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Gabriele D’Annunzio (1863-1938)



D’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da una famiglia dell’alta borghesia. Già da giovane egli dimostra le proprie capacità poetiche, ma anche il suo desiderio di raggiungere ambienti socialmente più elevati rispetto a quello d’origine. Nel 1881 si trasferisce a Roma, dove entra a contatto con numerosi intellettuali e artisti. Successivamente al primo matrimonio con la duchessa Maria di Gallese, negli anni Ottanta, D’Annunzio viene conosciuto sempre più grazie alla sua fama di esteta. Nel 1891 egli è costretto a causa dei troppi debiti a lasciare la capitale per trasferirsi in Abruzzo, e poi a Napoli fino al 1893. Nella città partenopea egli sviluppa, soprattutto grazie ai testi di Nietzsche, la concezione dell’artista come superuomo, affermando così sempre più la superiorità dell’artista nella società borghese. Nel 1894 incontra a Venezia l’attrice Eleonora Duse, con cui manterrà fino alla morte un legame molto importante. Nel 1898 si trasferisce a Settignano, vicino a Firenze, dove farà arredare una suntuosa villa, sottolineando così l’importanza della sovrapposizione della vita dell’artista con l’arte. Fino agli anni dieci del Novecento, il poeta continuerà a scrivere anche opere teatrali, ma nel 1910 sarà costretto a fuggire in Francia. Negli anni della Prima Guerra Mondiale, egli farà numerosi discorsi interventisti, e nel 1915 si arruolerà come tenente. A causa di un incidente all’occhio, egli dovrà abbandonare la guerra, ma nel 1919 guiderà l’occupazione della città di Fiume. Negli anni del Fascismo, egli vive nella sua villa sul Lago di Garda, dove condurrà una vita di onorificenze e lussuria fino alla sua morte nel 1938.

La poesia



Le prime opere, come il Primo vere e il Canto novo, delineano già una volontà da parte del poeta di trasmettere un’ebbrezza panica, attraverso una metrica simile a quella carducciana delle Odi barbare. Inoltre, per inserirsi nei circoli letterari e intellettuali romani, D’Annunzio compone delle imitazioni di testi tradizionali e di lessico aulico, ispirati ai preraffaeliti e al Decadentismo; in queste opere si coglie un forte erotismo, edonismo ed estetismo. A Napoli, ispirato dagli autori russi, il poeta compone numerosi testi il cui tema principale è la bontà come soluzione ai conflitti mondiali. Ad esempio, il Poema paradisiaco (1893), incarna splendidamente queste influenze, ma anche quelle dei Decadenti. Nel 1899 l’autore sviluppa il progetto di un ciclo poetico di Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi dedicato alle stelle maggiori delle Pleiadi, che sfocerà poi nella composizione di soli quattro testi, quando dovevano essere sette; Maia, Elettra, Alcyone e il successivo Merope. Nelle Laudi D’Annunzio procede con una sperimentazione formale, che sfocia in un virtuosismo linguistico e in una metrica continuamente variata. L’Arte diviene per il poeta come una religione, che sostituisce quella Cristiana, volendo superare i limiti umani. Maia, sottotitolato Laus vitae, narra di tre viaggi ipotetici in Grecia, nella Cappella Sistina e nel deserto, e vuole celebrare figure eroiche, unite a quella del dio greco Pan, simbolo della vitalità sensuale. Elettra raccoglie testi di carattere eroico, politico e descrittivo encomiastico delle città italiane. L’Alcyone (1903) è composta da cinque parti (la prima è La tregua, l’ultima il Commiato, che contiene un ideale tributo a Pascoli), ciascuna introdotta da un ditirambo, ovvero poesie lirico-corali che nell’antica Grecia venivano dedicate a Dioniso. Ciascuna narra di una parte di un’estate trascorsa dal superuomo tra Firenze e la Versilia. I temi principali sono quello del fanciullo, quindi la volontà di unire l’Io con la Natura, assumendo forze vitali da essa, e facendo coincidere questa simbiosi con la forma poetica, l’unica in grado di tradurre il mito in suono, D’Annunzio riprende così le teorie filosofiche di Schelling, attraverso una dilatazione panica dell’Io, e un senso di smarrimento davanti alla perdita di controllo della realtà e la debole coscienza della propria identità. Un altro tema è la morte, definita come eterno ritorno.
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