Indice

  1. Le guerre d'Italia
  2. La spedizione in Italia di Carlo VIII
  3. La Repubblica di Savonarola
  4. Luigi XII d'Orléans
  5. Le imprese di Cesare Borgia
  6. la Lega di Cambrai
  7. La Lega Santa
  8. La pace di Noyon
  9. L'ascesa di Carlo V
  10. L'impero di Carlo V
  11. Gli avversari di Carlo V
  12. Lo scontro tra l'imperatore e la Francia
  13. La Lega di Cognac
  14. Gli accordi di pace
  15. La ripresa del conflitto con la Francia
  16. L'abdicazione di Carlo V
  17. La fine delle guerre d'Italia

Le guerre d'Italia

Tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento la Francia e la Spagna intrapresero una lunga serie di guerre per la conquista dell’Italia.
Le cause di queste guerre furono di due tipi:
cause politiche: l’Italia era un territorio facile da conquistare perché frammentata in molti
Stati rivali tra loro. La Francia e la Spagna, invece, avevano raggiunto l’unità territoriale
e miravano ad espandersi;
cause economiche: la buona posizione geografica e le ricchezze dell’Italia attiravano le ambizioni egemoniche delle due maggiori potenze.

La spedizione in Italia di Carlo VIII

Lo scontro tra Francia e Spagna fu innescato dalla politica del sovrano francese Carlo VIII che, in quanto erede degli Angiò, rivendicava i diritti alla corona del Regno di Napoli.
Nel settembre del 1494 Carlo VIII, chiamato dal signore di Milano Ludovico il Moro, diede inizio alla spedizione in Italia. Entrò vittorioso a Milano, a Firenze, a Roma e a Napoli. L’impresa di Carlo VIII minacciava gli interessi di vari Stati italiani ed europei, che si organizzarono per opporsi all’egemonia francese: Venezia, la Spagna, Massimiliano
d’Asburgo, Ludovico il Moro e papa Alessandro VI si riunirono in una lega antifrancese. L’esercito della lega sconfisse quello francese nella battaglia a Fornovo sul Taro (luglio 1495). Carlo VIII rientrò in patria e morì nel 1498.

La Repubblica di Savonarola

Dopo il passaggio di Carlo VIII a Firenze, Piero de’ Medici fu cacciato (1494) con l’accusa di essersi arreso troppo facilmente ai Francesi. Venne restaurata la repubblica, sotto la guida del frate domenicano Girolamo Savonarola. La predicazione di Savonarola aveva dato vita a un movimento popolare che auspicava una riforma della Chiesa e si scagliava contro il lusso e la corruzione morale della Signoria medicea. La repubblica di Savonarola adottò alcuni provvedimenti in favore dei ceti popolari, suscitando la reazione dei sostenitori dei Medici e delle famiglie patrizie. Savonarola si scontrò anche con papa Alessandro VI, che lo scomunicò nel maggio 1497.
Nel 1498 gli aristocratici ripresero il potere: condannarono Savonarola al rogo come eretico e riorganizzarono la Repubblica di Firenze sul modello di quella veneta.

Luigi XII d'Orléans

L’impresa di Carlo VIII rivelò quanto gli Stati italiani fossero divisi e quanto fosse facile approfittare delle loro rivalità. Il successore di Carlo VIII, Luigi XII d’Orléans, riprese le mire espansionistiche francesi verso i territori italiani.
Forte delle alleanze sancite con Venezia e il regno di Napoli, Luigi XII progettò la conquista del Regno di Napoli. Nel nuovo conflitto con gli Spagnoli, la Francia fu sconfitta e dovette accettare l’armistizio di Lione (1504) che sancì il nuovo equilibrio: agli Spagnoli fu riconosciuto il controllo del Regno di Napoli; ai Francesi quello del Milanese.

Le imprese di Cesare Borgia

Cesare Borgia era figlio di papa Alessandro VI. Grazie all’appoggio militare e finanziario del padre, tentò di realizzare un principato nell’Italia centrale. Conquistò un vasto territorio tra l’Emilia e le Marche, ma la sua costruzione politica crollò quando il padre Alessandro VI morì improvvisamente nel 1503. La figura di Cesare Borgia suscitò l’ammirazione di Niccolò Machiavelli, che vide in lui un modello di “principe” audace e spregiudicato.

la Lega di Cambrai

Dopo la morte di Alessandro VI (1503), divenne pontefice il cardinale Giuliano della Rovere, con il nome di Giulio II. Papa Giulio II cercò di intrecciare una rete di alleanze internazionali allo scopo di estendere i domini pontifici e fu protagonista delle guerre d'Italia di inizio Cinquecento. Per sottrarre la Romagna alla Repubblica di Venezia, organizzò la Lega di Cambrai (1508), a cui aderirono la Francia, la Spagna e l’imperatore Massimiliano d’Asburgo. Venezia fu sconfitta.

La Lega Santa

Giulio II organizzò una nuova alleanza in funzione antifrancese, la Lega Santa, a cui aderirono la Spagna, Venezia, la Confederazione Elvetica e l’Inghilterra. I Francesi vinsero dovettero comunque ritirarsi dall’Italia. Nel 1513 Giulio II morì. Il nuovo pontefice, Leone X,
non proseguì la politica di potenza del suo predecessore, ma cercò di trovare un accordo
tra le potenze che si contendevano l’Italia.

La pace di Noyon

Dopo la morte di Luigi XII, salì al trono di Francia Francesco I, che tentò di riprendere il controllo del Milanese. A questo punto, la Francia e la Spagna avevano un ruolo di arbitri incontrastati della situazione italiana. Il loro interesse era quello di giungere a una fase di stabilità. Per questo firmarono la pace di Noyon (1516).
L’Italia venne spartita in due zone di influenza: il Ducato di Milano venne attribuito alla Francia; il Regno di Napoli, la Sicilia e la Sardegna, andarono alla Spagna.

L'ascesa di Carlo V

Il precario equilibrio raggiunto da Francia e Spagna fu rotto con l’ascesa di Carlo V al trono imperiale. Carlo V era nipote di Ferdinando d’Aragona e di Massimiliano d’Asburgo. Nel 1516 ottenne la corona di Spagna. Nel 1519 ottenne il titolo imperiale comprando i voti dei sette principi tedeschi cui spettava la nomina dell’imperatore.

L'impero di Carlo V

Il potere di Carlo V si estendeva su un immenso territorio che comprendeva: i possedimenti borgognoni (Paesi Bassi, Franca Contea); i possedimenti della corona spagnola (Aragona, Castiglia, Regno di Napoli, Sicilia, Sardegna, conquiste nel Nuovo Mondo);
i possedimenti dinastici degli Asburgo.

Gli avversari di Carlo V

Carlo V fu costretto a impegnarsi, pressoché contemporaneamente, su tre fronti: nell’Europa occidentale e in Italia contro le coalizioni antimperiali organizzate da Francesco I; in Germania contro i principi protestanti; nell’Europa orientale e nel Mediterraneo contro i Turchi. Le lunghe guerre che l’imperatore intraprese lo costrinsero a una ricerca continua di risorse finanziarie. Si determinò così un indebitamento sempre più grave, che avrebbe condotto la Spagna alla crisi finanziaria.

Lo scontro tra l'imperatore e la Francia

L’elezione imperiale di Carlo V turbò l’equilibrio sancito dalla pace di Noyon. l conflitto era inevitabile: l’imperatore voleva acquisire il controllo del Ducato di Milano, che gli avrebbe consentito di collegare i domini tedeschi con quelli spagnoli; la Francia voleva difendere il proprio insediamento in Italia, per evitare di essere completamente accerchiata dai domini degli Asburgo.
Dopo alterne vicende, i Francesi subirono una disastrosa sconfitta a Pavia (1525). Nel 1526 Francesco I si adoperò per costituire una coalizione antiasburgica, la Lega di Cognac, alla quale aderirono, oltre alla Francia, il pontefice Clemente VII, Firenze, Venezia e Francesco II Sforza. Gli alleati, inoltre, potevano contare sull’appoggio dell’Inghilterra.
La Lega era però indebolita dal fatto che gli aderenti perseguivano obiettivi contraddittori: gli Stati italiani si opponevano a Carlo V per difendere la loro autonomia; Francesco I intendeva riaffermare l’egemonia francese nella Penisola.

La Lega di Cognac

Nel 1527 l’esercito di Carlo V scese in Italia. Il 6 maggio i lanzichenecchi giunsero alle porte di Roma e assediarono e devastarono la città. Il sacco di Roma durò otto giorni.

Gli accordi di pace

Nell’agosto 1529 Carlo V si accordò con la Francia con la pace di Cambrai: la Francia rinunciò alle pretese su Napoli e Milano; Nel 1530 a Bologna, Carlo V fu incoronato dal papa re d’Italia e imperatore del Sacro Romano Impero.

La ripresa del conflitto con la Francia

L’occasione che portò alla terza guerra tra l’imperatore e Francesco I fu la contesa per il possesso del Ducato di Milano dopo la morte di Francesco II Sforza (1535). Le ostilità continuarono con il successore di Francesco I, Enrico II. Nel 1555 Carlo V abdica e divide l’impero: al figlio Filippo la Spagna (Filippo II), i Paesi Bassi e i possedimenti in Italia e in America, al figlio Ferdinando (Ferdinando I) la corona imperiale e la corona di Boemia e
Ungheria. Nell’aprile 1559 si giunse alla pace di Cateau-Cambrésis.
La Spagna di Filippo II ottenne il controllo della Lombardia. Ebbe inizio l’egemonia spagnola sull’Italia, che sarebbe durata per centocinquant’anni.

L'abdicazione di Carlo V

Consapevole del fallimento del progetto di restaurare un impero universale, nel 1556 Carlo V abdicò. Decise di separare i possedimenti spagnoli da quelli tedeschi:
al figlio Filippo II lasciò la corona spagnola con i suoi possedimenti in Italia e in America, i Paesi Bassi, la Franca Contea e l’Artois; al fratello Ferdinando I lasciò la corona imperiale, i domini ereditari asburgici, la corona di Boemia e d'Ungheria.

La fine delle guerre d'Italia

Nel 1557 scoppiò l’ultima guerra d’Italia, determinata dall’insoddisfazione, sia francese che spagnola, per le condizioni sancite dall’armistizio di Vaucelles. I Francesi intendevano riproporre la loro presenza in Italia, mentre la Spagna puntava a consolidare l’egemonia sulla penisola.
Dopo le prime operazioni, anche questa guerra entrò in una fase di logoramento; ancora una volta, così, la parola passò alla diplomazia. Nell’aprile 1559 si giunse alla pace di Cateau-Cambrésis. La Spagna ottenne il controllo della Lombardia. Ebbe inizio l’egemonia spagnola sull’Italia, che sarebbe durata per centocinquant’anni.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community