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Gabriele D'Annunzio
Gabriele D’Annunzio nasce nel 1863 a Pescara. Dopo aver ricevuto la prima educazione da insegnante viene iscritto,al liceo Cicognini dove si distingue per i brillanti risultati ottenuti. A sedici anni pubblica la prima raccolta di poesie ,Primo vere, e riesce ad attirare l’attenzione su di essa diffondendo la falsa notizia e quindi l’anno successivo pubblica alcuni racconti grazie al successo di Primo vere e così entra in rapporto con letterati e critici. Nel 1881 il poeta si trasferisce a Roma, dove si iscrive alla facoltà di lettere e poi per ragioni economiche inizia a collaborare alla rivista “Cronaca Bizantina” dove pubblica i versi i CANTO NOVO e nello stesso anno la versione verista Terra vergine. A venti anni sposa Maria Hardouin di Gallese e cinque anni dopo ebbe tre figli. D’Annunzio pubblica nel frattempo Intermezzo di rime e Il libro delle Vergini. Nel 1890 D’Annunzio pubblica L’Isottèo e la Chimera; negli anni successivi lo scrittore si stabilisce in varie città italiane, collaborando a riviste e pubblicando il romanzo Nuova Antologia. Dal 1891 D’Annunzio si trasferisce per due anni a Napoli dove collabora al Mattino. Qui deve affrontare due processi per adulterio e subisce una condanna. Inoltre crea la sua versione della teoria del superuomo, integrandola con le tesi del nazionalista Maurice Barres. La fama dello scrittore è in continua crescita ed è oramai considerato il maestro di un nuovo modo di scrivere. In questo periodo D’Annunzio incontra Giovanni Pascoli, i due poeti si fanno dichiarazioni di stima e critiche che dureranno fino al 1910. Nel 1894 incontra a Venezia l’attrice Eleonora Duse. Tra i due si stabilisce un sodalizio amoroso e, stimolato dalla donna, si dedica al teatro componendo La città morta e Il sogno di un mattino di primavera di primavera, entrambe rappresentate a Parigi. Nel 1898 si stabilisce in Toscana dove condurrà una vita elegante con l’attrice. Nei primi due anni del Novecento pubblica le Novelle della pesca, mentre nel 1903 ottiene un grande successo teatrale con la Figlia di Iorio. Nel 1910 , sommerso dai debiti, scappa a Parigi. Entrato in rapporto con i Futuristi francesi scrive Il martirio di San Sebastiano. Inoltre D’Annunzio collabora con il Corriere della sera, scrivendo le Faville del maglio. Allo scoppio della Grande Guerra, D’Annunzio prende posizione nella campagna interventista organizzando manifestazioni a favore dell’ingresso dell’Italia in Guerra contro l’Austria. Appena viene dichiarata la guerra, D’Annunzio parte volontario e rimane gravemente ferito perdendo un occhio. Nel periodo in cui si trova privo di vista scrive il Notturno, un originale diario in prosa dove annota immagini, emozioni e ricordi. Nel 1917 riprende a partecipare alla guerra. Dopo la fine del conflitto D’Annunzio sostiene che l’Italia ha ottenuto una vittoria mutilata perché non ha ottenuto i compensi territoriali previsti dagli accordi. Quasi sessantenne, con un gruppo di volontari armati, D’Annunzio occupa la città di Fiume, città assegnata alla Croazia in base al patto di Londra del 1915. Dal 1921 la fama di Mussolini oscura la politica di D’Annunzio e si richiude nella villa sul Lago di Garda dove trascorre gli ultimi decenni di vita. Qui muore nel 1938.


Il pensiero e la poetica

Nella prima fase D’Annunzio si rifà a Carducci, al verismo e al naturalismo. Ciò si vede soprattutto nelle liriche di Primo vere dove emerge l’elemento della natura molto cara a D’Annunzio. Questa fase viene detta panismo e si intende la fusione tra uomo e natura. Simili caratteristiche le ritroviamo anche in Terre vergini, piccolo richiamo a Verga ma grande riferimento al naturalismo del francese Emile Zola. D’Annunzio inserisce la descrizione dei paesaggi abruzzesi, che ricordano il suo paese nativo.

La seconda fase è quella dell’estetismo edonistico d’annunziano che a tutto antepone il piacere e la bellezza, temi dominanti delle raccolte liriche e soprattutto del romanzo Il piacere.

La terza fase risale ai primi anni del 1890 in cui predominano i temi della bontà, dell’innocenza e dell’accostamento dei valori cristiani. Nella poesia prevale un profondo stato di crisi, malinconica e stanchezza.

La quarta fase è ispirata al Panismo e al Superomismo. I due atteggiamenti si alternano finché il tema superomismo cede il passo all'affermazione di un più maturo e profondo panismo. Nel 1899-1904 D’Annunzio si propone di realizzare “un teatro di poesia”, lontano dal dramma realistico e aperto all'uso della danza, del canto, della musica, al fine di cercare un atmosfera ideale in cui vibri tutta la vita della natura.

La quinta ed ultima fase è detta “notturna”, dal libro in prosa Notturno pubblicato nel 1921. Il Notturno si distingue per strutture e tono: esso è composto da pagine povere ed essenziali dove prevalgono la brevità dei periodi, gli spunti e i frammenti lirici meditativi della fugacità della vita e della morte.

Nel pensiero e nella poetica di D’Annunzio ritroviamo l’estetismo e il panismo. L’estetismo è uno degli atteggiamenti più diffusi della cultura lirica. In questo senso D’Annunzio unisce il compiacimento per la vita trasgressiva, nella costante tensione a trasformarla in un’opera d’arte. Il panismo consiste in una concezione della natura e del suo perenne divenire come manifestazione di una divinità. È il sentimento di una natura animata da una forza vitale in cui l’uomo, e soprattutto il poeta, si immerge fino a fondersi in essa. D’Annunzio afferma che anche la sua poesia è natura. La componente del superomismo D’annunziano è stata la più criticata sia per le implicazioni ideologiche sia per i toni e la forma in cui viene espressa. I versi Dannunziani ricreano metafore e sinestesi d’immagini, colori e ritmi, tenendo alla realizzazione di quella poesia pura che è l’obbiettivo della lirica europea e che risponde a uno dei principi fondamentali del simbolismo. Il teatro di D’Annunzio è caratterizzato dal rifiuto del dramma realistico predominante nell’epoca. Secondo il critico Ezio Raimondo, Gabriele D’Annunzio anticipa la logica dello scrittore moderno che conosce le regole del mercato del libro. Negli anni della nascita della pubblicità, D’Annunzio segue le mode per avere successo, usa i mass-media, cura la sua immagine e crea il suo personaggio. La sua attività di giornalista gli permette di entrare in questa logica vincente attraverso la quale lo scrittore può conquistare il suo pubblico per sconfiggere la concorrenza.

Il ciclo dei romanzi

D’Annunzio si propose di scrivere un ciclo di romanzi, suddiviso in tre trilogie, ciascuna denominata dal nome di un fiore: la rosa, il giglio, il melograno.
 I romanzi della rosa sono Il piacere, L’innocente e Il trionfo della morte.La rosa è il fiore simbolo della voluttà, della passione invincibile. Ne “il Piacere”, il capolavoro di D’Annunzio, Andrea Sperelli cerca di dimenticare l’amante di un tempo, Elena Muti, dapprima distraendosi nella vita mondana, poi innamorandosi di un’altra donna, dolce e sensibile, Maria Ferres, ma si accorge dell’ambiguità del suo amore, perché nella nuova donna continua ad amare Elena. Il secondo romanzo della trilogia è “L ‘innocente”, che narra il dramma di Tullio Hermil, il quale, volendo riaccostarsi alla moglie con la passione di un tempo, vede nel bambino nato da una relazione della moglie con uno scrittore, l’ostacolo principale per ristabilire i rapporti di armonia con la moglie, e con fredda determinazione fa morire il bambino esponendolo al freddo invernale. Il terzo romanzo della trilogia è “il trionfo della morte”, che narra la storia di Giorgio Aurispa, il quale, non potendo vincere l’amore sensuale e la gelosia che sente per Ippolita Sanzio, sente che solo con la morte potrà liberarsi dal tormento della passione e si getta in un baratro, trascinando con se la donna.

 Della trilogia i romanzi del giglio, D’annunzio scrisse solo il primo, Le vergini delle rocce: Claudio Cantelmo, aristocratico e imperialista, seguace delle dottrine del superuomo, concepisce il disegno di unirsi in matrimonio con una delle principesse di un’antica famiglia borbonica del regno delle due Sicilie, i Capece-Mantaga, ridottasi a vivere nell’ultimo dei suoi feudi. Scopo del matrimonio è procreare il futuro sovrano, al quale un giorno il popolo, disgustato dalla corruzione della vita politica, offrirà la corona regale. Il giglio è il fiore simbolo del superuomo, della passione che si purifica. Il superuomo non è più schiavo delle passioni, ma si serve di esse per realizzare pienamente la propria volontà di potenza.
• Anche della terza trilogia, i romanzi del melograno, scrisse solo il primo, Il fuoco, che narra, sullo sfondo di Venezia, la storia dell’amore di Stelio Effrena. E’ un romanzo scopertamente autobiografico, perché vi è adombrata la storia dell’amore del poeta per l’attrice Eleonora Duse. Il melograno, il pomo dai molti granelli, è simbolo dei frutti che possono derivare dal dominio delle passioni.

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