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Le grandi scoperte geografiche del XVI secolo

L’espansione del mondo occidentale

Nella seconda metà del Quattrocento la civiltà umanistica rinascimentale produsse un nuovo ordine di idee e un più spregiudicato sguardo sul mondo. In particolare, la nascita della cartografia moderna ad opera dell’italiano Toscanelli offrì nuove prospettive, con lo studio del globo terrestre e l’ipotesi della sua sfericità. Tuttavia, ciò che indusse l’uomo all’esplorazione del mondo fu soprattutto un problema economico: l’ascesa dell’Impero turco in Medio Oriente aveva reso i commerci con l’Asia estremamente pericolosi, perciò assunsero importanza le possibilità navali e gli Stati che ne disponevano (su tutti Spagna e Portogallo). In quel tempo la navigazione fu incoraggiata dai progressi tecnici e strumentali, come carte nautiche più precise, l’uso attento della bussola e la fabbricazione di velieri robusti e ben equipaggiati.

I navigatori portoghesi

L’atteggiamento pionieristico del Portogallo fu innescato da Enrico d’Aviz, detto il Navigatore, che incoraggiò i rapporti tra la monarchia ed il ceto mercantile e marinaresco. Già nel primo Quattrocento gli esploratori portoghesi raggiunsero le Azzorre, le Canarie e l’arcipelago di Capo Verde. Intrapresero, inoltre, la conquista del continente africano, stabilendo le prime basi in Senegal e i presupposti per la futura tratta degli schiavi. Nel 1488 Bartolomeo Diaz doppiò il Capo delle Tempeste, da allora noto come Capo di Buona Speranza. Dieci anni dopo Vasco da Gama completò per primo la circumnavigazione dell’Africa e istituì la nuova rotta per le Indie.

In seguito alla scoperta dell’America altri navigatori portoghesi si distinsero per le loro imprese. Su tutti si ricorda Ferdinando Magellano, che, al servizio della Spagna, compì per primo la circumnavigazione del globo terrestre.

La scoperta dell’America (1492)

L’impresa di Cristoforo Colombo fu tra tutte la più importante, poiché apri all’Europa le porte del continente americano. Nel 1492 i sovrani di Spagna Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia accettarono il piano di Colombo di raggiungere le Indie navigando verso Ovest; il navigatore genovese prometteva alla Spagna l’acquisizione di ricchezze e il primato tra le monarchie cristiane; per sé chiedeva il titolo di don e governatore delle Indie, che avrebbe trasmesso ai suoi discendenti.

Colombo era convinto della sfericità della Terra, ma sbagliò a calcolarne le dimensioni. Partito da Palos con tre caravelle (la Niña, la Pinta e la Santa Maria) raggiunse senza saperlo le isole del Centro America. Al suo ritorno in Spagna fu accolto trionfalmente e poté compiere nuove esplorazioni oltre l’Atlantico. Ma Colombo non trovò le ricchezze auspicate, fu screditato e con la morte della regina Isabella, al termine del quarto viaggio, morì senza risorse.

Sembra che Cristoforo Colombo non si rese mai conto della sua scoperta: sostenne di aver raggiunto le Indie, come previsto, o se mai il Paradiso terrestre. Fu Amerigo Vespucci a concepire la portata delle sue esplorazioni, tanto che il Nuovo mondo fu battezzato sul suo nome.
Dal 1500 l’America divenne l’obiettivo dei maggiori stati europei e specialmente di Spagna e Portogallo. I due regni iberici prima la contesero e poi se la spartirono, mentre cresceva il mito di un continente ricco e il sogno dell’Eldorado. Navigatori disperati e ossessionati dalla fame di ricchezza partirono in spedizioni male organizzate. La conquista dell’America divenne un affare spietato, portò a stragi fra le popolazioni indigene e alla devastazione di cimeli inestimabili.

Le civiltà precolombiane

Al tempo dei conquistadores portoghesi e spagnoli, l’America era abitata da civiltà antiche e diverse fra loro. Alcune erano tribù selvagge e nomadi, altre civiltà urbane fiorenti.

  • Il popolo dei maya occupava l’America centrale tra lo Yucatán, il Guatemala e l’Honduras. All’arrivo degli spagnoli era in decadenza, tuttavia fu una civiltà progredita con tradizioni sociali e culturali consolidate. Il sistema politico dei maya era formato da città-stato autonome, guidate dal sommo sacerdote e da una casta aristocratica. L’esistenza del popolo ruotava attorno alla lavorazione della terra e ad un complesso culto solare, per via del quale i maya osservavano il cielo e disponevano di conoscenze astronomiche sorprendenti. Edificavano enormi piramidi a gradoni come luoghi religiosi e credevano fermamente nella dipendenza divina dell’uomo.

  • Gli aztechi occupavano una vasta parte del Messico, avendo sottomesso numerose tribù autoctone del luogo. Come i maya, disponevano di competenze artistiche e architettoniche notevoli, coltivavano il mais e credevano nel potere divino. Da secoli gli aztechi attendevano il ritorno del loro dio civilizzatore Quetzalcoatl e praticavano sacrifici umani per placarne l’ira. Identificarono l’avvento degli spagnoli con la venuta di un emissario divino e perciò furono facilmente ingannati e sconfitti.

  • L’Impero inca si estendeva lungo la cordigliera delle Ande, attraverso gli attuali Ecuador, Perù, Bolivia e Cile. L’imperatore risiedeva nella capitale, Cuzco, ed una fitta rette di strade collegava le province governate localmente. Anche gli incas praticavano l’agricoltura come fonte primaria di sostentamento ed erano fortemente religiosi.

La conquista del Nuovo Mondo

La colonizzazione dell’America da parte dei conquistadores spagnoli e portoghesi ebbe inizio con l’occupazione di Cuba e delle isole caraibiche. Fu un processo straordinariamente rapido, che in pochi anni pose fine all’Impero azteco e al popolo degli incas.

Naturalmente, la superiorità militare degli spagnoli fu determinante, ma non basta a spiegare una vittoria tanto facile. I conquistadores furono abili a sfruttare le debolezze delle civiltà locali, la fragilità politica degli aztechi, la guerra civile tra gli incas e l’ansia religiosa di ambedue i popoli. Gli europei erano estremamente determinati a vincere e assetati di ricchezza, inoltre coltivavano l’idea di una necessaria cristianizzazione degli indios (gli indigeni, così chiamati per la convinzione errata di Colombo di aver raggiunto le Indie). Infine le epidemie, che si propagarono tra loro, ne decimarono la popolazione favorendo l’invasione straniera. I popoli precolombiani, infatti, erano vulnerabili a gran parte delle malattie europee e all’arrivo dei conquistadores le contrassero diffusamente.

L’organizzazione coloniale

Gli insediamenti europei nel Nuovo continente sfruttarono il lavoro degli indigeni per coltivare la terra e riconoscere risorse alla madrepatria. Il sistema agricolo delle encomiendas richiedeva che ciascun villaggio fosse sottoposto al controllo di un colono, che lo amministrava in vece dell’autorità spagnola. Ben presto, però, le epidemie e il lavoro duro decimarono la popolazione indigena e si dovette ricorrere a nuova manodopera. Si istituì la tratta degli schiavi dall’Africa, che fu tale da modificare la struttura etnica americana. I mercanti disponevano di una licenza, detta asiento, che gli consentiva di condurre gli schiavi dall’Africa alle colonie, dove lavoravano senza alcuna retribuzione.

L’organizzazione coloniale fu in seguito regolamentata dalla Spagna, attraverso la nomina dei funzionari e l’istituzione del Consiglio delle Indie. L’ente svolgeva un compito amministrativo in terra americana e governava sui villaggi. L’economia delle colonie si formò ben presto sul modello feudale che in Europa era, invece, entrato in crisi.

Diversamente dalla Spagna, l’Impero portoghese assunse una politica coloniale poco invasiva, fondata su una serie di scali commerciali che garantivano gli scambi nell’Atlantico. Questo consentì ai portoghesi di monopolizzare i commerci con l’Oriente e il porto di Lisbona fu la meta preferita dai mercanti. Lentamente, intanto, il Portogallo colonizzò il Brasile, iniziò lo sfruttamento degli schiavi e la coltura della canna da zucchero.

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