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Scoperte geografiche

La caduta dell’Impero Romano d’Oriente (1453) ad opera dei Turchi Ottomani fu un duro colpo per i traffici marittimi di Genova e di Venezia. Gli Europei si videro costretti a cercare nuove vie di comunicazione con l’Oriente, così da aggirare la costosa mediazione commerciale araba e veneziana. Le iniziative coloniali portoghesi erano espressione di una strategia soprattutto commerciale, mentre il colonialismo spagnolo ebbe come obiettivo principalmente la conquista territoriale. Cristoforo Colombo (1451-1506) ottenne dai sovrani spagnoli i poteri per eseguire il suo viaggio. Egli partì da Palos (Spagna) e raggiunse il Nuovo Mondo, non capendo subito che le terre scoperte non erano l’avamposto dell’Asia, ma una terra nuova (1492). Diversi possono essere considerati i fattori che resero possibili le scoperte geografiche, fra le più importanti ricordiamo:
- le motivazioni economiche (per trovare l’oro e una nuova via per il commercio delle spezie);

- le motivazioni religiose (si voleva diffondere il Cristianesimo);
- le motivazioni culturali (il coraggio e la curiosità dei navigatori si inserivano nel contesto dell’Umanesimo);
- i requisiti tecnici (ad esempio l’uso della bussola).

Le civiltà precolombiane

Le civiltà precolombiane erano società gerarchiche e teocratiche in cui il potere
politico era connesso con quello religioso: presso i Maya c’era un’élites sacerdotale, presso gli Aztechi il regno era guidato dall’aristocrazia terriera, presso gli Inca c’era un impero accentrato. Queste civiltà non conoscevano la ruota, né animali da traino; i sacerdoti Maya compivano numerosi riti sacrificali; per moneta si usavano chicchi di cacao o conchiglie. I Maya diedero vita alla civiltà più antica. Si stabilirono nel Guatemala e nello Yucatàn, dove sorsero le città del periodo classico. Esse erano dei luoghi di culto, sede degli organi di governo e centri di scambi commerciali. I Maya erano organizzati in città-stato in cui la guida politica era tenuta dai sacerdoti; queste città-tempio, prive di mura difensive, sono caratterizzate dalle grandi piramidi
tronche. Nel X secolo d. C. le popolazioni si trasferirono sull’altopiano settentrionale dello Yucatàn, per cause sconosciute; le città-stato furono dotate di mura difensive e la loro debolezza politica giocò a vantaggio degli Spagnoli.
Il centro degli Aztechi fu la fertile valle intorno al lago salato Texcoco (dove ora c’è Città del Messico). Tra le divinità degli Aztechi emergeva Quetzalcoatl, un dio che si diceva fosse stato anche un re terreno prima di dirigersi verso Oriente da dove si attendeva un suo ritorno. Nel 1502 divenne re Montezuma II e il potere era in mano ai nobili di ascendenza guerriera. La capitale degli Inca era Cuzco (Perù). Gli Inca realizzarono un potere statale che riunificava le varie realtà etniche; vigeva, inoltre, un rigido accentramento politico e c’era il culto dell’imperatore che rappresentava il dio Sole. La divinità suprema era il Sole accanto al quale era venerato il dio legato alla terra, all’acqua e alle coste (Viracocha). La leggenda voleva che, dopo aver civilizzato gli uomini, il dio fosse partito verso Ovest promettendo il suo ritorno.

La conquista dell’America centrale e meridionale

Con le scoperte geografiche iniziò l’espansione dell’Occidente. Nel Cinquecento comunque solo la Spagna formò un vero e proprio impero coloniale. Il Portogallo, infatti, non cercò mai di conquistare regioni tropo ampie, che sarebbe stato difficile amministrare: in Brasile si limitò a colonizzare le coste e in Oriente costruì un sistema di fortezze, scali e basi navali a protezione della preziosa via commerciale da Lisbona all’Oriente. La Spagna si impegnò in una sistematica conquista dei territori americani. I protagonisti di questa impresa furono chiamati conquistadores. Si trattava di persone diverse, accomunate solo da desiderio di arricchirsi, impadronendosi di terre, oro e schiavi. Erano nobili impoveriti, avventurieri di ogni genere, addirittura criminali che avevano abbandonato la Spagna per sottrarsi alla giustizia. Nel 1519 il conquistador Hernàn Cortès guidò una spedizione per conquistare i territori messicani appartenenti all’Impero azteco. Egli disponeva solo di un piccolo esercito di 600 uomini, ma ciononostante riuscì in pochi anni a completare la conquista dell’Impero. Cortès arrivò presso gli Aztechi e sfruttò il mito di Quetzalcoatl, riuscendo a tenere vivo il dubbio sulla vera natura degli Spagnoli. Montezuma, infatti, decise di attendere e di non intervenire. Cortès, intanto, una volta scoperto un complotto a suo danno, fece una strage di indios e prese in ostaggio Montezuma che in seguita sarà ucciso. Gli Aztechi resistettero a lungo, ma alla fine furono annientati (1521). Dopo la conquista del Messico, gli Spagnoli procedettero a quella del Guatemala e dello Yucatàn (1523), appartenenti ai Maya.

Questa volta l’occupazione fu meno difficile; la conquista del Perù, attuata tra il 1530 e il 1531 fu guidata da Francisco Pizarro. Egli tra il 1531 e il 1535, sottomise l’Impero degli Incas, che si estendeva tra l’Ecuador, il Cile e il Perù. I conquistadores prendevano possesso dei nuovi territori in nome della monarchia spagnola. Gli Spagnoli importarono dalle colonie americane nuovi prodotti, come la patata e il cacao, ma soprattutto si impadronirono di enormi quantità di oro e argento. Per prendere queste ricchezze non esitarono a ricorrere a qualunque crudeltà. Gli Indios americani vennero ridotti in schiavitù e utilizzati in lavori massacranti nelle miniere e nelle piantagioni. Molti morirono per la fatica, le malattie, la fame. I missionari, in particolare il domenicano Bartolomè de Las Casas, denunciarono questa situazione e chiesero invano alla monarchia spagnola di proteggere le popolazioni indigene. Gli Aztechi e gli Inca non seppero organizzare fin dall’inizio delle invasioni una tempestiva
difesa militare. Gli Europei, d’altronde, ebbero dalla loro parte la superiorità militare (armi da fuoco, cavalli) e le loro vittorie furono facilitate dalle divisioni politiche ed etniche presenti negli Imperi precolombiani.

La spartizione del mondo

Dopo le conquiste spagnole e portoghesi, anche altri Paesi europei iniziarono a spartirsi il mondo.

Olandesi

Si insediarono prevalentemente in Asia, soppiantando i Portoghesi nei traffici con l’Oriente.

Inglesi

Inizialmente si dedicarono alla pirateria, attaccando le navi spagnole che tornavano dall’America cariche di oro e argento. Poi, nel corso del Seicento, fondarono delle colonie sulle coste orientali dell’America del Nord. Iniziarono, inoltre, il loro insediamento in India.

Spagnoli

Conservarono i loro possedimenti in America del Sud.

Portoghesi

Oltre al Brasile, mantennero gli insediamenti in Africa e in Asia.

La ricerca di una via per le Indie

Per tutto il Medioevo, l’Europa acquistò dall’Oriente seta, pietre preziose e soprattutto Spezie. Questo commercio consentiva grandi guadagni, ma era anche molto rischioso perché dall’Oriente le merci dovevano viaggiare attraverso i territori dei Musulmani. I più importanti protagonisti di questi traffici furono i Veneziani, i cui trasporti però erano molto costosi. Così si affermò l’esigenza di trovare una nuova via per le Indie: occorreva sfidare l’Oceano e circumnavigare l’Africa, cioè navigare introno a questo continente. Nel XII e XIV secolo varie spedizioni tentarono l’impresa, ma fallirono tutte. I viaggi oceanici furono possibili solo nel Quattrocento, quando gli Europei fecero progressi decisivi nelle tecniche nautiche e nelle conoscenze geografiche. Le vecchie navi a remi, come la galera, furono sostituite da navi a vela come la caravella. Si trattava di un veliero maneggevole e veloce che non richiedeva un equipaggio numeroso e poteva perciò essere caricato di viveri per viaggi anche lunghi. Nel Cinquecento furono costruiti i galeoni che divennero le navi più utilizzate per i viaggi oceanici. Il galeone era più grande e robusto della caravella ed era armato (di solito con trenta cannoni). Anche molti strumenti di navigazione furono perfezionati, come la bussola e le carte nautiche.

I portoghesi in India

I Portoghesi furono i primi a solcare il “mare Oceano”, come veniva chiamato allora l’Atlantico. Essi cercavano un collegamento marittimo con le Indie perché volevano strappare ai Veneziani il controllo del commercio delle spezie.
Fu il re Enrico il Navigatore (1394-1460) a promuovere le spedizioni geografiche.
I portoghesi, nel corso del Quattrocento, conquistarono l’arcipelago delle Azzorre e le isole di Capo Verde (nell’Oceano Atlantico) ed esplorarono il golfo di Guinea (in Africa). Nel 1487 Bartolomeo Diaz doppiò il Capo di Buona Speranza, il punto meridionale estremo del continente africano. La nuova via per le Indie era ormai aperta, ma solo nel 1497 Vasco de Gama raggiunse il sud dell’India.
Nel 1500 una nuova spedizione diretta in India al comando di Alvares Cabral fu spinta da una tempesta verso Ovest e si ritrovò sulle coste del Brasile, un territorio ancora sconosciuto.

Il viaggio di Colombo

Anche la Spagna non voleva essere esclusa dalla corsa alle Indie. Nel 1492 i sovrani Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona si affidarono al progetto di Cristoforo Colombo (1451-1506), un navigatore genovese al servizio della monarchia spagnola. Colombo riteneva che la terra fosse sferica e che pertanto si potesse raggiungere l’Oriente anche passando da Occidente, attraversando l’Oceano Atlantico. Egli, però, aveva calcolato male le dimensioni della Terra e pensava che il viaggio sarebbe stato breve. Soprattutto, non immaginava l’esistenza del vasto continente americano. I sovrani spagnoli fornirono il denaro, gli uomini e le navi necessarie al viaggio. La flotta partì dal porto di Palos il 3 agosto 1492 e toccò terra il 12 ottobre. La spedizione sbarcò su un’isola battezzata da Colombo San Salvador (nelle attuali Bahamas). Colombo era convinto di essere in Asia orientale, ma non vide mai ovviamente le meraviglie dell’Oriente descritte dal mercante veneziano Marco Polo nel suo libro Il Milione. Colombo per tre volte attraversò l’Oceano nella speranza di trovare le ricchezze dell’Oriente, ma non capì mai di essere giunto in un continente ancora sconosciuto.

L’intervento della Francia e dell’Inghilterra

Anche le altre potenze europee affacciate sull’Atlantico non volevano restare fuori dalla corsa alle esplorazioni. L’Inghilterra, nel 1497, con i navigatori italiani Giovanni e Sebastiano Caboto, aprì una rotta verso il Nord del continente americano. Nel 1524, la Francia, con l’italiano Giovanni da Verrazzano, cercò senza successo un passaggio per l’Oriente da nord-est. Il navigatore fiorentino Amerigo Vespucci fu il primo a capire che la terra toccata da Colombo era un continente nuovo. E’ in suo onore che queste terre vennero chiamate "America".

La spedizione di Magellano

Nel 1519 partì una spedizione guidata dal navigatore portoghese Ferdinando Magellano e voluta dalla monarchia spagnola per raggiungere l’Oriente passando da Occidente. Dopo circa un anno di navigazione, Magellano giunse nello stretto che ora porta il suo nome e si affacciò sul Pacifico: egli era riuscito a trovare il passaggio verso est. Morto Magellano nelle Filippine, una delle sue navi proseguì il viaggio. Attraversò l’Oceano Indiano, passò il Capo di Buona Speranza (Africa) e nel 1522 rientrò in Spagna: per la prima volta era stato circumnavigato il globo terrestre. Questi viaggi dimostrarono non solo la sfericità della terra, ma anche che il suo diametro era maggiore di quanto si supponeva e che il Pacifico era un oceano molto esteso.

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