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Satura - Eugenio Montale

“Satura” ha un doppio significato: sta ad indicare la saturazione del periodo storico: dopo le guerre e il boom economico (consumismo ecc.), ma anche la satira. Le prime due poesie di questa raccolta si chiamano “Xenia I” e
“Xenia II”, doni dell’antica Grecia da parte degli ospiti. Le altre due si chiamano “Satura I” e “Satura II”.
“Satura” esce dopo la morte di Mosca, nel 1963. Dopo “Le occasioni” Montale non scrive più; pubblica questa raccolta nel 1971 e include le Xenia che sono dei doni fatti alla moglie morta. Cambia tutto. Lo stile è più diaristico; sono scritte quasi per sé stesso; non c’è più l’atteggiamento aulico in precedenza. Le “Satura” sono quasi un’autoironia nei confronti dell’impegno di Montale che aveva in precedenza. Non c’è il correlativo oggettivo; ci viene detto tutto. Gli ritorna in mente la moglie, che non è più al suo fianco ma è come se ci fosse. C’è quindi una rievocazione del passato, di Mosca, che avviene attraverso gli oggetti, come gli occhiali o il luccichio. Drusilla Tanzi era chiamata mosca perché molto miope. Ella aveva un intuito eccezionale; andava oltre la realtà che tutti prendevano per buona. Pensa a questo momento intimo in cui sta leggendo un passo di Isaia dell’antico testamento. Le ritorna vicino. Non si possono riconoscere perché lei è senza occhiali e senza quel luccichio non riconosce la Mosca. Si riprende quindi il concetto di foschia; non riconosce lei senza il luccichio perché la sua mente è offuscata. La foschia può essere anche quella dei tempi moderni; non riconosce questa presenza proprio perché potrebbe essere offuscato dalla foschia dei tempi moderni.
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