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Andreuccio da Perugia

Tema

Appartiene alla 2° giornata, il cui tema è "si ragiona di chi da diverse cose infestato (sottoposto ai colpi della fortuna) sia oltre alla sua speranza riuscito a lieto fine". Il tema è quello del saper vivere, dell'umana industria (intelligenza umana,) di chi sa vincere gli ostacoli della fortuna e liberarsi da situazioni difficili e giunga ad una soluzione ancora migliore di quella da cui era partito. Inizialmente il protagonista/eroe della novella di Andreuccio da Perugia è l'antitesi dell'Eroe Boccacciano, infatti, pur non essendo uno sciocco, è un ingenuo che si trova in un mondo più insidioso di quello a cui era abituato (veniva da Perugia e si trova in quella grande metropoli commerciale che era Napoli).

Interpretazione mitico simbolica della novella

In questa novella assistiamo a tre esperienze che sono accomunate dallo stesso schema discesa-rischio di sorte/risalita(chiassetto, pozzo, sarcofago) in maniera più o meno fortuita (a volte più che il caso interviene l'ingegno). Attraverso le tre esperienze che possiamo chiamare un percorso di formazione lui alla fine si colloca a diritto tra gli eroi boccacciani del saper vivere, diventa in tutto e per tutto un esponente dell'umana industria (sa vincere gli ostacoli e sa liberarsi dalle situazioni difficili ed imporre sul caso la propria intelligenza).

Da tutti questi tre luoghi(schema) che sono in basso e indicano la discesa, lui consegue la salvezza che viene dal movimento inverso, ovvero dal basso verso l'alto, egli riesce a risalire. Questa discesa verso luoghi oscuri, profondi, assume un valore mitico-simbolico che rimanda alle società arcaiche e a quei riti di passaggio/iniziazione che molto spesso prevedevano che i giovani, essendo calati in un luogo buio per mettere alla prova la loro resistenza al pericolo e alla paura, poi venivano liberati, tramite questo processo diventavano adulti, ovvero venivano accettati a pieno diritto nel mondo degli adulti.
Sta anche ad indicare, tipico delle fiabe, la reclusione e la successiva liberazione da un luogo chiuso e pericoloso, un percorso simbolico di morte e rinascita.
Andreuccio, attraverso questo schema, questo incontro con la degradazione, rinasce. Cosa muore in Andreuccio e cosa rinasce in lui? In lui muore l'ingenuità, il giovane inesperto alla vita, sprovveduto, sciocco e rinasce nei termini di un uomo ingegnoso e avveduto, rinasce al conseguimento dell'umana industria, il saper vivere che alla fine gli consente di liberarsi dalle situazioni difficili (tema della novella).

Realismo e fiaba

Boccaccio sicuramente conosceva questi riti di iniziazione (fiaba) e ha accolto questo spunto di partenza. Vediamo, infatti, il confluire in questa novella di due elementi: realismo e fiaba.

La consapevole eco dei riti d'iniziazione che troviamo nella vicenda di Andreuccio probabilmente Boccaccio l'aveva tratta dalle fiabe. Infatti, in questa novella noi troviamo una componente fiabesca che si salda con quella realistica (strade di Napoli). In questa novella noi possiamo ritrovare i topoi della fiaba (Propp ha individuato nella "morfologia della fiaba" i topoi della fiaba): ogni fiaba inizia con l'allontanamento da casa dell'eroe (Andreuccio che si allontana da Perugia), poi da parte dell'eroe c'è l'infrazione di un divieto che gli è stato posto (Andreuccio infrange una regola: essere cauti quando ci troviamo in ambiente estraneo, quando mostra i soldi nel mercato), il danneggiamento dell'eroe (derubato, sporco, abbandonato in un pozzo e in una tomba), salvataggio dell'eroe e infine il ritorno. Nelle fiabe c'è anche l'oggetto magico (anello - anche in Ariosto) però qui c'è la trasformazione dell'oggetto magico in un investimento, visto che la novella si svolge in un ambiente borghese-mercantile, esso sostituisce la perdita dei 500 fiorini, perde la funzione magica e diventa la compensazione economica della perdita che il personaggio subisce in armonia con la condizione economica sociale del protagonista che è un mercante. Assume una funzione borghese.
Nelle fiabe i personaggi svolgono, anche tramite le disavventure che devono affrontare, un percorso di formazione; quello di Andreuccio è quello di diventare adulti, avveduti, sapere vivere (frenare gli impulsi, usare la ragione e l'ingegno) in un mondo spietato, regolato dalle leggi economiche. Il protagonista è inserito in un percorso di formazione che lo porta ad acquisire quel comportamento esaltato da Boccaccio nel Decameron: la capacità di sapere vivere (frenare gli impulsi/vanità-saper usare la ragione e l'ingegno). Tutti i personaggi con cui entra in relazione, anche quelli che sembrano complici in realtà sono suoi antagonisti, perché sono tutti dominati dalla logica dell'interesse economico.
Alla fine Andreuccio compie questo suo percorso di formazione, diventa avveduto, abbandona l'ingenuità e soprattutto risulta vincitore in quel conflitto che Boccaccio pone spesso al centro delle sue opere: la disputa tra fortuna e ingegno.

la Fortuna

L'intervento del caso, apparentemente per Andreuccio, ancora ingenuo, può sembrare negativo, ma in realtà è positivo anche se non provvidenziale (non esiste tale Fortuna in Boccaccio).
La fortuna per Boccaccio non è come per Dante "ministra di Dio", esecutrice della volontà superiore di Dio, ma è il caso fortuito. In realtà il caso è fortemente determinato dall'ingegno dell'uomo, ossia dalla capacità dell'uomo di piegare a suo favore quelle situazioni che gli si offrono davanti: la Fortuna si accanisce contro Andreuccio quando lui non è in grado di contrastarla (se il giovane fosse stato più avveduto all'inizio non sarebbe caduto nel tranello della siciliana così alla fine la fortuna salva Andreuccio dal morire solamente perché lui sa cogliere al volo l'occasione che gli è offerta, doveva spaventare i ladri per trarsi d'impaccio dalla situazione). Andreuccio è maturato e lo dimostra quando si rifiuta di scendere nella tomba e quando si tiene l'anello. Si profila in questa novella un tema(centrale nell'umanesimo di Macchiavelli): rapporto tra virtù (ingegno) e fortuna (caso imprevedibile). Boccaccio sembra offrire qualche margine d'iniziativa e di successo all'azione degli uomini, la fortuna si accanisce solo nei confronti di chi non è in grado di contrastarla. Già in questa novella attraverso il racconto della formazione di Andreuccio si trova un'esaltazione dell'ingegno dell'uomo in grado di contrastare anche l'impatto imprevedibile e spiazzante della fortuna, ad evoluzione finita, Andreuccio sfrutta la fortuna e il caso a suo vantaggio non è possibile non scorgere un'esaltazione dell'ingegno umano.

L'avventura della profanazione della tomba mostra un Andreuccio cambiato che, segnato dalle esperienze precedenti, ha capito che ha bisogno di ingegnarsi per potere conquistare la salvezza in quella notte e in quella città labirintica.
Nella conclusione Boccaccio sottolinea l'andamento circolare della novella: torna a Perugia dopo aver investito il suo denaro in un anello dove per comprare cavalli era andato. L'Andreuccio che ritorna a Perugia è profondamente diverso da quello che era partito (rozzo e poco scaltro).

E' possibile notare anche la spregiudicatezza di Boccaccio che non fa nessun commento sull'agire del prete profanatore.

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