Eugenio Montale


Montale è fra i maggiori scrittori europei del Novecento. La sua produzione dura circa 60 anni e segue le maggiori tendenze letterarie del secolo.
Nato a Genova nel 1896, passa le estati a Monterosso dove incontra Anna degli Uberti, donna che ispirerà la sua poesia. Inizia a studiare canto ma nel 1922 pubblica la sua prima poesia sul giornale “Primo Tempo”.
Nel 1925 Montale pubblica la raccolta “Ossi di Seppia” e firma il manifesto degli intellettuali antifascisti.
Trasferitosi a Firenze, lavora prima per una casa editrice e poi al gabinetto Vieusseux dal quale è licenziato perché non iscritto al partito fascista. Assunto dal “Corriere della Sera”, Montale si dedica alla traduzione di poesie inglesi che pubblica nella raccolta “Quaderno di traduzioni”.
Montale inizia a studiare Dante grazie all’influenza di Thomas Eliot e Irma Brandeis – con la quale avrà una relazione amorosa e a cui dedicherà il libro “Le occasioni”.
Si sposta a Milano e qui scrive testi in prosa tra cui “Farfalla di Dinard” e “Auto da fè” e nel 1956 Montale pubblica il libro principale della sua produzione: “La Bufera e altro”.
Per circa un decennio Montale non scrive nulla perché è scioccato dalla meccanizzazione della società moderna che mette a rischio l’arte e la poesia.
Nel 1962 si sposa ma la moglie muore l’anno successivo. Il lutto lo fa ricominciare a scrivere in versi. Nel 1971 esce “Satura”, un libro del cambiamento: Montale scrive con satira poiché ha capito che nella nuova società la poesia alta non verrebbe capita.
Finalmente viene capito il valore che ha Montale: riceva la laurea honoris causa a Cambridge e in Italia è nominato senatore a vita.
L’ultima parte della sua produzione è caratterizzata da due opere in prosa “Diario del ’71 e del ‘72” e “Quaderno di quattro anni” e da “Altri versi” in cui la scrittura poetica diventa informe rifiutando tutte le strutture come la punteggiatura assente.
Nel 1975 riceve il Nobel per la letteratura. In questa occasione fa il discorso “E’ ancora possibile la poesia?” in cui fa un ritratto della società moderna assai desolante. Muore a Milano nel 1981.

“Ossi di Seppia” comprende le poesie scritte fra il 1921 e il 1924 anche se verrà pubblicata una seconda edizione con sei liriche in più. Il tema dell’opera è il poeta “esiliato a mare”, cioè escluso dalla felicità.
Esso è diviso in quattro sezioni, ognuna con un titolo diverso. Nella prima sezione si parla di un possibile accordo con la natura ma nella seconda si parla dell’osso di seppia abbandonato. La terza sezione è costituita da un solo poemetto diviso in nove movimenti. Nella prima parte si elogia il mare, nella parte finale si presenta il distacco da esso.

“Le occasioni” è una raccolta di poesie in cui viene usato da Montale uno stile più alto ed una metrica più regolare. Lo studio di Dante, porta Montale a mettere al centro dell’opera una donna-angelo, Clizia, la nuova Beatrice dantesca. Essa annuncia una nuova religione: le lettere. Come “Ossi di Seppia”, anche questa raccolta è divisa in quattro sezioni: nella prima vengono descritte immagini di donna e paesaggi; nella seconda (intitolata Mottetti) vi sono poemetti brevi incentrati su Clizia; la terza comprende un poemetto unitario e, infine, nella quarta appaiono le poesie più impegnative.

Ne “la bufera e altro”, Montale è segnato dagli orrori della seconda guerra mondiale e dalle sue conseguenze, dalla morte della madre e della moglie. Il titolo di questa raccolta è divisibile: “la bufera” indica il conflitto mondiale, “altro” indica tutto ciò di estraneo alla guerra. Montale avrebbe voluto usare come titolo “il Romanzo” dato che si ha un filo narrativo in ordine cronologico.
Esso è diviso in sette sezioni: nelle prime tre si parla della guerra; nella quarta,quinta e sesta della figura femminile; nell’ultima compare il pessimismo dello scrittore in seguito alla speranza che va spegnendosi.

Dopo il silenzio poetico durato dieci anni, Montale ricomincia a scrivere in versi e pubblica “Satura”, una raccolta il cui stile diventa basso, prosastico e satirico. L’autore usa l’autoparodia citando e rovesciando i contenuti delle prime tre raccolte. “Satura” è divisa in quattro sezioni: “Xenia I”, “Xenia II”, “Satura I” e “Satura II”.

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