditirambi (composizioni in onore di Dioniso); ogni sezione rappresenta una parte dell’estate → dalla prima alla terza sono positive (poeta tutt’uno con la natura , quasi come se potesse assorbire il divino che c’è), le altre negative (l’estate giunge al termine, rappresentano la delusione, il “mancato indiamento”: il poeta fallisce nel tentativo di diventare un Dio assorbendo la divinità della natura).
Gavazzeni ritrova in questa struttura quella di uno dei libri di Nietzsche, La nascita della Tragedia (idea dell’arte come nata da un conflitto di forze presenti nell’inconscio collettivo VS idea collettiva dell’arte greca come vera razionalità e armonia compositiva → quest’armonia si scontra con il dionisiaco (Dioniso Dio degli eccessi, rappresenta la parte più irrazionale dell’animo umano).
Tipici di questo libro sono:
- Panismo, dal nome del Dio greco Pan (=Il tutto), che rappresentava lo spirito della natura selvaggia; è un modo di rappresentare la realtà → il poeta si fonde con gli elementi naturali per assaporarne le sensazioni → antropomorfizzazione della natura attraverso personificazioni mitiche;
- Erotismo → sfrenato vitalismo e culto della bellezza; presenza di elementi ottocenteschi come la femmina lussuriosa (Baudelaire), la femme fatale, la ninfa dei moschi, sessualità felina.

Il tempo privilegiato per gli incontri con le figure paniche è il mezzogiorno, ora in cui secondo gli antichi si rendevano visibili gli spiriti della natura; D’Annunzio trasforma le sensazioni provenienti dalla Natura in provocazioni sessuali.
In Meriggio il poeta dichiara di essersi fuso con la natura → vedi ultima strofa: il suo corpo è come fatto dagli elementi della natura.
Altre volte invece è la natura ad essere personificata, come in Versilia o in Stabat nuda Aestas: il poeta insegue una figura che sfugge. Al passaggio di questa figura la natura tace, come se fosse una figura divina che la potenzia. Sulla spiaggia essa inciampa su alcune alghe, cadendo con la testa sulla prime onde: il poeta si accorge che non è una donna, ma la personificazione della divinità di fine estate.
(manca un esempio, come il connubio fra Didone ed Enea).
L’Alcyone si ispira ad Ovidio e, come dice Ovidio, D’Annunzio afferma che se vogliamo cogliere al massimo gli aspetti più belli dobbiamo uscire a mezzogiorno, chiamato Ora Panica.
In sintesi, la carriera dannunziana può essere divisa in tre fasi:
1. Estetismo
D’Annunzio crea la figura dell’esteta, un uomo capace di vivere la propria vita come fosse un’opera d’arte per trovare rifugio dal mondo borghese che tanto disprezza; rappresentativo di questa fase è il romanzo “Il piacere”.
2. Bontà
D’Annunzio sente il bisogno di parlare dei problemi che riguardano la sua infanzia, sulla scia degli scrittori russi; rappresentativo di questa fase è il romanzo “L’innocente”, il cui protagonista è Tullio Hermil*.
3. Superomismo
Il romanzo di passaggio è “Il trionfo della morte”, quello rappresentativo della fase è “Le vergini delle rocce”, il cui protagonista è Claudio Cantelmo (eroe superuomo animato da velleità antidemocratiche).

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