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Montale, Eugenio-"Satura"


La quarta raccolta poetica, di cui “Xenia” è la quarta sezione, inaugura un Montale completamente nuovo.
Già Xenia propone un nuovo modo di fare poesia: Montale afferma che il verso è rinato dopo anni di silenzio (dal 1954 al 1962-3), in cui lui si è dedicato esclusivamente alla scrittura giornalistica; e quando è rinato, è rinato con una dimensione musicale diversa, quella di una poesia che apparentemente tende alla prosa e nello stesso tempo la rifiuta.
Per quanto riguarda gli elementi prosastici:
Il lessico e la sintassi utilizzati nelle poesie di questa raccolta sono quelli del linguaggio giornalistico;
gli scarti retorici e metaforici sono molto sporadici;
il significato letterale dei testi è di immediata comprensione, rispetto all'oscurità delle poesie precedenti.
Per quanto riguarda gli aspetti non prosastici, ma poetici:
I richiami musicali (consonanze, assonanze, allitterazioni) diventano più numerosi e pervadono l’intero corpo dei testi;
ci sono continui i rimandi da un testo all'altro, in Satura, ma anche a testi delle raccolte precedenti. “Satura” ripropone i temi chiave delle raccolte precedenti, ma questi, come afferma Montale, non sono più “in frac”, ma “in pigiama” o in “abito da passeggio”, a sottolineare la quotidianità del linguaggio. Poiché si tratta di una poesia che continua a immergersi nell’infernale realtà contemporanea e a confrontarsi con essa, Mosca, musa della poesia satirica di Montale, diventa un insetto infernale, un rovescio della donna-angelo. Per vedere chiaramente il presente occorrono gli occhi miopi di una Mosca o il radar di un pipistrello ("Non ho mai capito se io fossi")
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