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La vita

Nacque a Genova il 12 ottobre 1896 da un titolare di una ditta commerciale. Frequenta le scuole tecniche e si diploma come ragioniere. Partecipa alla Prima guerra mondiale come sottotenente. Esordisce come poeta su “Primo tempo” e pubblica su “Baretti” il saggio Stile e tradizione importante per capire i fondamenti della sua poesia che rifiuta le esperienze di avanguardia. Nel 1925 esce la prima raccolta Ossi di seppia e firma il manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Va a Firenze dove dirige il gabinetto Vieusseux. Nel 1939 pubblica Le occasioni e inizia l’attività di traduttore. Sposa Drusilla Tanzi e pubblica La bufera e altro. Ospita Saba e Carlo Levi a casa sua per motivi razziali e fa parte del CLN toscano e si iscrive al Partito d’Azione. Si trasferisce a Milano e diventa redattore del “Corriere della Sera” e poi critico musicale del “Corriere d’informazione”. Pubblica il Quaderno di traduzioni dove interpreta alcuni dei maggiori poeti antichi e moderni inglesi (Shakespeare, Blacke, Eliot…). Dopo un lungo silenzio pubblica Satura che sono una svolta per la sua ricerca poetica. Verranno pubblicate Tutte le poesie e L’opera in versi (edizione critica). Nel 1975 riceve il premio Nobel per la letteratura pronunciando il discorso È ancora possibile la poesia?. Muore a Milano nel 1981 e tutti i suoi scritti vengono pubblicati nella collana “I Meridiani della Mondadori”.

Ossi di seppia

Esce nel 1925 e viene ripubblicato nel 1928 con l’aggiunta di testi nuovi. Il libro si divide in 4 sezioni:
1. Movimenti
2. Ossi di seppia (componimenti brevi)
3. Mediterraneo (ampio poemetto)
4. Meriggi e ombre (contiene i testi più complessi e ardui)
L’opera è legata al contesto culturale del tempo influenzato dal pessimismo di Schopenhauer, la poesia di d’Annunzio, che si propone di superare rifiutandone l’abbandono sensuale e l’intonazione aulica e sublime, e di Pascoli, che tratta oggetti poveri e ne riprende alcuni procedimenti stilistici. Rifiuta l’aulicità tradizionale, usa oggetti umili e soluzioni antiliriche. Il titolo è simbolico: gli ossi di seppia sono i residui calcarei dei molluschi che il mare deposita sulla riva e alludono a una condizione di vita impoverita e prosciugata; gli ossi sono la poesia che, impoverita, non può più attingere al sublime ma deve rifarsi a realtà minime e marginali. Un tema centrale è quello dell’arsura, il paesaggio è quello ligure che non è mai presentato realisticamente ma si innalza in una dimensione metafisica: è un paesaggio arido e disseccato dove il sole non è simbolo di vita ma rappresenta una forza crudele che prosciuga e inaridisce la vita. Anche il muro impossibile da valicare, è simbolo di questa condizione. L’anima non ha consistenza unitaria e si frantuma esprimendo il tema della crisi del soggetto e della perdita dell’identità individuale (tema del ‘900) rendendo l’individuo in disarmonia con il mondo esterno. L’aridità esterna diventa inaridimento interiore e l’unica salvezza dal male di vivere è l’indifferenza riprendendo il pessimismo leopardiano e l’accettazione distaccata di esso. Il poeta cerca un varco per uscire dalla prigionia esistenziale che non riesce ad aprire. La raccolta si chiude con Riviere (1920, una delle più antiche e ne viola l’andamento cronologico) che dà una speranza: un giorno la sua anima non sarà più divisa e potrà rifiorire nel sole, potendo mutare l’elegia (nasce dall’inaridimento esistenziale) in inno (testimonianza di un rinnovato accordo con il reale).

Montale non ha fiducia nella parola poetica come formula magica che arriva all’essenza della realtà e rifiuta il lirismo della magia musicale del verso (fulcro poetica simbolista). Non ricorre al linguaggio analogico tra realtà lontane ma usa una poetica degli oggetti (citati nella poesia come equivalenti di concetti astratti o della condizione interiore del soggetto). Usa suoni aspri e ritmi rotti con un andamenti, a volte, prosastico. Usa termini comuni, impoetici e dialettali e, a volte, se ne trovano alcuni rari e aulici per far scontrare l’aulico con il prosaico creandone uno straniamento ironico. Usa versi liberi ma usa spesso l’endecasillabo, sono raggruppati in strofe, spesso quartine, con rime. Quindi, apparentemente non rompe con la tradizione, ma la svuota con assonanze al posto delle rime, rime ipermetre (veccia->intreccia-no) e variazioni continue che spezzano le regolarità.
I LIMONI: (importate per capire la sua poetica) dichiara di non amare la poesia aulica della tradizione italiana ma predilige realtà povere e coerenti con la sua visione desolata del mondo. Si riferisce al lettore in modo confidenziale e fa una dichiarazione di poetica: rifiuta la versificazione aulica tradizionale e usa una realtà comune con paesaggi poveri e presenze concrete rifiutando l’indeterminato. I limoni sono simbolo di una realtà nuda e aspra ma viva e colorata. È impossibile parlare di cose alte in tempo di crisi. Le cose sembrano abbandonarsi come se stessero per rivelare il segreto che racchiudono e sembra possibile spezzare il determinismo delle leggi che regolano la natura. Il mutare del paesaggio (estate->inverno) chiude le speranze e porta alla morte nell’anima. Ma l’alternarsi delle stagioni e la scoperta dei limoni riporta il calore della vira e la rinata illusione. È una delle poche poesie che lascia un messaggio positivo di speranza che consiste nella riduzione dell’oggetto del desiderio. In un elemento povero e comune.

Non chiederci la parola: si rivolge a un ipotetico interlocutore e parla in prima persona plurale come se volesse coinvolgere tutti i poeti e la poesia. È un importante documento di poetica. È divisa in 3 quartine:
1. afferma che la poesia non può portare ordine nel caos interiore dell’uomo ed esprimere impulsi contraddittori. La parola poetica dovrebbe dare senso e pienezza alla vita quotidiana ma per il poeta non è in grado si svolgere questo compito.
2. è un elemento di raccordo, si oppone all’uomo deciso e sicuro in pace con se e con gli altri e conformista che non si fa domande. Il sole si ricollega al motivo dell’aridità perché la luce evidenzia il lato in ombra della vita e la prigionia nel muro.

3. si ricollega alla prima quartina riprendendo l’inizio. La parola poetica non è più la formula magica che ci fa attingere all’assoluto ma viene ridotta a qualche sillaba secca come un ramo (definizione di poetica).
I due versi finali mostrano come la poesia non sia in grado di proporre messaggi positivi ma definirne solo una condizione in negativo. In ciò si vede la differenza con D’Annunzio che definiva la poesia la scienza suprema e la forza del mondo e con Pascoli che credeva che la poesia portasse alla verità. Ciò avviene anche grazie all’affermazione del fascismo che sviluppò nella cultura liberare un senso di impotenza.

Spesso il male di vivere ho incontrato: Mostra i meccanismi della poetica. Il male di vivere è uno stato d’animo comune all’uomo contemporaneo ed è mostrato in prima persona. È un esempio perfetto di correlativo oggettivo (rapporto che la parola stabilisce con gli oggetti). Nel primo verso il movimento va dal soggetto alla realtà. Il male di vivere si identifica direttamente con le cose che lo rappresentano (no complementi di paragone), in cui si rivelano dolore e sofferenza. In opposizione al male di vivere che si manifesta negli aspetti più comuni della natura c’è l’indifferenza. Ai 3 emblemi del male della prima strofa (rivo strozzato, foglia incartocciata e cavallo stramazzato) si contrappongono, nella seconda strofa, 3 correlativi oggettivi di “bene” (statua, nuvola e falco). Nella prima parte abbiamo un movimento orizzontale e nella seconda verticale, ma anche nella seconda strofa emerge un’immobilità irreale e priva di vita.

3. Il “secondo” Montale: Le occasioni.
Esce nel 1939 presso Einaudi e allude a poesie per alcune occasioni ma il suo carattere autobiografico è implicito. La poetica degli oggetti presente negli Ossi di seppia è portata alle estreme conseguenze e il commento psicologico scompare facendo rimanere solo l’oggetto con i suoi significati che diventa più difficile da capire (influenzato da Eliot). Qui il registro stilistico si innalza, usa il monolinguismo e la poesia si fa ardua e oscura. Si allontana dalla poesia pura degli ermetici poiché non si affida alla magia della parola e la difficoltà sta nel fatto che il poeta tace i dati che potrebbero chiarire il significato concettuale degli oggetti. Questo cambiamento avvenne grazie al trasferimento a Firenze e all’inserimento nel gruppo degli intellettuali della rivista “Solaria” che si ispiravano al culto umanistico della letteratura (civiltà vs barbarie della società di massa e della dittatura fascista). Crea l’immagine sublimata di donna angelo, una nuova Beatrice con virtù miracolose, intelligenza e chiaroveggenza che liberano dall’inferno quotidiano. Ci sono molte donne che sono proiezioni della sua inquietudine esistenziale, Clizia (donna trasformata da Apollo in girasole) simboleggia la cultura. Nelle occasioni troviamo il sempre uguale fluire del tempo che ritorna su se stesso e l’attesa dell’epifania luminosa della donna-angelo che può indicare la via di salvezza. Questa immagine si mostra soprattutto nelle ultime poesie come in Nuove stanze dove il poeta e Clizia giocano a scacchi mentre fuori c’è la guerra e la cultura è impotente davanti ad essa. La violenza distruttrice della guerra si oppone agli occhi si Clizia poiché solo chi conserva la chiarezza intellettuale può salvarsi.
La casa dei doganieri: ripropone il tema della memoria. L’inizio rimanda A Silvia di Leopardi (si rifà ad una dona morta che riemerge dal passato) ma la donna di Montale, a differenza di Silvia, non può più ricordare. La desolazione si concretizza nella casa dei doganieri che un tempo era luogo di un evento felice e adesso è segnata da solitudine e abbandono. Anche la sua donna un tempo era gioiosa ma, al contrario di Leopardi, insiste sull’immagine infelice attuale. Il soggetto è prigioniero dello scorrere monotono del tempo che torna su se stesso senza procedere. Il poeta cerca un varco che offra una via di fuga dall’immobile prigionia e si chiede se possa essere identificato con l’orizzonte dove si vede la luce di una nave. Ma questa dubbiosa speranza è spenta dall’infrangersi monotono delle onde sulla scogliera. In questa situazione la vita non può definirsi tale e non si può distinguere chi è vivo e chi è morto. La poesia ha ancora un legame con Ossi in quanto non tace la situazione di partenza, come avviene nelle Occasioni, ma la prevalenza del correlativo oggettivo è netta (casa dei doganieri, bussola impazzita, dadi, filo..) con oggetti poveri e non tradizionali.

4. Il “terzo” Montale: La bufera e altro.
Viene pubblicata nel 1956 da Neri Pozza a Venezia. La fine della guerra, trionfo della società massificata, l’affermarsi della Democrazia Cristiana e del Partito comunista e le sue vicende personali (morte della madre, lontananza da Irma, il nuovo amore e la collaborazione col Corriere della sera) cambiano la visione e la poetica di Montale. Torna la figura della donna-angelo che simboleggia la speranza di salvezza che si rivela impossibile nel dopoguerra che costringe la donna a scappare. Montale recupera la sua infanzia grazie alla memoria contrapponendola alla massificazione e meccanizzazione della modernità. Si impone una nuova figura femminile (Volpe) che alla sublimazione platonica di Clizia sostituisce l’eros diventando un’anti-Beatrice. L’ultima sezione del libro mostra l’approdo al pessimismo davanti alla realtà presente, essa presenta due poesie di ispirazione politica e civile Piccolo testamento e Il sogno del prigioniero in cui il poeta proclama la propria estraneità ai partiti che dominano la scena politica e culturale (democristiana e comunista) e prospetta un’apocalisse bellica che segnerà la fine della civiltà occidentale. Per la seconda si ispira al regime nazista e stalinista ma la condizione del poeta allude a una condizione di vita da cui si può uscire solo attraverso il sogno. Usa uno stile alto (come nelle occasioni) ma usa anche un maggior plurilinguismo che inserisce anche elementi prosastici, realistici e dialettali.
L’anguilla: è una delle più alte e segna una svolta fondamentale nel suo percorso. Negli anni ’30, in contrapposizione alla guerra e al fascismo aveva visto la salvezza nella poesia proiettata nella figura di Clizia. Con la Liberazione e il dopoguerra spera in una rigenerazione profonda della società. Per questo cerca un’alternativa ai nuovi valori aderendo alle forze elementari. L’anguilla vive nel fango (vita materiale) e vince ogni avversità per riprodursi, facendo trionfare la vita. L’anguilla è “sorella” di Clizia in quanto indica una via di salvezza per i valori e la poesia ma in una via molto diversa.

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