N.cole di N.cole
Ominide 11 punti

Gabriele D'Annunzio(1863, Pescara-1938,Gardone)

Vita

-Figlio di un agricoltore facoltoso che sperpera patrimonio
-Studi ginnasiali da 1874/1881 a Prato
-16 anni primo libro di versi Primo vere ispirato a Carducci. Il libro ha recensione favorevole e in quel periodo arriva notizia della morte del poeta messa in giro da egli stesso.
-1881 a Roma per studiare lettere ma trascura università, collabora a periodici e scrive
-1883 sposa una nobildonna che tradisce continuamente da cui si separa dopo 7 anni nei quali lei tentò il suicidio ed ebbe 3 figli
-1889 Il Piacere
-1890 temi politici
-1895 redige il proemio del convito saldando estetismo e attivismo reazionario
Relazione con Duse
-1897 deputato nel collegio di Ortona, fa pressione sul discorso della siepe(proprietà privata) da difendere contro la minaccia del socialismo
-1898/1909 decina di drammi con la duse come protagonista

-da 1898 inizia a vivere in una villa a firenze detta la capponcina
-1900 passa all’estrema sinistra
-1903 Laudi
-1909 si trattiene in Francia per 5 anni
- 1915 in testa all’interventismo
-1916 incidente aereo, si ferisce e perde la vista di un occhio
-1919 impresa di fiume
-morte 1938

Fasi: 1° fase(1880/1885)

Legata a Carducci, da cui prende la poesia risorgimentale e da Verga per gli aspetti del Verismo. Non è una fase particolarmente originale in quanto si limita a prendere spunti da Verga e sostituisce alla città del verista il suo Abruzzo. Vi è un legame con la terra d’origine che viene posta su un piano mitico e ideale e ha caratteri idillici e una tendenza al panismo, ossia la fusione sensoriale con la natura o protesa verso le forze naturali. In questa prima fase D’Annunzio esclude l’analisi psicologica dei personaggi ponendo in primo piano la realizzazione con la natura. Parte con una scrittura aulica, un linguaggio altisonante opposto a quello di Pascoli( i due sono definiti infatti facce antitetiche del periodo).
Nel Canto novo(1881) usa la lingua e i metri delle odi barbare, della tematica carducciana scarta il lato storico e civile ed esalta la celebrazione pagana di una natura solare che trabocca di vita e vi è una fusione tra sensualità paesaggistica ed erotica. Nell’Intermezzo (1883) riscopre i metri tradizionali(erotismo languido). In terra vergine(1882) imita lo stile di verga in Vita dei campi ma alterna a una prosa descrittiva e sontuosa estranea all’identificazione verghiana dei personaggi. Nelle novelle di Pescara manca la sensibilità umana in quanto i popolani hanno tratti animaleschi e vi sono scene violente.

2° fase(1885/1891)

Vi è una tendenza all’estetismo, ossia il culto dell’arte e della bellezza. D’annunzio è convinto che il poeta stia vivendo un momento di declino e propugna quindi un modello di intellettuale che si impegna a costituire una vita dedicata all’arte in una sorta di isolamento superiore. L’artista si chiude nella sua torre d’oro ed è superiore agli uomini perché la sua vita è ispirata all’arte. In questa fase si dedica alla narrativa e nel 1889 pubblica Il piacere, in cui attua una rappresentazione dell’esteta. Abbandona il verismo e si inserisce nella tradizione del romanzo psicologico.
Nel piacere il protagonista Andrea Sperelli è un giovane nobile romano diviso tra l’amore sensuale e quello per un’altra donna(riscatto spirituale). L’autore che vede nel protagonista una proiezione idealizzata di sé, ha verso di esso un atteggiamento ambiguo: da un lato è un essere superiore con una squisita sensibilità artistica, dall’altro è un debole capace di ogni finzione e soggiogato dalla sensualità e le sue aspirazioni a una vita più elevata sono velleitarie. L’incapacità di scegliere lo porterà alla rovina e alla perenne insoddisfazione

3° fase(1891/1894)

Nella terza fase si va incontro a una svolta: scompaiono alcuni elementi e l’estetica diventa insufficiente. Spariscono elementi di estasi, trae ispirazione da Dostoevskij e si avvicina parzialmente alla realtà e agli interessi speculativi. Nel Poema paradisiaco(1893) il poeta si atteggia a figliol prodigo deluso che torna agli affetti familiari e alla vita semplice e buona. Vi è l’eco di Verlaine e di una corrente del simbolismo francese.

Scopre Dostoevskij e si dà a una narrativa di analisi psicologica e morale che contrappone i personaggi egoisti a figure esemplari di bontà. Scrive Giovanni Episcopo (1891) il seguito del piacere che presenta nuove caratteristiche. E’ un racconto lungo su un modesto impiegato che vittima di prepotenze per ribellarsi uccide il suo persecutore. E’ un monologo di un uomo sull’orlo della pazzia.
Il romanzo successivo, L’Innocente(1892) è la confessione di un delitto: il protagonista uccide un neonato che sua moglie ha avuto con un altro uomo, la narrazione è lenta e le analisi psicologiche sono scientifiche.

4°fase

D’Annunzio legge Nietzsche e aderisce alla teoria del superuomo. Nella quarta fase l’esteta diventa il superuomo, colui che sa distinguersi dalla massa compiendo imprese eccezionali perché dotato di doti straordinarie. Il suo compito non è quello di chiudersi in sé stesso, ma di manovrare il suo popolo. L’idea del superuomo è intesa come affermazione di individualismo, di volontà di potenza che identifica con il suo culto estetico di vita come opera d’arte. Da questo momento i protagonisti dei suoi romanzi sono superuomini o aspiranti tali ma allo stesso tempo attratti da tutto ciò che sa di decadenza e disfacimento.
Le vergini delle rocce(1895) ha come protagonista un nobile disgustato di un’epoca in cui la vita pubblica è solo uno spettacolo di bassezza e disonore(superiorità). Ne il fuoco, il protagonista è positivo, un artista proteso alla creazione di un’opera teatrale sublime ma nel romanzo dominano le atmosfere di decadimento

Le Laudi

Nel 1903 uscirono tre delle Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi che avrebbero dovuto prendere parte a un ciclo di sette volumi di versi intitolati alle stelle delle Pleadi.

Maia/Laus vitae

Fu scritto per ultimo in pochi mesi e costituisce il prologo del ciclo. E’ un poema di 8400 versi liberi che celebra la poesia come affermatrice di energia vitale attraverso la rivisitazione dei miti greci. E’ un succedersi di visioni, i temi mitologici carichi di riferimenti eruditi che si alternano alle immagini delle città moderne grandiose e terribili e su tutto domina l’esaltazione dell’io del poeta e del superuomo. La poesia è artificiosa e carica di figure retoriche ma vuota di contenuti.

Elettra

Il secondo libro è dominato dall’ideologia nazionalista e bellicista e costituisce gli intenti politici del poeta.
Alcyone
Composta in gran parte nell’estate del 1902 in Versilia si presenta come una pausa lirica e contemplativa e rappresenta una celebrazione dell’estate come espansione di vitalità della natura e dell’uomo: egli appare come forza della natura (centauro). Vi è la volontà di creare una mitologia moderna con ninfe e divinità antiche nel paesaggio versiliese. Estatica identificazione tra uomo e natura(il panismo prende il sopravvento). Immagini plastiche e sensuali, musicalità, paesaggi di immobilità attonita.

Dopo il terzo libro, D’Annunzio ne scrisse altri due che rappresentano la visione politica della storia contemporanea. L’ultima fase della sua produzione è detta fase notturna perché durante quel periodo è in una condizione di cecità a causa di un incidente aereo. In questa fase ricorda le imprese di guerra e i compagni caduti e rende con vividezza emozioni e sensazioni in una prosa impressionistica fatta di frasi brevi e staccate.

La pioggia nel pineto

Fa parte di Alcyone, il terzo libro del ciclo delle lodi e fu scritta nell’estate del 1902 trascorsa in Versilia con Eleonora Duse. La vacanza rappresentava un momento di tregua in mezzo alla natura.
E’ una costruzione musicale che riproduce una sinfonia. Il poema si apre con un invito al silenzio in quanto in esso diventa più percepibile il suono della natura che parla all’uomo e gli rivela segreti (identificazione con la natura). In essa si distinguono varie voci, la pioggia non produce lo stesso suono su tutti gli elementi della natura, non c’è una conversazione ma un linguaggio della vegetazione e la parola del poeta diventa musica. La ripetitività costante nel poema riproduce a livello fonico il suono della pioggia che cade riprodotta a sua volta dalla poesia. Nella figura dei volti silvani, cioè quelli degli abitanti dei boschi, è presente il tema della fusione panica tra uomo e natura, la pioggia attua un percorso che va dall’esterno all’interno, andando a bagnare i vestiti e poi i pensieri. Compare inoltre il tema dell’amore con la perifrasi che lo indica come favola bella. Il poeta si riferisce alla donna amata chiamandola Ermione, un antico nome greco che richiama il mito e rappresenta una figura divina che si associa al panismo.
Il poeta introduce la seconda strofa attraverso il senso dell’udito che è affinato dal silenzio che permette di udire il suono prodotto dalla natura. La descrizione continua e la musica prodotta dalle piante paragonate a strumenti musicali pare suonata dalle stesse dita ossia quelle della pioggia ,il poeta e la donna vivono la vita degli alberi e il volto della donna è paragonato alle foglie.
La terza strofa si apre nuovamente con l’udito, il rumore della pioggia diventa un pianto che cresce insieme al rumore delle rane. La pioggia è lo strumento purificatore attraverso cui può avvenire il rito della fusione panica tra uomo e natura, il poeta è visto come un sacerdote, un essere eccezionale in grado di cogliere questa esperienza, la sua parola è Il tramite attraverso cui la natura esprime il suo pensiero.
Nella quarta strofa avviene la fusione di Ermione con la natura e la sua trasformazione in ninfa silvestre
Il virtuosismo lessicale e versi esteticamente perfetti, i vocaboli aulici sono densi di significato ed è presente una ricerca della nuova parola poetica capace di comunicare la corrispondenza tra realtà oggettiva e mistero della natura tipica del decadentismo.
Il protagonista della poesia è la pioggia e le voci della natura.

La sera fiesolana

Fa parte di Alcyone e fu pubblicata inizialmente con strofe distinte dai titoli singoli. Nella poesia si incontra il classico tema della sera personificata.
La prima strofa fu intitolata “L’inattività della luna” e ha come tema il sorgere della luna e gli effetti che essa produce sulla natura. L’atto assume le caratteristiche di una teofania, ossia la rivelazione di una divinità e l’effetto miracoloso è comunicato dal poeta a livelli molto alti di lessico e verbalità. La freschezza delle parole è rappresentata come una sensazione tattile e il fruscio delle foglie giunge chiaramente all’udito. Sono presenti varie sinestesie ed è introdotta una figura umana che si attarda nel suo lavoro serale e che è immersa in una serie di notazioni coloristiche. La luna stende un velo, ossia il suo chiarore si espande sulla campagna, la luce della luna è associata alla freschezza della notte che consola la campagna. La strofa si chiude con la lode alla luna che viene personificata e definita “viso di perla” in accordo con lo stile stilnovistico.
Nella seconda strofa viene introdotto il ruolo della parola poetica nel rito; il tema è infatti i suoni della parola poetica. La strofa è costruita sulle parole e i loro suoni. La pioggia viene interpretata come un saluto triste della primavera che si accomiata per lasciare il posto alla stagione estiva ed è riprodotta una sinfonia di suoni. I rami dei pini sono paragonati a dita rosate mosse dal vento attuando un’umanizzazione degli elementi naturali e riprendendo il tema della fusione panica. Le figure degli ulivi che sono sempre stati presentati come un elemento sacro e simbolico, sono chiamati fratelli; vi è un richiamo al Cantico delle creature di San Francesco che viene ripreso dalla teofania. Gli ulivi rendono pallide le colline, elemento che ricorda la santità. La fusione panica produce effetti di manifestazione divina attraverso le parole e i suoni della poesia fino ad umanizzare la natura. Il fieno è tenuto insieme da un ramo di salice e la sera è immaginata cinta con un ramo dello stesso tipo indicando riferimenti religiosi.
L’ultima strofa ha come protagonista il poeta che si propone come disvelatore dei segreti della natura e contiene un invito ad amare in modo sensuale e passionale. Le fonti del fiume rivelano un aspetto sacrale e le colline umanizzate in modo sensuale ricordano le labbra chiuse da un segreto. C’è un misterioso divieto che impedisce loro di parlare e allo stesso modo questo desiderio le rende belle e fa loro esercitare una funzione consolatrice(conforto per l’anima). Vi è in seguito una rappresentazione della sera che muore nella notte e della conseguente fine del momento magico e divino. In d’annunzio il gusto ambiguo per la morte compare qui nel fatto che essa accompagna la vita umana.

Meriggio

Appartiene ad Alcyone e presenta come ambientazione il mar Tirreno. Compaiono l’umanizzazione della natura e il panismo in cui gli elementi naturali diventano l’uomo, infine è presente un inevitabile richiamo alla morte. La stagione estiva fa da sfondo ed è intesa come espressione di vitalità. Nella prima strofa è presente la rappresentazione del paesaggio che è immobile in silenzio. A partire dalla terza strofa è presente il tema della fusione panica, in cui l’uomo è totalmente immerso nella natura e perde i connotati umani e tutti gli elementi naturali come lui perdono il proprio nome e la propria individualità. La quiete è associata all’idea della morte. Lo sguardo del poeta permette di esplorare i connotati geografici molto ampi all’interno dell’immobilità del paesaggio.
Nella seconda strofa compare l’Arno, il silenzio avvolge la natura e ciò è il preludio per la terza strofa in cui avviene il passaggio fondamentale in cui avviene la fusione con la natura e la perdita dell’umanità. L’uomo interpreta i simboli che costituiscono la natura e li traduce. Vi è un tono superoministico , l’io lirico vive un’esperienza che lo porta ai limita del divino attraverso i sensi e vi è una perdita della connotazione umana che costituisce una disgregazione dell’io. La frequenza di pause traduce la sensazione dominante di immobilità e silenzio e vi è un lessico elegante e ricco di termini rari e riferimenti colti.

Il verso è tutto

Tratto dalle prime pagine del secondo libro del piacere. Il protagonista è stato ferito in un duello e ora durante la guarigione trova conforto e slancio vitale nell’arte . Vi è un linguaggio carico di immagini e affermazioni come quella secondo cui l’arte portata a certi livelli fa nascere un’esperienza di estasi che coinvolge corpo e sensi e poi l’artista è il poeta vate che riesce a reinterpretare e a dar voce all’idea che preesiste e si realizza nell’arte. La poesia secondo D’Annunzio è prima di tutto un artificio formale dominio dell’artefice per lui le cose nascono dalle parole e non viceversa, indica nel verso uno strumento di conoscenza in grado di raggiungere l’assoluto.

Panismo dannunziano

Il Panismo è una percezione profonda del mondo esterno in cui l’elemento umano si identifica e si fonde con l’elemento naturale. D’Annunzio considera la natura come un’entità viva e in perenne movimento.

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