Eugenio Montale


(1896 - 1981)

••• La vita
•• La sua letteratura è una delle più alte espressioni della cultura del Novecento.
•• Nasce a Genova, sesto figlio di Giuseppina Ricci e di Domenico Montale. Nel 1915 ha il diploma di ragioniere. Prende lezioni di canto e poi abbandona, anche se continua a essere legato alla musica. Partecipa alla Prima guerra mondiale come sottotenente. Pubblica prime poesie e primi saggi in cui rifiuta le esperienze avanguardiste. Nel 1925 pubblica la raccolta Ossi di seppia. Montale firma il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce, quindi è costretto a vivere una vita appartata negli anni del fascismo. Nel 1939 Einaudi pubblica la seconda raccolta poetica, Le occasioni. La bufera e altro viene pubblicata nel 1956. Nel 1948 si trasferisce a Milano e comincia l’attività di redattore al Corriere della Sera. Pubblica una serie di articoli, componimenti e saggi. Dopo un lungo silenzio esce nel 1971 Satura con Mondadori. Nel 1975 riceve il Premio Nobel per la letteratura. Muore a Milano nel 1981.

••• Ossi di seppia
•• L’opera di esordio è Ossi di seppia (1925, la seconda edizione con alcune aggiunte è nel 1928). Il tema centrale è proprio l’aridità intesa come condizione esistenziale impoverita e prosciugata in cui non si riesce a cogliere il senso ultimo del vivere stabilendo quindi un rapporto armonico con la realtà esterna.
Il motivo dell’aridità si ha attraverso alcune immagini ricorrenti, come quella del paesaggio ligure che è brullo e disseccato dal sole e dalla salsedine o quella allegorica del “muro” che imprigiona l’uomo senza concedergli possibilità di scampo (Proibito, Suzuma). Il “miracolo” tanto atteso viene soffocato dalle esperienze negative in una percezione traumatica del nulla che si nasconde dietro l’apparenza ingannevole delle cose. Il pessimismo investe la concezione stessa della poesia, che infatti non è più in grado di proporre messaggi positivi o di arrivare all’essenza profonda delle cose come in Ungaretti. Siccome la via del sublime è chiusa, al poeta non resta che proseguire in realtà umili e anche lo stile è spoglio e secco. Si ricercano infatti suoni aspri e ritmi spezzati, volutamente antimusicali, ricorrendo spesso a un lessico “non-poetico” e i termini aulici sono usati solo ironicamente. Montale infatti rifiuta il lirismo e il linguaggio analogico della linea simbolista, novecentista e ungarettiana, privilegiando la “poetica degli oggetti”, che si basa su cose comuni, rese attraverso “correlativi oggettivi”, quindi una determinata combinazione di parole che indicano cose concrete possono richiamare chiaramente un concetto astratto, una sensazione o uno stato d’animo particolare del soggetto. Circa la forma, Montale usa la metrica tradizionale, ma usa degli “accorgimenti” che tendono a forzare la “norma”, svuotando la tradizione dall’interno.

••• Il “secondo” Montale: Le occasioni
•• Le occasioni (1939) comprendono testi scritti dopo il 1928 e seguono lo sviluppo della poetica di Montale già accennato dal componimento Arsenio (1928) incluso nella seconda edizione di Ossi di seppia. Qui la “poetica degli oggetti” è portata alle estreme conseguenze eliminando ogni commento che guidi il lettore ad associare la cosa concreta con il significato astratto, infatti questo è oscuro e difficile da decifrare.
Lo stile subisce un deciso innalzamento arrivando a un registro elevato e monolinguistico, cioè rinunciando all’altalenante contrasto tra aulico e umile. Qui la concezione della poesia è chiaramente selettiva e “aristocratica”, cioè solo per alcuni: la letteratura infatti anche dalla rivista “Solaria” è vista come il castello più alto che rappresenta i valori più alti della civiltà che si salvano dalla barbarie del presente. Qui si crea l’immagine sublimata di una donna-angelo, Clizia, che possiede virtù miracolose (come l’intelligenza e la chiaroveggenza capaci di indicare all’uomo una via di salvezza). Ma accanto a Clizia vengono create altre figure di donne irrequiete, che sono in realtà dei “doppi” del poeta stesso, proiezioni della sua inquietudine esistenziale.

••• Il “terzo” Montale: La bufera e altro

•• Le poesie scritte dal 1940 al 1954 rientrano nella raccolta La bufera e altro (1956). Queste poesie nascono dall’esperienza drammatica della guerra e dalla delusione del periodo post-bellico, che segna il trionfo di una società-massa e meccanizzata. Ritorna anche qui l’immagine della donna-angelo caricata di valori cristiani, ma viene anche negata la possibilità che questi valori possano realizzarsi nella storia. Vengono poi recuperate le figure legate alla sua infanzia e di sua moglie (soprannominata Mosca) in contrapposizione al male dell’esistenza moderna. Queste figure sono come difensori di una saggezza quotidiana di vita. Si crea anche una nuova figura femminile, Volpe, che è contrapposta alla figura della donna-angelo, e in questa si incarna una nuova salutazione della vitalità, dell’istinto e dell’éros (Nietzsche). Lo stile è alto ed è in continuità con Le occasioni, anche se qui è presente un maggiore plurilinguismo.

••• L’ultimo Montale
•• Dopo molti anni di silenzio, Montale pubblica nel 1966 quattordici poesie raccolte in Xenia, rivolte alla moglie defunta. Queste poesie vengono poi inglobate nella raccolta Satura (1971). Le altre opere sono il Diario del ’71 e del ’72 (1973), il Quaderno di quattro anni (1977) e Altri versi (1980), a cui poi si aggiungono i testi postumi.
•• Nella sua ultima fase, si accentua il pessimismo storico e la polemica nei confronti della società moderna, caratterizzata dal consumismo e dall’omologazione del pensiero indotta dai mass media. L’unico modo per fare poesia in un contesto così degradato è trasformarla in non-poesia. Montale, infatti, abbandona radicalmente lo stile “alto” delle due precedenti raccolte scegliendo uno stile basso, che imita satiricamente il “melting pot” dei linguaggi contemporanei e degli stereòtipi della cultura di massa. Vengono presi materiali dalla cronaca e poi immessi nella poesia con effetti sarcastici e riprodotti con un andamento frammentario, volutamente difficoltoso, che vuole essere lo specchio di una realtà confusa e spezzata.

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