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Il governo di Clemente VII


Subito dopo la sua elezione Clemente vi aveva conquistato il favore popolare per i provvedimenti presi per migliorare l’amministrazione della giustizia e gli approvvigionamenti di Romae in favore dell'agricoltura adottandola saggia politica granaria prevista dalla Bulla de agricultura in districtu Urbis poi integrata da altre costituzioni. Preoccupazioni crescenti destarono le finanze dello Stato, compromesse dalla liberalità di Leone x e dalla mancanza di entrate dalla Germania,che il rigore del breve pontificato di Adriano VI non era bastato a risanare.
Clemente VII cercò di aumentare le disponibilità dell’erario valendosi come i predecessori della vendita di uffici e di cariche vacabili, che cioè avevano termine con la morte del titolare, e dando origine al debito pubblico con la creazione dei Monti, cumulo di prestiti fatti allo Stato.
I Monti erano vacabili o non vacabili cioè redimibili o irredimibili, e le loro azioni, o Luoghi di Monte da 100 scudi ciascuna davano un interesse dal 5 al 12 per cento ed erano autonomi e collegati soltanto con la Camera apostolica.
Fu fondato per primo nel 1526 il Monte della Fede al quale subito seguirono i Monti di Sale e Oro e del Macinato. Non mancarono di suscitare un diffuso malcontento la vendita di beni ecclesiastici con la relativa perdita di privilegi e l'imposizione di pesanti imposte necessarie per i pagamenti agli imperiali conseguenti al Sacco, per la guerra turca e per l'impresa di Firenze che era costata forse due milioni di scudi.


Il ritorno all'età dell'oro e il mecenatismo del pontefice

Nella tradizione medicea Clemente VII fin dal cardinalato aveva amato circondarsi di letterati, di poeti e di artisti e la sua elezione dopo l’austero pontificato del papa fiammingo fu salutata come il ritorno all’età dell’oro dalla comunità artistica romana. Poi gli entusiasmi iniziali si raffreddarono sperimentando il rigorismo morale e l’oculato mecenatismo del pontefice.
Nei primi anni del pontificato Clemente VII promosse la cultura e le arti, arricchì la Biblioteca vaticana di manoscritti e di libri, coltivò amichevoli rapporti con Erasmo da Rotterdam e Francesco Guicciardini, al quale affidò incarichi diplomatici e di governo, diede udienza a Niccolò Machiavelli che gli presentò gli otto libri delle /storie fiorentine e ottenne benevola considerazione per il suo progetto di una milizia nazionale. Si interessò alla riforma del calendario e si appassionò alle teorie copernicane che nel 1533 si fece spiegare da un dotto tedesco.
Favorì tra i poeti Jacopo Sannazaro, Giangiorgio Trissino e, malgrado le loro licenze, Pietro Bembo, Agnolo Fiorenzuola e perfino Pietro Aretino. Nel 1525 fece completare da Giulio Romano e da Francesco Pennila decorazione della sala di Costantino in Vaticano, aiutò Sebastiano Luciani che per il lucroso ufficio di piombatore conferitogli nel 1531 divenne noto con il nome di Sebastiano del Piombo, Giovanni da Udine, Benvenuto Cellini, che nominò incisore alla Zecca di Roma, Raffaello da Montelupo,che scolpì in pietra
il nuovo angelo di Castel Sant’ Angelo in sostituzione di quello bronzeo distrutto da un fulmine.
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